Lo smart working è una modalità lavorativa che, negli ultimi anni, ha avuto una crescita esponenziale. Un ruolo di rilievo è stato esercitato sicuramente dallo scoppio della pandemia da Covid-19 che, prima per necessità e poi per comodità, ha trasformato lo smart working nella modalità di lavoro prediletta da molte realtà italiane e internazionali.

Lo smart working, come si evince dal nome stesso, consente ai lavoratori – sia del settore pubblico che di quello privato – di lavorare in modalità smart, ovvero in luoghi diversi ed esterni dalla sede aziendale, utilizzando strumentazioni tecnologiche che, di norma, vengono concesse dall’organizzazione di cui si è dipendente, anche se questa non è sempre “la regola”.

Tuttavia, nonostante questa capillare diffusione, nel nostro Paese e a livello europeo lo smart working rimane ancora oggi oggetto di dibattiti e regolamentazioni.

In particolare, una delle tematiche più calde, di cui – soprattutto nell’ultimo periodo – si sta ampiamente discutendo, è il diritto alla disconnessione in smart working.

Nei prossimi paragrafi ci occuperemo dunque di capire cos’è il diritto di disconnessione in smart working e quali sono le principali normative che disciplinano il tema “smart working e diritto alla disconnessione”.

Diritto alla disconnessione in smart working: di cosa si tratta?

Si sente parlare sempre più spesso di smart working e diritto alla disconnessione: vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Il diritto alla disconnessione è il diritto, spettante a tutti i lavoratori agili del settore pubblico e privato, di poter non essere reperibili fuori dall’orario lavorativo durante lo smart working

Tenendo presente il fatto che ogni lavoratore è tenuto a rispettare gli obblighi previsti dal contratto che ha stipulato al momento dell’assunzione, il diritto alla disconnessione prevede sostanzialmente che il lavoratore si possa disconnettere dai dispositivi elettronici usati abitualmente per svolgere le proprie attività professionali nelle fasce orarie che non rientrano in quelle lavorative. Ovviamente, queste ultime sono quelle stabilite dal contratto o da accordi specifici con il datore di lavoro.

Diritto alla disconnessione in smart working: la normativa

Come detto sopra, smart working e diritto alla disconnessione sono tanto collegati quanto spesso soggetti a differenti interpretazioni.

Se infatti lo smart working nel nostro Paese è disciplinato da una serie di leggi, il diritto alla disconnessione risulta un concetto ancora poco approfondito e regolamentato e, in generale, applicato in maniera differente a seconda delle circostanze

Partiamo infatti col dire che il primo riferimento al diritto alla disconnessione si trova nella legge n.81 del 2017 che disciplina appunto lo smart working e che contiene un accenno al diritto di disconnessione.

L’articolo 19 a cui facciamo riferimento recita: “L’accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore. L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.”

La disconnessione, dunque, consiste nella possibilità del lavoratore agile di non rispondere alle e-mail, alle chiamate e alle richieste di attività da svolgere fuori dall’orario di lavoro, anche se nell’ordinamento italiano questo diritto viene disciplinato nello specifico dall’accordo che il lavoratore stipula con il datore di lavoro.

Tuttavia, come si evince dalle parole dell’articolo stesso, in Italia il diritto alla disconnessione in smart working gode ancora di una certa “libertà” di interpretazione, a differenza, invece, di altri Paesi come ad esempio la Francia, in cui questo non succede.

Infatti, in Francia la legislazione si è espressa in maniera molto più chiara attraverso la Loi du Travail del 2016: questa legge prevede esplicitamente l’obbligo per le imprese con più di 50 dipendenti di prevedere, nell’ambito della contrattazione aziendale, il diritto di disconnessione

Diritto alla disconnessione in smart working: perché è importante

Vediamo a questo punto perché il diritto alla disconnessione è così importante. La motivazione è molto semplice: garantire ai lavoratori un sano work life balance anche in regime di smart working.

Lavorare in smart working non vuol dire, infatti, essere sempre e comunque reperibili e annullare i confini tra vita privata e professionale. La modalità smart implica svolgere il proprio lavoro da remoto in una sede diversa da quella aziendale in determinate fasce orarie e non ininterrottamente

Pertanto, il diritto alla disconnessione non è altro che un’ulteriore tutela per i lavoratori che, per essere produttivi, hanno bisogno di una vita equilibrata e serena.

Per evitare, quindi, il rischio di uno stress eccessivo sia a livello fisico che psicologico e il sopraggiungere della sindrome di burnout, la disconnessione diventa necessaria per stabilire un confine netto tra vita professionale e sfera privata, fondamentale per l’equilibrio di tutti i lavoratori. 

Il tuo lavoro ti fa avvertire costantemente stress ed ansia? Hai l’esigenza di cercare un nuovo lavoro che ti garantisca maggiore equilibrio tra vita privata e professionale? Trova il lavoro che fa per te con Jobiri, il primo consulente di carriera digitale intelligente. Grazie al servizio Ricerca Lavoro hai la possibilità di scoprire decine di migliaia di offerte in linea con il tuo profilo e le tue necessità. Registrati qui e inizia subito.

Condividi questa storia, scegli tu dove!

Post correlati

Trova lavoro ora