Pubblicato il: 27 Febbraio 2026 alle 10:02
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La crescita della grande distribuzione organizzata e la richiesta di lavoro
Nel corso del 2026, il settore della grande distribuzione organizzata (GDO) italiana si prepara ad assumere oltre 20.000 nuovi lavoratori, come emerso dalla recente analisi di Federdistribuzione. Questa crescita avviene in un contesto di continua espansione, con più di 450.000 persone già impiegate e una crescita degli occupati pari a +1,6% tra il 2018 e il 2024.
Le nuove assunzioni includono sia la creazione di nuovi posti di lavoro che la sostituzione delle uscite, mantenendo l’obiettivo di garantire l’attuale equilibrio contrattuale, con il 86,3% di rapporti a tempo indeterminato. Il dato è stato evidenziato nello studio annuale di PwC Italia, che sottolinea la forza attrattiva del settore.
Il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, sottolinea che la dinamicità del settore si traduce in molteplici opportunità per i giovani, specie grazie alle trasformazioni portate dalla innovazione digitale. Il punto vendita rimane la principale porta d’accesso, offrendo ampie possibilità di sviluppo professionale.
L’introduzione di digitalizzazione e intelligenza artificiale rappresenta un traino fondamentale sia nell’ampliamento dei servizi che nella richiesta di nuove competenze specialistiche e tecniche, evidenziando l’importanza di un approccio trasversale alle carriere.
Le figure più richieste: servizi operativi, logistica e specializzazioni alimentari
La grande maggioranza delle assunzioni, circa il 90%, è orientata verso i servizi operativi, a conferma del ruolo centrale delle mansioni legate alla gestione quotidiana dei punti vendita. Il resto copre settori come logistica (8%), Commerciale e ICT (1%), e Legale e Risorse Umane (1%).
Tra i profili più ricercati spiccano gli addetti alle vendite alimentari (39% delle ricerche), seguiti dagli specialisti alimentari (17%). Seguono gli addetti alle vendite per comparti come fai da te, arredamento e bellezza (11% e 10%), gli allievi specialisti (6%), oltre agli addetti alla logistica (8% tra negozio e magazzino), store manager (2%), capireparto (1%) e le figure delle risorse umane (0,5%).
I profili più complicati da trovare sono proprio gli store manager, capireparto, addetti alle vendite food e i giovani specialisti. La difficoltà nel reperimento testimonia la crescente competitività e segmentazione del mercato del lavoro, richiesta di skills trasversali e specializzazione.
La crescente necessità di aggiornare le proprie competenze e di valorizzare la employability e occupabilità porta molti candidati a investire in percorsi formativi e professionali, con un occhio di riguardo all’integrazione fisico-digitale del retail.
Strategie di employer branding, welfare e retention
Le strategie di employer branding sono una leva chiave per la GDO italiana: il 65% delle aziende investe in formazione e welfare, il 55% in valorizzazione della brand reputation e il 50% nel trattamento economico. Queste iniziative comprendono la formazione di Brand Ambassador (53%) e l’organizzazione di eventi dedicati (68%), con obiettivo di attrarre e coinvolgere nuove generazioni.
Le aziende, nel 95% dei casi, dichiarano di curare in modo attivo il proprio employer branding. Le politiche di employee retention puntano su team building (77%), welfare (69%) e formazione trasversale (62%), affiancate dalla promozione della cultura del feedback per coinvolgere soprattutto i più giovani.
Una curiosità significativa riguarda la presenza femminile: il 62,1% degli occupati sono donne, e il 20% degli under 30 impiegati è di genere femminile, contro una media italiana inferiore (12% nel 2024). Questi numeri sono superiori alle altre industrie.
Il processo di selezione sfrutta sempre più la tecnologia: quasi il 35% adotta o valuta intelligenza artificiale per automatizzare alcune fasi. Il sito web aziendale (usato dal 95%) e i social network (90%) restano però i canali di reclutamento principali, a dimostrazione dell’importanza del networking professionale online e della presenza digitale.
Innovazione, formazione continua e nuovi equilibri professionali
Nel 2024, gli investimenti in formazione sono cresciuti del 20% rispetto al 2018, con un incremento delle ore medie per lavoratore del 66% (ora a 30,8 ore). La diffusione di sistemi di valutazione periodica (80% delle aziende) premia competenze come problem solving, orientamento al risultato e abilità relazionali.
Oltre la metà dei dipendenti (52%) ha un’età tra i 30 e i 50 anni, mentre il 18% è under 30 e oltre il 30% sono over 50. Quest’ultima fascia ha registrato un incremento di 8 punti percentuali in un solo anno. Il livello medio d’istruzione si è innalzato: i laureati sono oggi il 10,7% del totale, rispetto a quote più basse negli anni precedenti.
La permanenza ridotta (anzianità meno di 5 anni per il 39,3%) riflette sia il ricambio necessario sia la richiesta costante di nuove skill. Diventa fondamentale anche il tema del welfare aziendale e dell’equilibrio vita-lavoro, con lo smart working disponibile nell’80% delle imprese e leader nella flessibilità organizzativa.
In questo processo di cambiamento, le soft skills assumono rilevanza: inserire nel curriculum vitae la capacità di lavorare in team, problem solving e adattabilità può costituire un vantaggio competitivo.
Smart working, inclusione e sfide future della GDO
Lo smart working, ormai sistematizzato (100% con regolamento interno), viene praticato soprattutto dagli impiegati di sede. L’81% delle aziende offre libertà di scegliere il luogo di lavoro, purché siano rispettati criteri di sicurezza e riservatezza dei dati. Un 19% prevede meccanismi di rotazione o prenotazione delle postazioni in ufficio, mentre 69% investe per rendere la modalità agile ancora più efficace.
I vantaggi percepiti sono molteplici: miglior equilibrio vita-lavoro, aumento della fiducia e responsabilizzazione, con impatti positivi sulla produttività. La managerializzazione, benché ancora bassa, si fa strada grazie a coaching (80%), percorsi di carriera personalizzati (70%) ed esperienze formative esterne (55%).
Sul fronte dell’inclusività e delle pari opportunità, il settore GDO si distingue per la forte presenza femminile nei ruoli manageriali: le donne quadro sono ora il 28% (in crescita rispetto al 26% del 2023), avvicinandosi alla media nazionale (32,7% secondo Istat).
L’attenzione si sposta infine sulla necessità di colmare il disallineamento di competenze: il 38% delle skill attuali sarà trasformato entro il 2030. Le aziende puntano a programmi di upskilling e reskilling, un trend che rende fondamentale vivere la disoccupazione come opportunità per aggiornarsi e rispondere efficacemente alle richieste del mercato.
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Career strategist e head hunter con una laurea in economia presso l’Università Bocconi. Marta ha una vasta esperienza nello sviluppo di carriera e consulenze professionali, aiutando i clienti a raggiungere i loro obiettivi di carriera, individuando e valorizzando il loro talento.