
Indice dei contenuti
Una mobilitazione globale senza precedenti
Il 27 novembre 2025, alla vigilia del Black Friday, il mondo assiste a una delle più estese mobilitazioni sindacali contro Amazon. Migliaia di lavoratori, sostenuti da sindacati, organizzazioni per i diritti umani e gruppi ambientalisti, hanno indetto scioperi e manifestazioni in oltre 30 Paesi. L’obiettivo è puntare i riflettori sulle pratiche occupazionali, sull’impatto ambientale e sull’influenza politica esercitati dal colosso tecnologico guidato da Jeff Bezos.
Questa ondata di proteste non si limita ai lavoratori di magazzino; coinvolge anche tech worker, attivisti e professionisti della logistica e dei servizi cloud. Dal Black Friday al Cyber Monday, la campagna Make Amazon Pay – giunta al suo sesto anno – vede una partecipazione aumentata e coordinata tra le varie realtà sindacali internazionali.
Secondo Christy Hoffman, segretaria generale di UNI Global Union, le intenzioni di Amazon e dei suoi partner politici sono chiare: orientare il futuro verso un modello tecno-autoritario, minacciando il diritto alla democrazia sul luogo di lavoro e ostacolando la libertà di organizzazione sindacale. La richiesta unanime: basta disuguaglianze, più sicurezza e diritti.
All’interno di questa ampia mobilitazione, acquisisce risalto anche l’importanza del concetto di employability e occupabilità, sempre più centrale in un mondo del lavoro soggetto a rapidi cambiamenti e crescenti pressioni lavorative.
Le ragioni delle proteste: diritti, ambiente e fiscalità
Al centro delle proteste vi sono le gravi accuse rivolte ad Amazon. Il movimento a livello globale sottolinea la responsabilità dell’azienda nell’alimentare disuguaglianze, nell’interferire con i diritti democratici – come dimostrato dal finanziamento della cerimonia d’investitura di Donald Trump – e nel causare danni ambientali significativi.
I lavoratori contestano le politiche antisindacali e la tendenza di Amazon a sfruttare la deregolamentazione e lo smantellamento delle tutele ambientali a proprio vantaggio. In molte strutture, da Manesar in India a Delta in Canada, i dipendenti testimoniano condizioni estreme: obiettivi di produttività altissimi, carenza di tutele di safety e, in alcuni casi, salari decurtati per chi si ammala o non raggiunge i target imposti.
Nelle parole della lavoratrice Neha Singh, le condizioni di caldo nel magazzino trasformano il luogo in una fornace, senza tregua per raggiungere i risultati richiesti. L’appello è chiaro: chiedere diritti basilari come la sicurezza e la dignità è diventata una necessità vitale.
Di fronte all’avanzata della tecnologia e dell’automazione, la paura di una sostituzione di massa di posizioni lavorative alimenta ulteriormente il malcontento, sollevando questioni cruciali su quali competenze trasversali debbano essere rafforzate nel mondo del lavoro odierno.
L’impatto geopolitico ed economico: Amazon tra lobbying e regimi
Secondo David Adler, co-coordinatore di Progressive International, Amazon è ormai un perno di un nuovo ordine autoritario, fondato sulla sorveglianza e sullo sfruttamento. Le tecnologie fornite all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) negli Stati Uniti, così come le collaborazioni con regimi repressivi, forniscono esempi concreti dell’influenza geopolitica dell’azienda.
Proteste sono in programma anche in Germania, dove il sindacato ver.di guida i lavoratori dei magazzini in scioperi mirati, e in molte nazioni europee come Danimarca, Spagna, Grecia, Regno Unito, Polonia e Lussemburgo. Manifestazioni sono attese in Australia, Indonesia, Taiwan, Nepal, Palestina, Brasile, Colombia e Sudafrica.
La campagna Make Amazon Pay sottolinea che le tecnologie dell’azienda sono complici di diversi sistemi di violenza globale, dalla repressione dei palestinesi fino agli attacchi dell’ICE negli USA. Il movimento mira a riscrivere le regole per un’economia fondata sulla dignità e sulla democrazia, chiedendo maggiore tutela dei diritti collettivi.
In questo contesto globale, la costruzione di un networking efficace assume sempre più rilievo: per cittadini e lavoratori la solidarietà internazionale rappresenta una difesa concreta contro la concentrazione di potere nelle mani delle Big Tech.
Emergenza ambientale e la richiesta di equità fiscale
La responsabilità ambientale è ora al centro del dibattito. Sanna Ghotbi di Greenpeace International denuncia il ruolo di Amazon nell’intensificazione della crisi climatica: il crescente peso politico dell’azienda e la sua alleanza con regimi autoritari accentuano la distruzione ambientale e la repressione dei diritti.
Il movimento Make Amazon Pay chiede che le grandi aziende tecnologiche tornino a rispettare il pianeta, sottolineando l’urgenza di fermare l’ingerenza delle Big Tech nella vita quotidiana e di pretendere una giusta retribuzione dei lavoratori.
Significativa la questione fiscale: nel suo ultimo bilancio, Amazon dichiara di aver pagato 1,4 miliardi di dollari (circa 1,2 miliardi di euro) in meno di tasse rispetto all’anno precedente. Gli attivisti evidenziano come i risparmi derivanti dai tagli fiscali incidano sull’economia globale e sulla giustizia sociale.
Parallelamente, la crescita dei data center – tra i più grandi al mondo – comporta un elevato consumo di risorse, in particolare acqua ed energia. La coalizione richiede risarcimenti per i danni ambientali causati e ribadisce la necessità di pagare le tasse e garantire salari equi.
Vuoi saperne di più su tendenze, scioperi e tematiche lavorative? Visita la nostra sezione News sul lavoro per tutti gli approfondimenti più aggiornati.

