Dal 2020, anno in cui è scoppiata la pandemia, sono tante le novità introdotte in ambito lavorativo a causa del distanziamento sociale. Una di queste è sicuramente lo smart working, destinato ormai a diventare una pratica diffusa anche post Covid. In questo articolo cercheremo di fare chiarezza su come funziona lo smart working, eliminando ogni tuo dubbio!

Cosa significa smart working?

Partiamo dalla definizione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Lo smart working è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

Si tratta quindi, secondo la definizione riportata, di una modalità lavorativa che permette alle persone di lavorare con flessibilità ed autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti e che permette di lavorare principalmente sul raggiungimento di obiettivi. Rappresenta, dunque, un cambiamento profondo e radicale nella struttura organizzativa di un’azienda.

Differenza tra smartworking, telelavoro, lavoro da casa e lavoro da remoto

Sebbene siano tanti i vantaggi di questa sempre più conosciuta ed utilizzata modalità lavorativa, esiste ancora oggi un’enorme confusione di terminologie: lo smart working viene erroneamente associato al telelavoro, al lavoro da remoto, o a quello da casa.

Facciamo chiarezza! Per telelavoro, chiamato anche lavoro da casa, si intende un lavoro che si svolge a distanza rispetto alla sede centrale dell’azienda. Il telelavoro, quindi, differisce dallo smart working in quanto non garantisce al lavoratore autonomia e flessibilità, ma lo vincola a lavorare da casa avendo le stesse responsabilità che si hanno nel posto di lavoro.

Stesso discorso va fatto per il lavoro da remoto o remote working che rientra nel cosiddetto flexible working, ma non garantisce ai dipendenti la flessibilità e l’autonomia dello smart working: nel remote working tanti lavoratori sono vincolati alle 8 ore al giorno, ma non sono incentivati a lavorare per obiettivi da raggiungere.

Come funziona lo smart working

Nello smart working il dipendente svolge la propria attività fuori dall’azienda, e decide in piena autonomia i tempi e il luogo di lavoro, potendo scegliere di cambiare luogo come e quando preferisce. Questa modalità di lavoro stabilisce, quindi, un nuovo modo di agire tra dipendenti e manager basato su una maggiore fiducia, cooperazione e responsabilizzazione rispetto alle modalità lavorative tradizionali.

Se pensi che la vita d’ufficio sia troppo vincolante, scegliere lo smart working potrebbe essere la soluzione che fa per te! Soprattutto dalla pandemia in poi, infatti, opportunità di lavoro che richiedono questa modalità sono aumentate a dismisura. Il social media manager, il tutor online, il personal trainer, il giornalista, il blogger, il graphic designer sono soltanto alcune tra le professioni che ben “si sposano” con questa tipologia di rapporto di lavoro. 

Canali per la ricerca di offerte di lavoro in smart working

Per la ricerca di offerte lavoro in smart working puoi affidarti a LinkedIn o a Job board affidabili: il primo passo è leggere bene la job description, all’interno o in seguito alla quale vengono indicate le modalità di lavoro che l’azienda preferisce per il ruolo per cui ti stai candidando. 

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Sono quasi tutti d’accordo sul fatto che lo smartworking abbia numerosi vantaggi, sia per le aziende che per i lavoratori. Tra i principali vantaggi ci sono sicuramente:

  • la riduzione dell’assenteismo;
  • la valorizzazione delle risorse umane e responsabilizzazione;
  • la concentrazione sui risultati;
  • l’aumento della produttività e della soddisfazione;
  • la riduzione dei costi per spazi fisici;
  • la promozione dell’uso delle tecnologie digitali più innovative;
  • l’abbattimento delle differenze di genere.

Normativa vigente relativa allo smart working

Non si può parlare di smart working senza fare un accenno alle differenti normative che sia pre che post Covid lo hanno regolarizzato. In Italia è riconosciuto dalla Legge anche con il nome di Lavoro Agile: la legge più importante che ne regolarizza modalità e tempi è la n.81 del 22 maggio 2017, detta anche Legge sul Lavoro Agile.

Questa normativa definisce lo smart working in tutti i suoi aspetti giuridici: diritti del lavoratore e controllo da parte del datore di lavoro, strumenti tecnologici e modalità con cui viene eseguita l’attività da remoto. 

Con l’emergenza sanitaria, il Lavoro Agile ha poi spiccato un ulteriore decollo a livello giuridico, incluso il mondo della Pubblica Amministrazione. Dall’inizio dell’epidemia ad oggi, diversi provvedimenti si sono pronunciati sul lavoro agile nella PA e hanno ulteriormente cambiato (e semplificato) le regole dello smart workingSe infatti i decreti emanati durante l’epidemia consideravano questa modalità di lavoro come una necessità adottata per rispettare il distanziamento sociale e al tempo stesso garantire l’attività lavorativa, l’attuale Piano Organizzativo per il Lavoro Agile (POLA) sta segnando un passaggio verso un nuovo modo di pensare.

Il POLA – Piano Organizzativo per il Lavoro Agile

Il POLA – Piano Organizzativo per il Lavoro Agile, strumento previsto dal decreto Rilancio, è un provvedimento che stabilisce che entro il 31 gennaio di ciascun anno (a partire dal gennaio 2021) le amministrazioni pubbliche debbano redigere il Piano organizzativo per il lavoro agile. Quest’ultimo prevede, per le attività che possono essere svolte in modalità agile, che almeno il 60% dei dipendenti possa avvalersene, garantendo che gli stessi non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera. Qualora non si adotti il POLA, il Lavoro Agile deve essere, invece, garantito ad almeno il 30% dei lavoratori che lo richiedono. Sono comunque in fase di evoluzione numerose discussioni a livello politico, che potrebbero ulteriormente far evolvere la normativa relativa allo smart working in tempi rapidi. 

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