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La nuova realtà del mercato del lavoro globale

Il 52% dei lavoratori a livello globale manifesta la volontà di cambiare impiego entro il 2026, in base agli ultimi dati diffusi da LinkedIn. Nonostante questa diffusa aspirazione al cambiamento, emerge un quadro di crescente complessità: quasi due persone su tre (65%) dichiarano che trovare una nuova posizione è ora più arduo rispetto al passato, soprattutto a causa di una competizione aumentata e della mancanza di competenze allineate alle richieste del mercato.

Lo studio, condotto in numerosi Paesi, evidenzia come attualmente il mercato del lavoro richieda ai candidati di possedere non soltanto competenze tecniche aggiornate ma anche una forte capacità di adattamento. Le aziende, spinte dall’innovazione tecnologica e dalla necessità di ridurre i costi, alzano continuamente l’asticella delle aspettative, lasciando esclusi molti professionisti dal processo di selezione.

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Il quadro si complica con l’emergere di nuove forme di recruiting digitale: sempre più spesso, infatti, vengono utilizzati algoritmi di intelligenza artificiale per la pre-selezione dei curricula, una tendenza che può penalizzare quanti non sanno ottimizzare il proprio profilo digitale secondo le nuove regole del settore. Avere un profilo LinkedIn perfetto oggi diventa quindi una priorità strategica per chi cerca lavoro.

Concorrenza e processi di selezione più severi

La competizione tra candidati rappresenta una delle principali criticità per chi desidera cambiare lavoro. In Italia, ad esempio, il 44% dei professionisti sottolinea come la presenza di un elevato numero di concorrenti per ogni posizione sia un ostacolo concreto. La situazione si riflette anche nei processi di selezione, che il 36% degli intervistati definisce più rigidi e strutturati rispetto al passato.

A complicare il quadro intervengono procedure di selezione sempre più complesse, spesso composte da numerose fasi e test, incluso l’utilizzo di colloqui digitali o assessment center online. Questa evoluzione contribuisce ad aumentare la percezione di incertezza e stress nei candidati, specialmente in una realtà dove solo il 20% degli intervistati ritiene che merito e competenze siano sempre premiati.

Il processo di selezione si rivela spesso così articolato da generare frustrazione: il 50% dei candidati lo giudica lungo e dispersivo, mentre oltre il 51% teme di incappare in truffe o annunci di lavoro poco chiari. Per aumentare le proprie possibilità, molti lavoratori cercano strategie per ampliare il networking professionale, consapevoli che le raccomandazioni personali e i contatti diretti contano più del curriculum stesso.

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Le differenze generazionali nella ricerca e nel cambiamento

La percezione e l’approccio alla ricerca di lavoro cambiano sensibilmente in base all’età e alla generazione di appartenenza. Più di 8 giovani su 10 della Generazione Z hanno preso in considerazione un trasferimento all’estero per migliori prospettive, seguiti da due terzi dei Millennial (67%). Questa disponibilità si riduce nelle fasce d’età superiori, dove però emerge con forza un altro fattore limitante: l’età stessa percepita come ostacolo al ricollocamento professionale.

Tutte le quattro generazioni presenti nel mondo del lavoro oggi si confrontano con nuove barriere. I professionisti più maturi avvertono il rischio di essere esclusi dai ruoli più dinamici, mentre i più giovani soffrono la concorrenza globale e la precarietà dei contratti. Secondo Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia, il contesto odierno è assimilabile a una “grande rotonda”, dove flussi generazionali, competenze e tecnologie si incrociano senza sosta.

Il report sottolinea anche come molte strategie vincente per affrontare la transizione possano includere la capacità di valutare l’employability e l’occupabilità personale e di investire in attività di reskilling e upskilling, fondamentali per competere nell’attuale scenario.

L’impatto dell’intelligenza artificiale e le figure più richieste

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando radicalmente il mercato del lavoro sia dal punto di vista dei lavoratori che dei recruiter. Il 59% degli intervistati dichiara di sentirsi sicuro nell’adoperarla nelle proprie attività, soprattutto tra le fasce più giovani della forza lavoro, in particolare Gen Z e Millennial. Questa nuova fiducia si traduce in una maggiore propensione a candidarsi per ruoli innovativi e tecnologici.

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L’accelerazione dei processi digitali coinvolge anche la selezione del personale: il 44% vede nell’utilizzo dell’IA una possibilità di standardizzare i colloqui e ridurre i pregiudizi umani, per rendere il percorso più equo. Tuttavia, il 46% del campione teme che l’automazione finisca per rendere ancora più difficile emergere tra migliaia di candidature simili.

Nelle classifiche delle professioni in crescita si distinguono figure come ingegnere dell’intelligenza artificiale, direttore IA, specialista in salute sicurezza e ambiente, bioinformatico, wealth manager, technical project manager e tecnico commerciale. La domanda di queste professionalità è in costante aumento: acquisire soft skills appropriate e rinnovare costantemente le competenze rappresenta una leva decisiva per accedere alle posizioni più ambite. Un approccio valido è anche quello di valorizzare le soft skills nel CV per distinguersi nella selezione automatizzata delle aziende.

Molti candidati avvertono comunque che la digitalizzazione abbia reso la selezione troppo impersonale: il 49% si lamenta della freddezza del processo e il 24% segnala tempi di risposta e feedback estremamente lenti, mentre il 20% denuncia la totale assenza di comunicazione (“ghosting”) da parte dei recruiter, confermando quanto sia cruciale investire nella propria identità digitale.

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