Pubblicato il: 26 Febbraio 2026 alle 11:34

Sicurezza sul lavoro: introdotti test antidroga e alcol in qualsiasi momento

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Nuove disposizioni sui controlli antidroga e alcol nei luoghi di lavoro

Nel 2026, importanti aggiornamenti normativi riguardano la sicurezza sul lavoro in Italia, con particolare riferimento all’introduzione di test antidroga e alcol rivolti ai lavoratori occupati in mansioni a rischio. Come precisato dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, questa novità deriva dall’articolo 17 del Decreto Legge 159/2025, convertito nella legge 198/2025, che rafforza i controlli già presenti negli anni precedenti.

Fino al 2025, i controlli su alcol e sostanze stupefacenti avvenivano periodicamente o in seguito a un incidente sul lavoro. Da quest’anno, invece, sarà possibile procedere a test in qualsiasi momento, sia prima sia durante il turno lavorativo. Questa misura riguarda esclusivamente le mansioni considerate ad alto rischio per la salute e la sicurezza collettiva.

Una svolta importante è la possibilità, per titolari, dirigenti o preposti, di attivare i test direttamente attraverso richiesta al medico competente. In tal modo, si mira ad aumentare il livello di protezione di tutti i lavoratori e a limitare i rischi legati all’uso di sostanze, riducendo nettamente il margine di inadempienza delle imprese.

Questa attenzione alla prevenzione rappresenta un passo avanti significativo, soprattutto considerando quanto sia cruciale la tutela delle categorie più esposte e la necessità di una maggiore occupabilità. Per chi desidera approfondire come migliorare le proprie prospettive, è essenziale conoscere employability e occupabilità in un contesto in evoluzione.

Criteri e modalità di esecuzione dei test: cosa prevede la circolare

La nuova normativa stabilisce che i test possono essere effettuati in qualsiasi fase dell’attività lavorativa, ma solo quando sussistano specifici presupposti di rischio. Le modalità applicative, tuttavia, attendono ancora un quadro uniforme: la circolare dell’Ispettorato del Lavoro sottolinea, infatti, che sarà fondamentale attendere l’Accordo Stato-Regioni previsto entro il 31 dicembre 2026 per definire condizioni e procedure comuni su scala nazionale.

Il concetto di “ragionevole motivo” rimane centrale e attualmente viene interpretato sulla base di comportamenti osservabili e circostanze concrete. Ad esempio, si fa riferimento a alterazione dell’equilibrio, linguaggio confuso, sonnolenza improvvisa, oppure a errori ripetuti, incidenti senza cause tecniche chiare o segnalazioni circostanziate di colleghi e preposti.

Solo il medico competente può realizzare i test in caso di sospetto fondato, a tutela sia dei lavoratori sia delle aziende. Il protocollo attribuisce a questa figura una responsabilità chiave nel processo di verifica e accertamento, minimizzando i rischi di contestazioni e garantendo un approccio professionale e rapido.

Per chi si avvicina a una nuova posizione lavorativa, comprendere l’importanza di queste tematiche può rappresentare un vantaggio reale. Ad esempio, conoscere le soft skills nel CV e la centralità della sicurezza può valorizzare il profilo in settori regolamentati da queste politiche stringenti.

Ambito di applicazione: mansioni e settori coinvolti

La riforma interessa prevalentemente i lavoratori inseriti in mansioni a rischio. All’interno di questa categoria, rientrano figure operanti nel settore dei trasporti (come autisti, macchinisti ferroviari, piloti, personale di volo), in lavori in quota e attività con macchinari pericolosi (come operatori di gru, escavatori, personale edile su impalcature o tetti e addetti a linee automatizzate).

Anche i servizi sanitari e assistenziali vengono inclusi, coinvolgendo medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale incaricato della gestione di farmaci critici o apparecchiature ad alto impatto. In ambito industriale la riforma tocca gli addetti a impianti chimici, reattori, centrali elettriche e lavoratori esposti a esplosioni o rischi di contaminazione.

Non sono esclusi agenti delle forze dell’ordine, vigili del fuoco, polizia locale, guardie giurate e personale dedicato alla sicurezza di impianti critici. Ogni categoria è elencata per identificare con chiarezza chi rientra nell’obbligo di controllo.

Nel vasto panorama delle opportunità, orientare il proprio percorso verso questi settori implica attenzione a competenze specifiche, formazione continua e capacità di adattamento. Per approfondire la preparazione ad accesso a ruoli ad alto rischio, è consigliato valutare strategie di negoziazione del contratto in funzione delle nuove tutele normative.

Prospettive future: evoluzione normativa e impatto sul mercato del lavoro

L’elemento di maggiore incertezza è rappresentato dalla definizione precisa di “ragionevole motivo”: fino alla conclusione dell’Accordo Stato-Regioni 2026, le linee guida regionali restano il riferimento operativo, con il rischio di disomogeneità nell’applicazione delle regole. In questa fase transitoria, la prudenza delle aziende e la formazione dei responsabili della sicurezza risultano cruciali.

L’introduzione dei nuovi test, sebbene non sia una novità assoluta, porta il sistema nazionale verso una maggiore aderenza agli standard internazionali sulla prevenzione degli infortuni. Il Ministero del Lavoro e le organizzazioni sindacali sottolineano come queste policy rispondano all’esigenza di ridurre drasticamente l’incidenza di errori imputabili all’uso di sostanze.

Un aspetto fondamentale sarà la capacità delle imprese di aggiornarsi tempestivamente sulle nuove prescrizioni, per evitare sanzioni, contenziosi e responsabilità civili o penali in caso di incidenti. Le sanzioni amministrative e la revoca delle certificazioni di sicurezza sono già oggi strumenti dissuasivi potenti previsti dalla normativa vigente.

Per rimanere competitivi e preparati, imprese e lavoratori devono investire in formazione continua e cura della propria reputazione professionale. Un’ulteriore risorsa è imparare a selezionare parole chiave nel curriculum che richiamino queste nuove competenze trasversali.

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