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Divario salariale di genere: la posizione di Daniela Fumarola

Nel corso del convegnoDonna, famiglia, lavoro: equilibri per il futuro“, svoltosi ad Aosta il 15 gennaio 2026, Daniela Fumarola, Segretaria Generale della CISL, ha posto l’attenzione sugli ostacoli più evidenti che ancora limitano lo sviluppo socioeconomico dell’Italia: la questione del divario occupazionale e salariale tra uomini e donne. Secondo Fumarola, tale gender gap rappresenta non solo un problema di giustizia sociale, ma anche un grave limite alla possibilità di crescita per il Paese.

Citando i dati di una ricerca pubblicata dal Sole-24Ore lo stesso giorno, la Segretaria Generale della CISL ha illustrato come la soluzione a questa disparità permetterebbe di liberare un potenziale di risorse economiche pari a oltre 200 miliardi di euro, ossia il 9% dell’attuale Prodotto Interno Lordo (PIL). Questo dato rimarca l’impatto macroeconomico diretto che avrebbe una più equa partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

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La questione occupazionale femminile non coinvolge solo le stesse lavoratrici ma l’intero tessuto sociale ed economico nazionale. Come sottolineato da Fumarola, affrontare e superare il divario di genere è un “ineludibile obiettivo di sviluppo nazionale“, oltre che una battaglia fondamentale per la parità.

Il tema del gender gap rimane centrale anche nelle riflessioni sulle strategie di carriera, sulle employability e occupabilità e sulle azioni di policy volte a promuovere una società realmente inclusiva. Gli effetti positivi coinvolgono l’economia, il welfare e il benessere sociale.

L’analisi delle cause: partecipazione femminile e disuguaglianze retributive

Nell’intervento di Daniela Fumarola è emerso come la partecipazione femminile al mercato del lavoro in Italia risulti tra le più basse d’Europa, nonostante lievi miglioramenti negli ultimi anni dovuti a incentivi fiscali e decontribuzioni. Le disuguaglianze retributive continuano però a persistere, aggravate da elementi come il part-time involontario, una maggiore presenza nei settori meno remunerativi e una scarsa rappresentanza in ruoli apicali e percorsi di carriera.

Queste condizioni spesso costringono molte donne ad accettare lavori sottopagati o poco valorizzati, limitando la crescita professionale e la stabilità economica. In particolare, la minore presenza femminile nei livelli dirigenziali resta un segnale allarmante che testimonia uno squilibrio culturale e strutturale ancora forte in vari settori, soprattutto nell’industria e nell’ambito amministrativo.

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Le differenze salariali derivano inoltre dalla distribuzione delle donne in ambiti produttivi dove i salari medi risultano inferiori rispetto ad altri settori, contribuendo a uno scenario economico penalizzante su ampia scala. Questo tema ha forti ripercussioni anche sulle opportunità di carriera e sull’accesso a strumenti di welfare, con effetti negativi cumulativi nel tempo.

Solo attraverso una cultura della valorizzazione delle competenze e della trasparenza sarà possibile rimediare al ritardo italiano rispetto agli altri Stati membri dell’Unione Europea. In questo contesto, risulta cruciale comprendere l’importanza delle soft skills nel CV e nei percorsi di selezione, particolarmente per le professioniste.

Implicazioni pensionistiche, inverno demografico e natalità

La Segretaria Generale della CISL ha evidenziato anche i riflessi delle disparità retributive a lungo termine. Il gap salariale, che secondo Fumarola spesso supera di molto il 25%, genera effetti negativi sia sul presente che sul futuro delle lavoratrici: non solo uno stipendio più basso oggi, ma anche assegni pensionistici ridotti in prospettiva.

Tale scenario si collega direttamente al tema delle pensioni, particolarmente sensibile in tempi di inverno demografico. Un minore potere d’acquisto delle donne pensionate alimenta, infatti, nuove forme di esclusione sociale e una maggiore dipendenza economica nell’età avanzata. La bassa natalità rappresenta un’ulteriore conseguenza di questo ciclo vizioso: senza garanzie di welfare e sicurezza, le giovani famiglie risultano meno propense ad allargarsi.

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La correlazione tra conciliazione vita-lavoro, protezione pensionistica e scelte personali è ormai confermata da diverse analisi dell’Istat e di Eurostat, con l’Italia in fondo alle classifiche europee sull’occupazione femminile e il gender pension gap. Investire nella qualità del lavoro per le donne significa dunque non solo attivare nuovi circuiti di crescita, ma anche migliorare la sostenibilità sociale del sistema-Paese.

In questo quadro, conoscere come rientrare nel lavoro dopo la maternità o come far valere le proprie competenze nella contrattazione individuale può fare la differenza per il futuro economico di molte lavoratrici.

Soluzioni e prospettive: leve per la crescita e riduzione del gender gap

Per affrontare il nodo della crescita, secondo Daniela Fumarola è necessario agire su più fronti integrati: rafforzare i servizi di assistenza all’infanzia, promuovere la trasparenza salariale, potenziare la contrattazione collettiva e incentivare la partecipazione delle donne alle scelte organizzative.

Il ruolo della contrattazione di secondo livello – sia aziendale che territoriale – viene visto come strategico per favorire politiche di flessibilità organizzativa e misure di conciliazione che permettano alle lavoratrici di essere davvero protagoniste. Solo attraverso un cambiamento a livello strutturale e culturale si potrà stimolare una maggiore competitività economica e sociale.

La valorizzazione delle competenze e la costruzione di percorsi personalizzati rappresentano le chiavi per aumentare il tasso di impegno femminile e dunque il potenziale produttivo della nazione. Gli strumenti di politiche attive, di welfare aziendale e di inclusione possono convertire il potenziale inespresso nel motore di una nuova crescita.

Sul piano pratico, l’accelerazione verso una reale parità di genere si traduce in vantaggi per le aziende, che possono valorizzare la diversità e aumentare la propria competitività anche grazie a strategie di networking efficace. Approfondire come il networking efficace favorisca queste dinamiche è quanto mai importante.

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