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La crescita dei salari medi tra 2014 e 2024

Nel decennio compreso tra 2014 e 2024, il tema della crescita delle retribuzioni medie in Italia rispetto all’inflazione è diventato centrale nel dibattito socio-economico. Secondo i dati ufficiali elaborati dal Civ dell’INPS, la retribuzione annua media dei dipendenti del settore privato è aumentata da 21.345 euro nel 2014 a 24.486 euro nel 2024, registrando una crescita nominale del 14,7% su base decennale.

Anche la pubblica amministrazione ha visto un incremento delle retribuzioni, con un passaggio da 31.646 euro a 35.350 euro, pari a un aumento dell’11,7% nello stesso periodo. Tuttavia, questi incrementi risultano inferiori rispetto alla crescita dell’inflazione cumulata, che nello stesso arco temporale ha toccato circa il 20%, con picchi registrati in 2022 (+8,1%) e 2023 (+5,4%), soprattutto a causa dell’impennata dei prezzi energetici dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

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Il risultato è stato un sfavorevole confronto tra la dinamica salariale e quella dell’inflazione: in valore reale, i salari italiani si sono erosi, portando a una sostanziale stagnazione nel potere d’acquisto. Questa situazione riflette una criticità profonda nel sistema retributivo nazionale, come osservato anche dall’OCSE e da numerosi organismi internazionali.

Analisi delle cause e dei fattori strutturali

L’analisi dei fattori alla base della stagnazione delle retribuzioni reali restituisce uno scenario complesso. Secondo il documento ufficiale elaborato dall’INPS, una ripresa delle retribuzioni reali è stata osservata solo negli ultimi due anni, dovuta principalmente al rallentamento dell’inflazione e ai rinnovi contrattuali posticipati. Tuttavia, nelle fasi precedenti i ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi hanno contribuito ad accentuare la perdita di potere d’acquisto.

Il rapporto INPS mette l’accento anche sul ruolo della produttività del lavoro in Italia, evidenziando come quest’ultima sia rimasta bassa rispetto alla media europea. Settori produttivi stagnanti, carenza di innovazione tecnologica e inefficienze nella burocrazia e nelle infrastrutture costituiscono i principali ostacoli a una crescita salariale più robusta.

Sono stati inoltre rilevati divari territoriali significativi: le regione del Nord Ovest hanno riportato una retribuzione media di 28.852 euro per il 2024, seguite da Nord Est (25.723 euro), Centro (23.850 euro), Sud (18.254 euro) e Isole (17.898 euro). Tali differenze incrociano anche la composizione settoriale dell’occupazione, con un trend di crescita dei servizi rispetto all’industria.

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Confronto internazionale e differenze salariali

Il rapporto del Civ dell’INPS evidenzia che la retribuzione annua media dei lavoratori dipendenti in Italia si attesta a 24.486 euro nel 2024, un valore significativamente inferiore alla media estera di 74.254 euro. Questo gap è coerente con quanto sottolineato da Fabio Panetta, Governatore di Bankitalia, che ha individuato un differenziale retributivo del 30% rispetto alla Francia e addirittura dell’80% nei confronti della Germania per i giovani laureati.

Si tratta di importanti divari che si sono ampliati negli anni, rafforzando la percezione di una penalizzazione retributiva cronica per i lavoratori italiani. Bankitalia e OCSE hanno ripetutamente sottolineato la necessità di agire su innovazione, competenze e contrattazione salariale per colmare queste distanze.

In questo scenario risulta cruciale una strategia che unisca la valorizzazione delle soft skills, la flessibilità nell’adattarsi a nuovi settori e la conoscenza dei meccanismi di contrattazione e networking professionale. In particolare, comprendere employability e occupabilità assume sempre maggiore rilevanza per chi desidera elevare la propria posizione sul mercato del lavoro.

Le proposte dei sindacati e le prospettive future

I dati forniti evidenziano la risposta delle principali sigle sindacali italiane, che chiedono una riforma dei meccanismi di contrattazione collettiva. Maurizio Landini, segretario Cgil, ha posto l’accento sulla crescita dei contratti pirata (da 150-160 nel 1993 a oltre 1000 nel 2024), sottolineando la necessità di una contrattazione annuale dei salari per garantire il recupero dell’inflazione e tutelare il potere d’acquisto.

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Secondo Pierpaolo Bombardieri, segretario Uil, è ora imprescindibile valorizzare la contrattazione di secondo livello, da estendere a livello territoriale e settoriale, dato che attualmente copre solo il 26% dei casi. Anche Mattia Pirulli della Cisl sostiene il rafforzamento della contrattazione decentrata come leva di redistribuzione della ricchezza e di contrasto al dumping contrattuale.

A fronte di queste proposte, risulta strategico conoscere strumenti come la negoziazione dei contratti di lavoro, un aspetto che può fare la differenza sia per il settore privato sia per quello pubblico. Un approfondimento su come negoziare un contratto può facilitare la consapevolezza delle opportunità e dei rischi legati alle nuove dinamiche del mercato del lavoro.

Occupazione, produttività e soluzioni per il rilancio

La composizione dell’occupazione tra 2014 e 2024 ha visto una crescente polarizzazione tra settori: la quota industriale pure in crescita in termini assoluti (da 3,95 milioni di lavoratori a 4,33 milioni) è scesa dal 28,1% al 24,5% come percentuale. In parallelo, i servizi hanno guadagnato peso, con l’eccezione del commercio che ha perso circa 0,5 punti percentuali.

Questa trasformazione settoriale ha un impatto diretto sulla produttività del lavoro e sulla crescita salariale. Mentre in Europa e nei Paesi OCSE si osservano spesso miglioramenti più marcati, in Italia la produttività ancora fatica a decollare. Il decalage retributivo tra territori e professioni accentua ulteriormente le diseguaglianze, soprattutto nelle regioni meridionali.

Per colmare questi squilibri, diventa essenziale puntare su innovazione tecnologica, formazione continua e valorizzazione delle competenze trasversali. Il successo nella ricerca di un’occupazione passa dunque anche dallo sviluppo di reti professionali solide, come suggerito dalla guida su cos’è il networking, fondamentale per aumentare le opportunità soprattutto in contesti dinamici e ad alta concorrenza.

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