Siamo tutti a conoscenza dell’importanza che ricopre il curriculum vitae in qualsiasi fase della vita lavorativa. Il CV è infatti quel documento che riassume la tua vita professionale e che è in grado di influenzare l’esito delle tue candidature.

Le tue esperienze lavorative precedenti occupano di solito gran parte della sezione dedicata appunto alle esperienze professionali e sono valutate dai recruiters e dai futuri datori di lavoro in base alla compatibilità o meno con il ruolo per cui ti stai candidando.

E’ fondamentale, dunque, il modo in cui inseriamo le esperienze professionali nel CV e quali inseriamo.

Pertanto, in questo articolo ci dedichiamo all’approfondimento di questo tema, rispondendo a 6 tra le vostre domande più frequenti:

  1. Cosa è meglio includere nella sezione delle esperienze professionali?
  2. Come faccio a capire quali sono le esperienze più rilevanti?
  3. Come devo formattare la sezione delle esperienze professionali nel mio CV?
  4. Posso eventualmente modificare i miei titoli di lavoro?
  5. Quanto indietro nel tempo deve andare la sezione delle mie esperienze professionali?
  6. Cosa succede se ho un “vuoto di lavoro”?

1. Cosa è meglio includere nella sezione delle esperienze professionali?

La sezione delle tue esperienze professionali include solitamente tutti i lavori che hai svolto negli anni precedenti. Tuttavia, questa parte del tuo curriculum non deve includere necessariamente tutti i lavori passati: la scelta delle esperienze da inserire dipende sia dalla posizione per cui ti stai candidando, sia dalla fase professionale che stai attraversando.

Dunque, se hai una certa esperienza alle spalle e stai cercando un nuovo lavoro, è preferibile inserire in questa sezione i lavori che hai svolto più recentemente e che sono più compatibili con il nuovo ruolo che vuoi ricoprire. Se, invece, hai appena terminato gli studi e hai poca o nessuna esperienza, ha senso includere nel tuo CV stage, incarichi freelance o lavori temporanei.

Prima di scrivere la sezione delle tue esperienze professionali è sempre importante chiederti: qual è o quali sono quelle più rilevanti?

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2. Come faccio a capire quali sono le esperienze più rilevanti?

L’esperienza rilevante è quella più compatibile con il ruolo per cui ti stai candidando. Facciamo degli esempi: se sei un ingegnere informatico, puoi scegliere di includere nel tuo CV lavori (o anche stage) che hai svolto in questo settore e tralasciare, invece, il ruolo che hai svolto, ad esempio, in uno studio legale. Allo stesso modo, se ti stai candidando per la posizione di direttore marketing nel campo dell’editoria, puoi decidere di includere solo le esperienze precedenti che hai avuto in quel campo, tralasciando quelle svolte in altri settori, come la moda.

Un altro consiglio importante da seguire è quello di inserire sempre, accanto ai ruoli svolti, i risultati che hai raggiunto e le competenze che hai acquisito. Supponiamo che attualmente lavori come cameriere in un ristorante e ti stai candidando per la posizione di receptionist: in questo caso, puoi scrivere di aver acquisito soft skills come la capacità di interazione con i clienti in quanto quest’ultima sarà molto richiesta anche per il lavoro di receptionist.

Se, invece, non stai facendo un grande “salto” di carriera e hai quindi una certa continuità nelle tue esperienze lavorative, potrebbero essere rilevanti tutte le precedenti che hai svolto. Che cosa fare a questo punto? Dovrai fare una valutazione in base a quelle in cui hai acquisito più competenze e raggiunto più risultati: saranno quelle le esperienze più rilevanti!

3. Come devo formattare la sezione delle esperienze professionali nel CV?

Puoi decidere di organizzare questa sezione in vari modi. Ad esempio, in base alla tipologia di CV che hai scelto, può essere utile inserire un unico titolo come “Esperienze lavorative” o “Esperienze professionali” ed elencare sotto questa sezione i ruoli che hai svolto.

Oppure, puoi decidere di evidenziare il/i ruolo/i che reputi rilevanti scrivendo sopra ad esempio “Esperienza nel marketing” o “Esperienza nella contabilità”, per renderli ancora più semplici da individuare.

Ancora, se in alcuni casi preferisci comunque aggiungere esperienze non compatibili con il ruolo a cui aspiri, puoi decidere di inserirle in una sezione a parte chiamata “Esperienze aggiuntive” o “Esperienze professionali aggiuntive”.

4. Posso eventualmente modificare i miei titoli di lavoro?

Se “inventare” esperienze lavorative mai avute non è mai permesso, modificare i titoli di lavoro può essere a volte lecito: l’importante è usare un titolo diverso per chiarire e non per ingannare!

Facciamo un esempio. Nella start up in cui hai lavorato qualche anno il tuo ruolo veniva chiamato “Data Guru”, mentre l’azienda in cui ti stai candidando lo chiama più comunemente “Data Scientist”: è preferibile che modifichi il precedente con quest’ultimo.

Se, invece, ricopri solitamente più ruoli e ti destreggi tra responsabilità diverse, come un office manager che supporta anche il team di marketing, può essere preferibile modificare il titolo inserendone uno più specifico che dia contesto: “Office Manager – Marketing Support” può essere un esempio.

Se modificare il titolo può sembrarti una “forzatura”, puoi concentrarti sulla creazione di un elenco di punti significativi in cui descrivi brevemente le tue responsabilità, o sulla stesura di un piccolo riassunto per dare un contesto aggiuntivo alle tue qualifiche.

5. Quanto indietro nel tempo deve andare la sezione delle mie esperienze professionali?

Mantenere l’attenzione sulle esperienze rilevanti significa non dover inserire tutti i lavori che hai svolto nel corso degli anni. Ma, attenzione! Tieni presente che i recruiters saranno maggiormente interessati alla tua esperienza rilevante più recente. Pertanto, assicurati di inserire dettagliatamente quella, ricordandoti che il CV deve essere conciso e preferibilmente di una sola pagina.

Come “regola” generale, è sconsigliabile includere più di 10/15 anni di esperienza nel curriculum (salvo alcune eccezioni). Pertanto, valuta cosa inserire in base alla fase della carriera in cui ti trovi!

6. Cosa succede se ho un “vuoto” di lavoro?

Può capitare a tutti di smettere di lavorare per periodi più o meno lunghi. Le motivazioni di questa scelta possono essere tante: problemi di salute, l’assistenza ad una persona malata, la necessità di prendersi del tempo per se stessi, una gravidanza, un viaggio all’estero e tanto altro.

Ora, se la tua lacuna lavorativa è breve (6 mesi circa), molto probabilmente non c’è bisogno di specificarlo nel tuo CV. Se, al contrario, si tratta di un periodo lungo, puoi scegliere di aggiungere nella sezione delle esperienze professionali la circostanza che non ti ha permesso di lavorare per quel lasso di tempo. Per esempio:

  • Anno sabbatico| Giugno 2017- Agosto 2018
  • Viaggio in tutto il Sud-est asiatico| Agosto 2016 – Luglio 2017

Nel caso in cui preferissi non includere queste informazioni nel CV, nessun problema! Puoi sfruttare la lettera di presentazione come utile strumento per eventualmente spiegare le motivazioni della tua pausa dal lavoro.

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