Avrai sicuramente sentito parlare molto spesso di career coaching e di career counseling: la confusione che, soprattutto negli ultimi anni, si sta creando tra le due terminologie è evidentissima.

Altrettanto evidente è il fatto che, oltre alla confusione tra career coaching vs career counseling, si crei anche una incomprensione che porta le persone e quindi i clienti a non sapere quando affidarsi all’uno o all’altro professionista.

Trattandosi di una scelta che comporta sia percorsi differenti, sia approcci e risultati diversi, abbiamo pensato di affrontare la tematica career coaching vs career counseling, cercando di capire più chiaramente e nei dettagli le principali differenze tra l’uno e l’altro.

Career coaching vs career counseling: le principali differenze

Trattare le differenze tra Career coaching vs career counseling significa innanzitutto comprendere in maniera più approfondita in che cosa consistono questi due metodi e come vanno ad intervenire sulla persona affinché questa risolva le sue difficoltà e raggiunga i suoi obiettivi.

Partiamo da una premessa importante: career coaching e career counseling si occupano entrambi dello sviluppo sia personale che professionale dei clienti.

Il career coaching

Come si evince dal nome stesso, il career coach è un coach, un esperto cioè che per diventare tale non ha avuto necessariamente bisogno del conseguimento di una laurea specifica, ma piuttosto di una qualifica. In altre parole, il coach, che letteralmente significa “allenatore”, per ricevere questa qualifica ha seguito dei corsi specifici riconosciuti a livello nazionale ed internazionale.

Nello specifico, il career coaching è un ramo del coaching dedicato alla carriera. Un career coach è colui che, con un approccio pratico e pragmatico, incontra il cliente instaurando con lui una relazione. Questa relazione si traduce in un percorso di career coaching che può essere breve o più lungo a seconda delle circostanze e delle esigenze della persona ed è orientata al raggiungimento di obiettivi attraverso azioni pratiche e concrete.

Un career coach ha, dunque, bisogno di conoscere il passato del suo cliente solo come strumento per potergli dare consigli pratici e permettergli di seguire un piano d’azione finalizzato al suo miglioramento, nella maggior parte dei casi, per lo più professionale.

Ciò che è importante sottolineare è anche il fatto che il coach può solo supportare il suo cliente nell’individuazione di obiettivi da raggiungere che, in ultima istanza, saranno sempre individuati solo dal cliente grazie agli strumenti messi a disposizione dal coach. Pertanto, affidarti ad un career coach significa intraprendere un percorso che è basato su empatia ed ascolto attivo e che ti permette di “risolvere” o quanto meno acquisire consapevolezza su problemi ed esigenze specifiche.

Il career counseling

Pur basandosi anche il counseling su empatia ed ascolto attivo, questo metodo parte da basi differenti rispetto al coaching ed proprio per questo che parliamo di career coaching vs career counseling piuttosto che del contrario.

Il counselor è infatti un professionista che per diventare tale deve aver conseguito una laurea in psicologia, Scienze sociali o Comportamentali, Psicoterapia e affini. Dunque, già da questa informazione si comprende facilmente che un percorso di counseling è più introspettivo rispetto a quello di coaching.

In particolare, il counselor è colui che “usa” il passato del suo cliente e quindi le sue esperienze di vita e professionali precedenti, non come strumento per l’azione, ma come base per comprendere i meccanismi e le dinamiche dietro a determinati suoi atteggiamenti e comportamenti. A partire da ciò, quindi, il career counselor va ad individuare appunto quei comportamenti che sono rigidi, ostili e negativi e va ad intercettare risorse e potenzialità per indurre il cliente verso comportamenti virtuosi e vantaggiosi per la sua vita privata o nel caso specifico per la sua carriera.

Inoltre, nel career counseling come nel career coaching è fondamentale il ruolo delle emozioni, differente nell’uno e nell’altro caso: mentre nel coaching le emozioni sono utili per motivare e spingere all’azione, nel counseling esse servono per capire come vengono vissute e in che modo possono essere per il cliente un limite per il raggiungimento dei suoi obiettivi.

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