Le lavoratrici che diventano madri si trovano sempre di fronte ad una grande sfida, ossia quella di riuscire a conciliare lavoro e vita familiare nel migliore dei modi.

Infatti, la nascita di un figlio e la successiva cura del bambino richiedono tanto tempo, molte energie e un certo impegno che, se la neomamma vuole tornare a lavoro, devono essere maggiormente circoscritti e ben distribuiti tra le varie sfere (personale e professionale) in vista della ripresa dopo il periodo di congedo di maternità.

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Al fine di agevolare tutte le donne che, durante la gravidanza e dopo la nascita di un figlio, si trovano a dover gestire nuove routine e ad affrontare importanti cambiamenti, in questo articolo abbiamo pensato di fare un riepilogo di tutti i diritti delle madri lavoratrici in Italia

La tutela della madre lavoratrice è infatti fondamentale per permetterle di vivere e gestire serenamente sia la sfera familiare sia quella professionale.

Diritti madri lavoratrici: ecco come si articola la tutela della lavoratrice madre in Italia

In Italia per le madri lavoratrici sono previste una serie di tutele e diritti che sono regolati da diversi articoli di legge.

Per chi vuole conciliare maternità e carriera è quindi fondamentale conoscere nel dettaglio tutti quelli che sono i diritti di una madre lavoratrice, così da avere un quadro più chiaro della situazione legislativa attualmente vigente in Italia.

Quali sono dunque le principali tutele delle madri lavoratrici? Di seguito una descrizione dettagliata di ognuno di questi diritti.

1) Permessi retribuiti per controlli medici durante la gravidanza

Nell’ottica di una maggiore tutela delle madri lavoratrici, uno dei diritti di cui queste ultime possono godere è sicuramente quello di assentarsi dal lavoro per controlli medici o simili durante la gravidanza.

In questo caso, la richiesta di un permesso dal lavoro deve essere fatta dalla madre lavoratrice in forma scritta, specificando la tipologia di visita a cui si deve sottoporre. I permessi che la madre lavoratrice richiede durante la gravidanza per visite mediche e controlli sono regolarmente retribuiti.

2) Congedo di maternità

Tra i diritti di una madre lavoratrice, il congedo di maternità ricopre sicuramente un ruolo fondamentale. Si tratta di una tutela che prevede un periodo di astensione dal lavoro di cui si può godere per 5 mesi, che possono distribuiti come segue:

  • 2 mesi prima della presunta data del parto e 3 mesi dopo la nascita del bambino;
  • 1 mese prima della presunta data del parto e 4 mesi dopo (in questo caso, però, c’è bisogno dell’approvazione da parte del medico).

È bene sottolineare che il congedo di maternità spetta alle madri lavoratrici anche in caso di adozione o affidamento a partire dall’entrata in famiglia del minore. In questi casi, la madre può scegliere di assentarsi dal lavoro per tutti i 5 mesi successivi.

Per quanto riguarda lo stipendio percepito, alla madre lavoratrice che gode del congedo di maternità spetta una retribuzione pari all’80% dell’ultima busta paga, anche se in alcuni casi questa è pari al 100%.

Per una piena tutela della madre lavoratrice, esiste inoltre la possibilità di richiedere la maternità anticipata. Si tratta di un periodo di astensione dal lavoro che si aggiunge al congedo di maternità e che viene richiesto in presenza di gravidanze a rischio o di particolari complicanze che mettono in pericolo la salute della madre e/o del bambino.

Più nel dettaglio, la maternità anticipata si può richiedere nelle seguenti circostanze:

  • quando si presentano gravi complicanze in gravidanza;
  • quando le condizioni di lavoro o ambientali sono rischiose per la salute della madre e del bambino;
  • quando la lavoratrice dipendente svolge un lavoro che prevede sollevamento di pesi o simili e non può essere ricollocata.

3) Congedo parentale

Tra i diritti delle madri lavoratrici non si può non menzionare il congedo parentale. Si tratta di un periodo di astensione dal lavoro che spetta sia alla madre che al padre e che ha una durata di 10 mesi. La madre lavoratrice (e anche il padre) può godere di questo diritto fino al dodicesimo anno di età del bambino in maniera frazionata o continuativa.

Per quanto riguarda lo stipendio, alla madre lavoratrice dipendente spetta il 30% della retribuzione giornaliera fino agli 8 anni di vita del bambino; dagli 8 anni in poi, invece, non è prevista alcuna retribuzione.

4) Divieto di svolgimento di lavori pericolosi, faticosi o insalubri

Tra i diritti di una madre lavoratrice abbiamo anche quello relativo al divieto per quest’ultima di svolgere, durante la gravidanza e fino ai 7 mesi dopo il parto, lavori che prevedono sollevamento di pesi o che sono pericolosi, dannosi, faticosi e insalubri per lei e il bambino.

In questa circostanza, la madre lavoratrice che non può occuparsi di questo tipo di mansioni viene solitamente preposta allo svolgimento di altri ruoli, pur sempre mantenendo lo stesso trattamento stabilito precedentemente.

5) Rifiuto del lavoro notturno

Al fine di garantire la tutela delle madri lavoratrici, la legge prevede anche per loro la possibilità di rifiutare lo svolgimento di lavori notturni (dalle ore 24 alle 6) durante la gravidanza e fino al primo anno di età del bambino.

6) Permessi per allattamento

Il permesso per allattamento è un altro dei diritti delle madri lavoratrici. Si tratta di un permesso che la madre può appunto richiedere per allattare il bambino o per soddisfare qualsiasi altra necessità a lui legata. Le madri lavoratrici possono quindi ottenere fino a 2 ore di permesso al giorno retribuito fino al primo anno di età del bambino.

7) Divieto di licenziamento

Tra i più importanti diritti di una madre lavoratrice c’è poi il divieto di licenziamento. La legge italiana prevede infatti il divieto di licenziamento fino al primo anno di età del bambino per le madri lavoratrici dipendenti.

Le sole circostanze in cui questo divieto può essere infranto sono le seguenti:

  • nel caso di licenziamento per “giusta causa”
  • nel caso di chiusura dell’attività aziendale
  • nel caso in cui sono il periodo di gravidanza coincide con la scadenza del contratto a tempo determinato
  • nel caso di non superamento del periodo di prova

Esistono altri ambiti del lavoro in cui le lavoratrici madri o future madri sono tutelate, uno di questi è la procedura delle dimissioni

Infatti, se una professionista decide di dimettersi dal suo posto di lavoro durante il periodo di gravidanza e fino al primo anno di età del bambino, dovrà seguire una procedura ad hoc, proprio in ottica di maggiore tutela. L’obiettivo è evitare che il datore di lavoro, non potendo licenziare la professionista durante il periodo protetto, la induca a dare le dimissioni. Per questo, la lavoratrice dovrà fare convalidare le proprie dimissioni dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente

Inoltre, per le madri lavoratrici non è previsto alcun obbligo di preavviso nel caso di dimissioni nel periodo protetto: potranno quindi dimettersi con effetto immediato.  

Infine, tra le forme di tutela delle madri lavoratrici, è da menzionare la possibilità di richiedere una maggiore flessibilità o una riduzione dell’orario di lavoro al rientro dalla maternità; nella maggioranza dei casi il contratto di lavoro verrà trasformato in part-time. 

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