La nascita di un figlio è, senza dubbio, uno dei momenti più importanti della vita di ogni donna, che sia lavoratrice o meno.

La nascita di un bambino, in particolare, mette ancora di più le donne con una carriera professionale  nella condizione di cercare il più possibile di conciliare lavoro e famiglia: se trovare un buon equilibrio tra vita privata e professionale è fondamentale in tutte le circostanze, con un neonato in famiglia, a maggior ragione, avere il giusto tempo da dedicare ai suoi bisogni e alla sua crescita diventa una necessità imprescindibile.

Per permettere alle madri lavoratrici di non rinunciare alla propria carriera professionale e, nel contempo, seguire il proprio figlio appena nato in tutte le sue esigenze dopo il parto, il Governo, oltre al congedo di maternità, nel corso degli anni ha varato una serie di norme che permettono alle neomamme di richiedere il cambio di orario di lavoro dopo la maternità

Essendoci aspetti importanti e specifici da considerare, approfondiamo nel dettaglio la questione della riduzione dell’orario di lavoro dopo la maternità, soffermandoci su come funziona e quando può essere chiesto.

Cambio orario di lavoro dopo maternità: in cosa consiste?

Il cambio orario di lavoro dopo la maternità non è altro che una richiesta che la madre lavoratrice può fare per ottenere un orario di lavoro più flessibile una volta terminato il congedo di maternità.

In altre parole, ogni mamma che ritorna a lavoro dopo la nascita di un figlio può scegliere di ridurre l’orario di lavoro per dedicare più tempo al suo bambino e, in generale, alla sua vita privata.

Riduzione orario di lavoro dopo maternità: come funziona?

Ma come funziona nel dettaglio il cambio di orario di lavoro dopo la maternità?

Come già anticipato, ogni lavoratrice, una volta terminato il congedo di maternità, può scegliere di chiedere al proprio datore di lavoro una riduzione dell’orario di lavoro; una riduzione che, nella maggior parte dei casi, significa trasformare il proprio contratto di lavoro in un “contratto part-time”.

Scegliere di avere un contratto part-time significa per la mamma, da un lato avere più tempo per suo figlio, in quanto il carico di lavoro viene ridotto insieme alle ore lavorative, ma dall’altro implica anche uno stipendio più basso

In ogni caso, esistono alcune limitazioni che chi vuole ottenere un cambio di orario di lavoro dopo la maternità deve tenere ben presente. Vediamole di seguito:

  • la richiesta deve essere approvata dal datore di lavoro: senza il consenso di quest’ultimo non è possibile ottenere questa concessione;
  • l’approvazione della richiesta a volte dipende anche dalle dimensioni dell’azienda: le imprese, infatti, sono obbligate ad accogliere la richiesta di riduzione di orario di lavoro temporanea per maternità solo fino ad un massimo del 3% di tutti i lavoratori dell’azienda; in pratica, nelle imprese composte da 20 a 33 dipendenti, non ci può essere più di un lavoratore con il part-time post maternità. Questo perché, se ce ne fossero di più, ci potrebbero essere problemi con la gestione e l’organizzazione delle attività.
  • la richiesta di riduzione dell’orario di lavoro dopo la maternità deve essere presentata con un preavviso di 60 giorni e deve indicare nel dettaglio il periodo di tempo specifico per cui si richiede tale cambio.

Contratto di lavoro part-time: 3 tipologie

In base a quanto detto, dunque, la neomamma lavoratrice può richiedere una trasformazione temporanea del contratto da full-time a part-time.

In particolare, esistono 3 tipologie di contratto part-time:

  • il part-time orizzontale che prevede un orario ridotto ogni giorno
  • il part-time verticale in base al quale alcuni giorni sono full-time mentre altri part- time
  • il part-time misto che prevede l’alternanza tra le due modalità.

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