Può capitare che nel corso della carriera di ogni professionista ci siano dei vuoti occupazionali, ossia pause più o meno lunghe dal lavoro scelte in maniera volontaria o obbligata. Si tratta di periodi durante i quali i lavoratori per una serie di motivazioni sono inoccupati: tali “buchi” in cui essi sono inattivi vanno ovviamente segnalati nel curriculum vitae per non rischiare di insospettire i recruiters.

La segnalazione dei vuoti occupazionali sul CV è, poi, accompagnata di solito da una spiegazione più dettagliata in fase di colloquio. Questo accade in quanto i recruiters tendono a non vedere di buon occhio i vuoti occupazionali, poichè rappresentano periodi di discontinuità che possono influenzare il background professionale del lavoratore.

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Trattandosi di una tematica spinosa che, però, tocca una buona parte dei lavoratori, in questo articolo abbiamo pensato di darti utili consigli su come spiegare ai selezionatori i tuoi vuoti occupazionali, dandoti 4 validi suggerimenti per essere efficace senza destare troppa (e a tratti inutile) preoccupazione.

Come spiegare i vuoti occupazionali ai selezionatori: 4 utili consigli

Possono essere tante le motivazioni per cui un professionista prende una pausa più o meno lunga dal lavoro:

  • un licenziamento e conseguente difficoltà a trovare un nuovo lavoro
  • mancanza di stimoli e motivazione nei confronti del precedente lavoro
  • volontà di prendersi del tempo per capire qual è la carriera più adatta alle proprie inclinazioni e ai propri desideri
  • un problema di salute personale o di un proprio caro
  • il trasferimento in un’altra città
  • la volontà di avviare un’attività in proprio
  • altro

Ecco, possono essere tante le cause che spingono i lavoratori a dover prendere delle pause dal lavoro. Che siano forzate o volontarie, tuttavia, l’importante è parlarne sempre con scioltezza e trasparenza.

Per affrontare, dunque, il tuo colloquio di lavoro al meglio e spiegare in maniera efficace i vuoti occupazionali abbiamo pensato a 4 utili consigli da seguire:

1) Racconta la tua pausa dal lavoro sempre con la massima sincerità

2) Dai valore alle competenze che hai acquisito durante la tua pausa

3) Fai un’attenta selezione dei vuoti occupazionali da menzionare nel CV e raccontare durante il colloquio

4) Preparati in anticipo

1) Racconta la tua pausa dal lavoro sempre con la massima sincerità

La prima cosa da fare per spiegare i tuoi vuoti occupazionali in modo efficace è farlo con la massima sincerità. Anche se sei a conoscenza del fatto che i recruiters guardano con preoccupazione la tua pausa dal lavoro, non lasciarti intimidire. Se ti senti di farlo, puoi spiegare nei dettagli la motivazione che ti ha portato a fare questa scelta. Se non te la senti, prova a raccontare invece la motivazione del tuo vuoto occupazionale in maniera generica, ricordando, però, di essere sempre trasparente e di trasmettere un’impressione di sicurezza. Mostrarsi eccessivamente insicuri e iniziare a giustificarsi o “difendersi” per questo periodo di inattività significa mostrare fin da subito un’immagine debole di te ai recruiters. In fondo, può capitare nella vita professionale di tutti un periodo di pausa dal lavoro: ciò che è importante è rassicurare i selezionatori sul fatto che questo vuoto occupazionale non influirà sulle tue performance nel momento in cui verrai assunto.

2) Dai valore alle competenze che hai acquisito durante la tua pausa

Saprai bene quanto, anche durante la tua pausa dal lavoro, sia molto importante non perdere mai di vista la tua formazione e il tuo aggiornamento continuo: fare un corso di formazione online per potenziare le skills in cui ti senti più debole, dedicare una parte del tuo tempo a leggere articoli o seguire seminari, convegni, webinar su tematiche di tuo interesse sono ottimi esempi di attività a cui potresti dedicarti durante la tua pausa.

Ecco, sia che tu abbia svolto tutte queste attività, sia che tu ne abbia svolte soltanto alcune, l’importante è farlo presente durante il tuo colloquio e spiegare il valore di quanto hai acquisito. In questo modo, trasmetterai l’immagine di un professionista proattivo, curioso, aggiornato e soprattutto desideroso di non fermarsi mai, anche in una situazione “di stallo” come può essere quella di un periodo di inattività.

3) Fai un’attenta selezione dei vuoti occupazionali da menzionare nel CV e raccontare durante il colloquio

Contrariamente a quanto si pensa, non è necessario menzionare e spiegare ogni lacuna professionale che hai avuto. Se, infatti, hai vissuto nel corso della tua carriera più vuoti occupazionali, fai attenzione a selezionare solo quelli veramente importanti e degni di nota. In altre parole, tra tutti i vuoti occupazionali che hai avuto, prova a dare importanza solo a quelli più lunghi e consistenti poichè sono questi ultimi ad essere notati maggiormente dai recruiters. Le interruzioni più brevi (quelle inferiori ai 6 mesi), infatti, nella maggior parte delle volte, non sono motivo di preoccupazione poichè possono essere dovute soprattutto a motivi personali, come malattie, gravidanze e altri eventi importanti della vita.

4) Preparati in anticipo

Ciò che è importante aver ben presente prima di affrontare il tuo colloquio di lavoro è la tua preparazione. Esercitarti in anticipo provando a costruire un discorso sui tuoi vuoti occupazionali ti permetterà non solo di non arrivare impreparato al colloquio, ma anche di  selezionare in anticipo le informazioni che vuoi veicolare ai recruiters. Prepararti in anticipo non significa, tuttavia, “imparare a memoria” una storia ad hoc o inserire nel tuo discorso dettagli non veritieri pur di compiacere i recruiters: significa essenzialmente provare ad identificare quelli che sono i punti salienti che vuoi affrontare nella tua risposta sui vuoti occupazionali, senza farti prendere da ansia, timore o blocchi emozionali.

Ricorda sempre di dare una spiegazione che includa anche i vantaggi che hai saputo trarre da quel periodo di pausa: la possibilità di riflettere su te stesso e su ciò che vuoi veramente dalla tua carriera, l’opportunità di guardare la tua situazione professionale con maggiore lucidità, la possibilità di dedicarti ai tuoi interessi o scoprire nuove passioni, l’opportunità di potenziare skills che non avresti mai migliorato se non avessi avuto quel tempo a disposizione.

Come spiegare i vuoti occupazionali durante il colloquio: 2 esempi concreti

Vediamo a questo punto 2 esempi concreti di risposte alla domanda dei selezionatori sui vuoti occupazionali.

Esempio 1

In questo primo esempio, la persona in cerca di lavoro è stata licenziata da circa un anno. Quella offerta sotto è un ottimo esempio di spiegazione del vuoto occupazionale, poichè affronta il periodo di inattività focalizzandosi, però, sul nuovo lavoro che la persona vuole cercare di ottenere.

“Il vuoto occupazionale che avete sicuramente avuto modo di notare anche sul CV, è stato causato da un licenziamento avvenuto 1 anno fa. Ho ricevuto un avviso di licenziamento senza preavviso, cosa che mi ha spinto a trascorrere i mesi successivi alla ricerca di un nuovo impiego. Tuttavia, il fatto di non aver perso tempo e di aver iniziato subito la mia ricerca mi ha dato modo di non pensare troppo a quanto mi fosse successo e di cogliere le opportunità che quel momento mi stava regalando. Nella mia ricerca del lavoro, mi sono concentrato maggiormente sulla ricerca di ruoli manageriali, come quelli svolti nel corso della gran parte della mia carriera. Sebbene abbia affrontato diversi colloqui durante il periodo di pausa, la ricerca del posto di lavoro adatto a me ha richiesto più tempo del previsto. Nel frattempo, mi sono però dedicato al potenziamento della mia capacità di leadership. Vorrei dunque rimettermi in gioco attraverso la gestione di progetti importanti e la guida di un nuovo team, attività, queste, che ho visto essere prioritarie nella posizione che state offrendo.”

Esempio 2

In questo esempio, il professionista si è trasferito in un nuovo Stato. Il vuoto occupazionale, dunque, a differenza del primo caso, è conseguenza di una scelta volontaria e non obbligata. L’esempio proposto è valido in quanto si focalizza sulle skills acquisite durante questo periodo.

“Ho sempre voluto vivere in Danimarca. Dopo averci pensato a lungo, ho deciso di seguire il mio sogno. Ho cercato di trovare un lavoro già prima del trasferimento, ma senza successo. E così, invece di avvilirmi e di rinunciare alla mia scelta, ho deciso di partire e di accettare il lavoro come cameriere per coprire inizialmente le spese. Nel periodo in cui ho lavorato come cameriere, ho acquisito competenze che non avrei mai immaginato di sviluppare: comunicare efficacemente con i clienti, organizzare meglio il mio tempo e tanto altro. Si tratta indubbiamente di competenze che, in modalità differenti, sono pronto a mettere in pratica presso la vostra azienda.”

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