Uno dei “dilemmi” che affliggono almeno una volta nella vita una buona percentuale di lavoratori è la scelta tra lavorare in proprio o essere dipendente. Si tratta di una questione non semplice, in quanto il lavoro in proprio e quello da dipendente costituiscono due modalità tra loro molto differenti, ognuna con le sue peculiarità e i suoi vantaggi.

La scelta tra le due opzioni, poi, dipende anche dal carattere, dalla personalità e dalle esigenze del professionista, fattori che non vanno per niente sottovalutati quando bisogna decidere se lavorare in proprio o come dipendente.

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Trattandosi dunque di una tematica piuttosto dibattuta e di grande interesse per molti, capiamo nell’articolo come valutare al meglio se lavorare in proprio o da dipendente, focalizzandoci sui vari pro e contro di queste due modalità.

Lavorare in proprio o da dipendente: che cosa significa

Prima di addentrarci nel vivo della questione, soffermiamoci su cosa significa concretamente lavorare come dipendente e cosa vuol dire invece essere freelance

Lavorare in proprio, secondo quanto dichiarato nel Codice Civile, significa “compiere dietro corrispettivo una certa prestazione d’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincoli di subordinazione.”

Al contrario, essere dipendente implica “in cambio di una retribuzione prestare il proprio lavoro, manuale o intellettuale, alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.”

Pertanto, come si evince dalle definizioni stesse, la prima grande differenza tra il lavoro in proprio e quello dipendente consiste appunto nell’essere “capo di se stesso” nel caso del freelance o lavoratore autonomo e nell’essere subordinato ad un datore di lavoro nel caso del dipendente.

Lavorare in proprio o da dipendente? 5 fondamentali aspetti da considerare

A questo punto, andiamo ad approfondire quali sono i pro e i contro del lavoro in proprio e di quello da dipendente in relazione ai seguenti aspetti: 

  • retribuzione e stabilità
  • tasse e contributi
  • orari di lavoro
  • ferie
  • fattori psicologici

1. Retribuzione e stabilità

Il primo fattore da prendere in considerazione nella scelta tra lavorare in proprio o da dipendente è quello della retribuzione. Il lavoratore dipendente percepisce uno stipendio fisso ogni mese, godendo della tredicesima e in alcuni casi anche della quattordicesima, delle ferie pagate e della malattia. Al contrario, il lavoratore autonomo, essendo capo di se stesso e quindi svincolato da qualsiasi dipendenza, non può avere ben chiare le sue entrate mensili e non gode né di ferie pagate né di malattia. 

La retribuzione del lavoratore autonomo dipende sostanzialmente da una molteplicità di fattori, quali il mercato, le sue competenze, la sua reputazione, etc.

Pertanto, possiamo sicuramente affermare che il lavoratore dipendente gode di una stabilità economica sconosciuta, almeno nelle prime fasi, al lavoratore autonomo.

2. Tasse e contributi

Altro fattore non meno importante da considerare è la gestione di tasse e contributi. Il lavoratore dipendente, svolgendo appunto un lavoro subordinato, non deve pensare al pagamento di tasse e contributi: è l’azienda che li gestisce, occupandosi di versarli allo Stato. Al contrario, per il lavoratore autonomo non funziona così: è lui stesso che deve preoccuparsi del versamento di tasse e contributi. Inoltre, un altro elemento che differenzia chi lavora in proprio da chi è dipendente riguarda il TFR: mentre a quest’ultimo è garantito il trattamento di fine rapporto al termine della sua prestazione lavorativa, al primo non spetta il TFR.

3. Orario di lavoro

L’orario di lavoro è un altro degli aspetti che bisogna tenere in considerazione nella scelta tra lavorare in proprio o da dipendente. Mentre quest’ultimo è vincolato da orari precisi stabiliti dall’azienda e dal datore di lavoro, il lavoratore autonomo non deve rispettare orari di lavoro fissi. Dunque, se da un lato, mettersi in proprio significa avere piena libertà decisionale su quando lavorare, dall’altro questa autonomia può non essere sempre positiva: capita spesso infatti che il freelance lavori molto di più rispetto al lavoratore subordinato. 

4. Ferie

Inoltre, il lavoratore dipendente gode di un certo numero di giorni di ferie regolarmente pagate e garantite dal suo contratto di lavoro. Per il lavoratore autonomo il discorso è diverso: quest’ultimo può potenzialmente “staccare” quando vuole, ma non gode di ferie pagate. Sta al freelance, dunque, decidere se davvero può farlo e quanto questo può impattare sulla sua attività. Inoltre, c’è anche da considerare un altro aspetto: il dipendente quando va in ferie può staccare completamente la spina, cosa che tendenzialmente non succede per il lavoratore autonomo che, essendo responsabile del proprio lavoro, non può mai assentarsi completamente.

5. Fattori psicologici

Gli ultimi aspetti di cui vogliamo parlare sono quelli legati alla sfera psicologica. Tenendo presente che non tutti siamo uguali e che per alcuni può essere positivo ciò che per altri non lo è, abbiamo pensato di approfondire altri due fattori che rendono differenti il lavorare in proprio o dipendente: la routine e il lavoro in team.

Partiamo dalla routine. Il lavoratore dipendente ha una certa routine giornaliera tipica del lavoro in ufficio; al contrario, il lavoratore autonomo svolge un lavoro per certi versi più dinamico, fatto di nuove sfide da affrontare ogni giorno.

L’altro aspetto è il lavoro in team: il lavoratore dipendente svolge il suo lavoro confrontandosi solitamente con un team di colleghi, con i quali si possono instaurare rapporti di stima e fiducia reciproca. Il lavoratore autonomo, invece, si trova molto spesso a lavorare da solo.

Questi due aspetti, come detto prima, possono ovviamente essere percepiti diversamente da professionista a professionista.

Lavorare in proprio o dipendente: per concludere

In virtù di quanto approfondito sopra, concludiamo tirando le fila dell’argomento in questione. In questo caso, più che di pro e contro (che possono essere percepiti in maniera differente da ogni lavoratore) parliamo di opportunità e debolezze del lavorare in proprio rispetto all’essere dipendente.

Lavorare in proprio: opportunità

  • massima libertà decisionale
  • libertà in termini orari e luoghi di lavoro
  • possibilità di mettere in pratica una propria passione

Lavorare in proprio: debolezze

  • rischio di prendere decisioni sbagliate (che possono minare il successo dell’attività)
  • andamento del mercato instabile
  • difficoltà a creare una valida reputazione attraverso il personal branding
  • ferie e malattia non retribuite

Essere dipendente: opportunità

  • stipendio garantito
  • ferie e malattia retribuite
  • tfr
  • orario di lavoro fisso

Essere dipendente: debolezze

  • vivere una routine “monotona”
  • dipendere completamente da un datore di lavoro
  • (in certi casi) avere poche possibilità di crescita

Ma, al di là di opportunità e debolezze che sono del tutto relative, la vera domanda che devi sempre porti è: “Qual è la tipologia di lavoro più adatta a me?”

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