Pubblicato il: 23 Febbraio 2026 alle 11:31
Nuove priorità nel mercato del lavoro italiano
Nel 2026 il mercato del lavoro italiano affronta una vera e propria trasformazione, guidata principalmente dall’impulso derivante dall’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale e dalla crescente digitalizzazione. Secondo il contributo di Unioncamere incluso nel primo documento del Ministero del Lavoro riguardo “Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”, le competenze digitali e la capacità di adattarsi a nuove tecnologie stanno giocando un ruolo determinante sia per le imprese sia per i lavoratori.
Il report, frutto di una raccolta eterogenea di contributi, offre una visione approfondita sui principali ambiti di incidenza dell’IA e sulle implicazioni concrete per il mercato italiano. La raccolta è stata predisposta proprio per delineare il quadro attuale e le future implicazioni delle tecnologie avanzate, fornendo dati utili, panoramiche e case history di applicazione reale. Il fine ultimo è contribuire all’avvio dell’Osservatorio nazionale sull’intelligenza artificiale.
Alla base del cambiamento, le aziende segnalano la crescente difficoltà nel reperire figure dotate di specifiche competenze digitali: non solo la mera conoscenza di internet ma anche la padronanza nella gestione di strumenti di comunicazione visiva e multimediale. Le imprese che hanno programmato almeno 2.000 nuove assunzioni nel 2025 spesso attribuiscono un’elevata importanza a queste capacità: su queste figure si concentra il maggior mismatch tra domanda e offerta.
Tra le strategie consigliate per aumentare il valore professionale, investire sull’employability e occupabilità risulta sempre più vantaggioso in uno scenario lavorativo ad alta competizione.
Professioni a elevato mismatch: i dati ufficiali Unioncamere
Secondo i dati forniti da Unioncamere, la difficoltà di reperimento è particolarmente sentita per alcune figure chiave. Nel settore delle competenze di comunicazione visiva e multimediale, incontrano le maggiori difficoltà i matematici, statistici e analisti dei dati con una percentuale del 80,2%. Subito dopo, si posizionano i progettisti e amministratori di sistemi con il 78,8%, mentre ingegneri dell’informazione raggiungono il 74,3%.
Il fenomeno riguarda anche i manutentori e i riparatori di apparati elettronici industriali che toccano una difficoltà pari al 72%. I disegnatori industriali sono al 70,9% e gli analisti e progettisti di software al 69%. Questi dati mettono in luce la complessità crescente delle skill richieste dal tessuto produttivo italiano e la scarsità di candidati realmente idonei. La situazione è aggravata dall’emergere di nuove figure professionali e dalla rapida evoluzione dei settori della tecnologia e dell’ingegneria.
Nella prospettiva del mercato del lavoro, saper identificare e sfruttare le parole chiave nel curriculum rappresenta un vantaggio competitivo, soprattutto per chi opera in ambiti STEM sempre più selettivi e dinamici. Per specializzarsi nei profili più richiesti, la conoscenza degli strumenti digitali e delle nuove tecnologie diventa un prerequisito fondamentale.
Metodi matematici, informatici e automazione: le competenze più cercate
Per quanto riguarda le competenze di utilizzo di metodi matematici e informatici, la difficoltà di reperimento è ancora più elevata. Tra i matematici, statistici e analisti dei dati si raggiunge il 81,7%, mentre per progettisti e amministratori di sistemi il dato arriva al 79,7% e per gli ingegneri dell’informazione al 79,4%. Anche molte professioni tecniche evidenziano quote elevate di mismatch: si segnalano, ad esempio, i tecnici della gestione di cantieri edili con 76,6%, i tecnici delle costruzioni civili al 72% e i tecnici della sicurezza sul lavoro con il 71,3%.
Se si guarda alle capacità di innovazione e automazione di processi, due figure si distinguono in modo netto: i meccanici e attrezzisti navali (addirittura il 98,5% di difficoltà di reperimento) e gli specialisti in terapie mediche (con l’89,5%). Segue poi il blocco di progettisti e amministratori di sistemi (81,4%), matematici, statistici, analisti dei dati (79,6%) e ingegneri dell’informazione (69,1%).
Sviluppare una vera strategia di personal branding e valorizzare skill come il possesso di soft skills nel CV è oggi indispensabile: il selezionatore cerca figure sempre più complete, in grado di adattarsi e portare soluzioni innovative.
Le professioni STEM e il futuro del lavoro digitale in Italia
Un elemento chiave evidenziato da Unioncamere riguarda la crescente difficoltà nel reperimento di profili STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Le aziende infatti incontrano fortissime criticità nell’assumere fisici e astronomi (93,6% di difficoltà), ingegneri elettrotecnici (91,8%) e specialisti in terapie chirurgiche (85,5%).
Nel comparto delle professioni tecniche, le skill digitali integrate sono sempre più essenziali e difficili da trovare. Tra le figure tecniche a più alto valore aggiunto e scarsa reperibilità spiccano: tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili (90,1%), tecnici della conduzione di impianti produttivi in continuo (89,7%) e periti, valutatori di rischio, liquidatori (72%).
L’analisi del documento ribadisce quanto sia fondamentale, per i giovani che si affacciano al lavoro, potenziare il proprio percorso e puntare su un networking efficace. In un panorama in rapida evoluzione, la creazione di una solida rete di contatti e il continuo aggiornamento delle proprie competenze rappresentano la chiave del successo professionale.
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Career strategist e head hunter con una laurea in economia presso l’Università Bocconi. Marta ha una vasta esperienza nello sviluppo di carriera e consulenze professionali, aiutando i clienti a raggiungere i loro obiettivi di carriera, individuando e valorizzando il loro talento.