
Indice dei contenuti
- Lavorare in proprio o da dipendente: che cosa significa
- Caratteristiche personali: quale profilo si adatta meglio a ciascuna modalità
- Lavorare in proprio o da dipendente? 7 fondamentali aspetti da considerare
- Come lavorare in proprio: aspetti pratici e preparazione
- Lavorare in proprio o dipendente: per concludere
Uno dei “dilemmi” che affliggono almeno una volta nella vita una buona percentuale di lavoratori è la scelta tra lavorare in proprio o essere dipendente. Si tratta di una questione non semplice, in quanto il lavoro in proprio e quello da dipendente costituiscono due modalità tra loro molto differenti, ognuna con le sue peculiarità e i suoi vantaggi.
La scelta tra le due opzioni, poi, dipende anche dal carattere, dalla personalità e dalle esigenze del professionista, fattori che non vanno per niente sottovalutati quando bisogna decidere se lavorare in proprio o come dipendente.
Trattandosi dunque di una tematica piuttosto dibattuta e di grande interesse per molti, capiamo nell’articolo come valutare al meglio se lavorare in proprio o da dipendente, focalizzandoci sui vari pro e contro di queste due modalità.
Lavorare in proprio o da dipendente: che cosa significa
Prima di addentrarci nel vivo della questione, soffermiamoci su cosa significa concretamente lavorare come dipendente e cosa vuol dire invece essere freelance.
Lavorare in proprio, secondo quanto dichiarato nel Codice Civile, significa “compiere dietro corrispettivo una certa prestazione d’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincoli di subordinazione.”
Al contrario, essere dipendente implica “in cambio di una retribuzione prestare il proprio lavoro, manuale o intellettuale, alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.”
Pertanto, come si evince dalle definizioni stesse, la prima grande differenza tra il lavoro in proprio e quello dipendente consiste appunto nell’essere “capo di se stesso” nel caso del freelance o lavoratore autonomo e nell’essere subordinato ad un datore di lavoro nel caso del dipendente.
Caratteristiche personali: quale profilo si adatta meglio a ciascuna modalità
Una delle considerazioni fondamentali nella scelta tra lavorare in proprio o da dipendente riguarda le proprie caratteristiche personali e attitudinali. Esistono infatti profili più portati per l’autonomia e altri che si trovano maggiormente a loro agio in contesti strutturati.
Il lavoratore in proprio ideale possiede tipicamente caratteristiche come:
- Capacità di autogestione e autodisciplina elevate
- Propensione al rischio e tolleranza dell’incertezza
- Abilità multitasking e capacità di gestire diversi aspetti del business
- Forte motivazione intrinseca e capacità di auto-motivarsi
- Flessibilità mentale e capacità di adattamento rapido
- Orientamento al risultato e alla risoluzione dei problemi
Il lavoratore dipendente ideale, invece, spesso presenta:
- Preferenza per strutture organizzative chiare e definite
- Capacità di eccellere in competenze specifiche e specialistiche
- Comfort nel lavorare in team e seguire direttive
- Bisogno di sicurezza economica e stabilità
- Preferenza per la separazione netta tra vita lavorativa e privata
Chi sta valutando come lavorare in proprio deve essere consapevole che questa scelta richiede una mentalità imprenditoriale e la capacità di gestire molteplici responsabilità contemporaneamente.
Lavorare in proprio o da dipendente? 7 fondamentali aspetti da considerare
A questo punto, andiamo ad approfondire quali sono i pro e i contro del lavoro in proprio e di quello da dipendente in relazione ai seguenti aspetti:
- retribuzione e stabilità
- tasse e contributi
- orari di lavoro
- ferie
- fattori psicologici
- aspetti fiscali specifici
- prospettive di crescita professionale
1) Retribuzione e stabilità
Il primo fattore da prendere in considerazione nella scelta tra lavorare in proprio o da dipendente è quello della retribuzione. Il lavoratore dipendente percepisce uno stipendio fisso ogni mese, godendo della tredicesima e in alcuni casi anche della quattordicesima, delle ferie pagate e della malattia. Al contrario, il lavoratore autonomo, essendo capo di se stesso e quindi svincolato da qualsiasi dipendenza, non può avere ben chiare le sue entrate mensili e non gode né di ferie pagate né di malattia.
La retribuzione del lavoratore autonomo dipende sostanzialmente da una molteplicità di fattori, quali il mercato, le sue competenze, la sua reputazione, etc.
Pertanto, possiamo sicuramente affermare che il lavoratore dipendente gode di una stabilità economica sconosciuta, almeno nelle prime fasi, al lavoratore autonomo.
2) Tasse e contributi
Altro fattore non meno importante da considerare è la gestione di tasse e contributi. Il lavoratore dipendente, svolgendo appunto un lavoro subordinato, non deve pensare al pagamento di tasse e contributi: è l’azienda che li gestisce, occupandosi di versarli allo Stato. Al contrario, per il lavoratore autonomo non funziona così: è lui stesso che deve preoccuparsi del versamento di tasse e contributi. Inoltre, un altro elemento che differenzia chi lavora in proprio da chi è dipendente riguarda il TFR: mentre a quest’ultimo è garantito il trattamento di fine rapporto al termine della sua prestazione lavorativa, al primo non spetta il TFR.
3) Orario di lavoro
L’orario di lavoro è un altro degli aspetti che bisogna tenere in considerazione nella scelta tra lavorare in proprio o da dipendente. Mentre quest’ultimo è vincolato da orari precisi stabiliti dall’azienda e dal datore di lavoro, il lavoratore autonomo non deve rispettare orari di lavoro fissi. Dunque, se da un lato, mettersi in proprio significa avere piena libertà decisionale su quando lavorare, dall’altro questa autonomia può non essere sempre positiva: capita spesso infatti che il freelance lavori molto di più rispetto al lavoratore subordinato.
4) Ferie
Inoltre, il lavoratore dipendente gode di un certo numero di giorni di ferie regolarmente pagate e garantite dal suo contratto di lavoro. Per il lavoratore autonomo il discorso è diverso: quest’ultimo può potenzialmente “staccare” quando vuole, ma non gode di ferie pagate. Sta al freelance, dunque, decidere se davvero può farlo e quanto questo può impattare sulla sua attività. Inoltre, c’è anche da considerare un altro aspetto: il dipendente quando va in ferie può staccare completamente la spina, cosa che tendenzialmente non succede per il lavoratore autonomo che, essendo responsabile del proprio lavoro, non può mai assentarsi completamente.
5) Fattori psicologici
Gli ultimi aspetti di cui vogliamo parlare sono quelli legati alla sfera psicologica. Tenendo presente che non tutti siamo uguali e che per alcuni può essere positivo ciò che per altri non lo è, abbiamo pensato di approfondire altri due fattori che rendono differenti il lavorare in proprio o dipendente: la routine e il lavoro in team.
Partiamo dalla routine. Il lavoratore dipendente ha una certa routine giornaliera tipica del lavoro in ufficio; al contrario, il lavoratore autonomo svolge un lavoro per certi versi più dinamico, fatto di nuove sfide da affrontare ogni giorno.
L’altro aspetto è il lavoro in team: il lavoratore dipendente svolge il suo lavoro confrontandosi solitamente con un team di colleghi, con i quali si possono instaurare rapporti di stima e fiducia reciproca. Il lavoratore autonomo, invece, si trova molto spesso a lavorare da solo.
Questi due aspetti, come detto prima, possono ovviamente essere percepiti diversamente da professionista a professionista.
6) Aspetti fiscali specifici del lavorare con partita IVA
Un’analisi approfondita di lavorare con partita iva pro e contro non può prescindere da una comprensione dettagliata degli aspetti fiscali specifici. Quando si decide come lavorare in proprio, la scelta del regime fiscale diventa cruciale per l’ottimizzazione dei costi e la gestione del business.
Il regime forfettario rappresenta spesso la prima scelta per chi inizia a lavorare in proprio, offrendo una tassazione semplificata e agevolata. Con questo regime, il lavoratore in proprio non deve applicare l’IVA sulle fatture, non deve tenere registri IVA complessi e beneficia di una tassazione al 15% sul reddito imponibile (5% per i primi cinque anni). Tuttavia, questo regime presenta limitazioni significative: un limite di fatturato annuo di 85.000 euro e l’impossibilità di dedurre le spese effettivamente sostenute.
Il regime ordinario, invece, è più adatto a chi ha volumi d’affari elevati o spese considerevoli. In questo caso, il lavoratore autonomo applica le normali aliquote IRPEF (dal 23% al 43% a seconda degli scaglioni di reddito), deve gestire l’IVA e tenere una contabilità più complessa, ma può dedurre tutte le spese sostenute per l’attività professionale.
Un vantaggio significativo per chi decide di lavorare in proprio riguarda le possibilità di deduzione fiscale. Spese per formazione, attrezzature, software, spese di viaggio, costi per l’ufficio (anche domestico), spese per marketing e pubblicità possono essere dedotte dal reddito imponibile, riducendo significativamente il carico fiscale totale.
7) Prospettive di crescita professionale
Le prospettive di crescita rappresentano un elemento distintivo tra lavorare in proprio e essere dipendenti. Il lavoratore dipendente spesso segue percorsi di carriera predefiniti all’interno dell’organizzazione, con progressioni basate su anzianità, performance e disponibilità di posizioni. La crescita è generalmente graduale ma relativamente sicura.
Chi sceglie di lavorare in proprio, invece, ha il controllo totale sulla propria crescita professionale. Il lavoratore in proprio può decidere di specializzarsi in nicchie specifiche, espandere i servizi offerti, aumentare i propri prezzi in base al valore creato, o addirittura trasformare la propria attività in un’azienda strutturata con dipendenti.
Tuttavia, come lavorare in proprio con successo richiede un investimento continuo in formazione e aggiornamento professionale, spesso autofinanziato e gestito autonomamente. Il lavoratore autonomo deve rimanere competitivo sul mercato attraverso l’acquisizione di nuove competenze, l’adattamento alle tendenze del settore e l’innovazione continua dei propri servizi.
Come lavorare in proprio: aspetti pratici e preparazione
Per chi ha deciso di intraprendere la strada dell’autonomia, è essenziale comprendere come lavorare in proprio in modo efficace e strutturato. La transizione da dipendente ad autonomo richiede una preparazione accurata e la comprensione di diversi aspetti pratici.
Preparazione preliminare
Prima di aprire la partita IVA, è fondamentale:
- Analizzare il mercato di riferimento e identificare la propria nicchia
- Definire chiaramente i servizi o prodotti che si intendono offrire
- Stabilire una strategia di pricing competitiva ma sostenibile
- Creare un business plan anche semplice con proiezioni economiche
- Costruire un network di contatti e potenziali clienti
- Definire un budget per le spese iniziali e per i primi mesi di attività
Aspetti amministrativi e burocratici
Come lavorare in proprio comporta la gestione di numerosi adempimenti burocratici:
- Apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate
- Scelta del codice ATECO appropriato alla propria attività
- Iscrizione alla Camera di Commercio (se necessaria)
- Apertura di un conto corrente dedicato all’attività
- Scelta del regime fiscale più appropriato
- Impostazione di un sistema di fatturazione elettronica
- Organizzazione della gestione contabile e fiscale
Strategie di marketing e acquisizione clienti
Il successo di chi decide di lavorare in proprio dipende significativamente dalla capacità di attrarre e mantenere clienti:
- Creazione di una presenza online professionale (sito web, profili social)
- Sviluppo di una strategia di content marketing
- Networking attivo in eventi del settore e associazioni professionali
- Implementazione di sistemi di referral e passaparola
- Definizione di una value proposition chiara e differenziante
- Monitoraggio costante della reputazione online
Gestione del tempo e dell’organizzazione
Una delle competenze più critiche per chi lavora in proprio è la gestione efficace del tempo:
- Separazione netta tra tempo produttivo e tempo amministrativo
- Utilizzo di strumenti di project management e organizzazione
- Definizione di routine e orari di lavoro strutturati
- Pianificazione di periodi di pausa e recupero
- Outsourcing delle attività non core (contabilità, gestione sito web, ecc.)
Lavorare in proprio o dipendente: per concludere
In virtù di quanto approfondito sopra, concludiamo tirando le fila dell’argomento in questione. In questo caso, più che di pro e contro (che possono essere percepiti in maniera differente da ogni lavoratore) parliamo di opportunità e debolezze del lavorare in proprio rispetto all’essere dipendente.
Lavorare in proprio: opportunità
- massima libertà decisionale
- libertà in termini orari e luoghi di lavoro
- possibilità di mettere in pratica una propria passione
Lavorare in proprio: debolezze
- rischio di prendere decisioni sbagliate (che possono minare il successo dell’attività)
- andamento del mercato instabile
- difficoltà a creare una valida reputazione attraverso il personal branding
- ferie e malattia non retribuite
Essere dipendente: opportunità
- stipendio garantito
- ferie e malattia retribuite
- tfr
- orario di lavoro fisso
Essere dipendente: debolezze
- vivere una routine “monotona”
- dipendere completamente da un datore di lavoro
- (in certi casi) avere poche possibilità di crescita
Ma, al di là di opportunità e debolezze che sono del tutto relative, la vera domanda che devi sempre porti è: “Qual è la tipologia di lavoro più adatta a me?”
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