La nascita di un figlio rappresenta sicuramente uno dei momenti più belli ed importanti della vita, tanto per le madri quanto per i padri: diventare genitori è, infatti, un evento che porta con sé tanta emozione e gioia.

Tuttavia, è noto a tutti quanto sia impegnativo per entrambi i genitori occuparsi di un figlio, soprattutto se neonato o comunque molto piccolo, quando si lavora regolarmente. 

Proprio per questo, quando nasce un figlio sono previsti dei periodi di astensione dall’attività lavorativa, con l’obiettivo di andare incontro alle esigenze dei neogenitori e permettere loro di occuparsi del bambino dopo il parto. Nel nostro Paese, il congedo di maternità, il congedo di paternità e quello parentale rappresentano i diritti di astensione dal lavoro spettanti ai neogenitori. 

Poiché ogni tipologia di congedo segue leggi e regolamentazioni specifiche, vediamo nei prossimi paragrafi le principali caratteristiche di ognuno di questi, soffermandoci soprattutto sulla differenza tra congedo parentale e congedo di maternità.

Il congedo di maternità

Prima di capire qual è la differenza tra congedo parentale e congedo di maternità, vediamo brevemente cosa sono e come funzionano il congedo di maternità e quello di paternità

Il congedo di maternità è quel periodo di astensione obbligatoria dal lavoro spettante esclusivamente alle madri lavoratrici dipendenti, sia nel settore pubblico che privato. La durata del congedo di maternità è pari a 5 mesi complessivi: solitamente la madre lavoratrice smette di lavorare 2 mesi prima dalla presunta data del parto e prosegue il congedo nei 3 mesi dopo la nascita del bambino.

Tuttavia, questa distribuzione del tempo può variare: la madre può smettere di lavorare 1 mese prima dalla data presunta del parto e 4 mesi dopo la nascita, oppure usufruire del congedo per tutti e 5 i mesi successivi al parto (quest’ultima ripartizione è stata concessa da una disposizione del 2019).

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Il congedo di paternità

Il congedo di paternità, come si può dedurre dal nome stesso, è invece quel diritto spettante al padre lavoratore dipendente. Si tratta di un congedo che prevede 10 giorni di astensione dal lavoro: il professionista può usufruire di questi giorni in un arco temporale che va dai 2 mesi precedenti la data presunta del parto ai 5 mesi successivi alla nascita.

Inoltre, il padre può fruire del congedo anche in maniera non consecutiva, frazionandolo in giorni.

La differenza tra congedo parentale e congedo di maternità

Vediamo a questo punto nel dettaglio i temi maternità e congedo parentale, andando a comprendere più a fondo la differenza tra congedo parentale e congedo di maternità.

Partiamo innanzitutto da capire che cos’è il congedo parentale: si tratta di un periodo di astensione dal lavoro della durata di 10 mesi che può essere ripartito tra madre e padre.

Dunque, una prima differenza tra congedo di maternità e congedo parentale è proprio questa: mentre il congedo di maternità è un diritto che riguarda solo la madre lavoratrice dipendente, il congedo parentale spetta ad entrambi i genitori.

Un’altra sostanziale differenza tra congedo parentale e congedo di maternità riguarda la durata: se da una parte il congedo parentale ha una durata di 10 mesi sfruttabili fino ai 12 anni di vita del bambino, dall’altra il congedo di maternità ha una durata complessiva di 5 mesi fruibili subito prima e dopo il parto.

Inoltre, se il congedo parentale viene richiesto dalla madre:

  • la madre può usufruire del congedo parentale in maniera continuativa o frazionata per un massimo di 9 mesi (dopo aver fruito anche del congedo di maternità);
  • in assenza del padre, la madre può usufruire del congedo parentale fino a un massimo di 10 mesi.

Se il congedo parentale viene richiesto dal padre:

  • il padre può fruire del congedo per un periodo non superiore a 9 mesi a partire dalla nascita del bambino.

La differenza tra congedo parentale e maternità riguarda anche la retribuzione: il congedo parentale prevede che i lavoratori dipendenti, sia madre che padre, percepiscano uno stipendio pari al 30% dell’ultima busta paga fino ai 6 anni di vita del bambino. Il congedo di maternità garantisce alla madre, in tutto il periodo dell’astensione, una retribuzione pari all’80% dell’ultima busta paga, ma in alcuni casi la retribuzione arriva anche al 100%.

Differenza tra congedo di maternità e congedo parentale in caso di adozioni e affidamento

Infine, un’altra differenza tra le due tipologie di congedi da tenere in considerazione riguarda i casi di adozione.

Il congedo di maternità, nei casi di adozione sia nazionale che internazionale e in quelli di affidamento ha la stessa durata di 5 mesi, ma:

  • nel caso di adozione nazionale, il congedo di maternità deve essere fruito nei 5 mesi successivi all’entrata in casa del minore;
  • nel caso di adozione internazionale, il congedo di maternità può essere fruito anche prima dell’entrata del bambino nel Paese di destinazione (ad esempio, in tutto il periodo di permanenza all’estero dei genitori per incontrare il minore e per la messa in pratica di tutte le pratiche burocratiche).

Anche il congedo parentale può essere utilizzato sia nei casi di adozione nazionale e internazionale sia in quelli di affidamento: questa tipologia di congedo ha la stessa durata di 10 mesi (come negli altri casi), fruibili da parte di entrambi i genitori entro i 12 anni dall’ingresso del minore in famiglia e, comunque, non oltre il compimento della maggiore età del bambino.

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