Pubblicato il: 27 Luglio 2026 alle 12:03

chatbot jobi

Jobi, il chatbot con intelligenza artificiale firmato Jobiri, arrivato alla 5° tappa del workshop nei primi sei mesi dell’anno

Non un discorso astratto sull’intelligenza artificiale, ma un percorso pensato per accompagnare chi ogni giorno gestisce una segreteria scolastica a capire dove l’IA può davvero essere utile, senza tecnicismi e senza stravolgere nulla di quello che già esiste. È questo l’approccio che ha guidato la quinta edizione del workshop dedicato a Jobi, il chatbot sviluppato da Jobiri per le scuole, che nei primi sei mesi dell’anno ha registrato una partecipazione crescente tra dirigenti scolastici, DSGA e responsabili dei siti istituzionali.

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In questo articolo:

  • Il problema prima della soluzione
  • Cosa hanno imparato i partecipanti
  • Dove entra l’intelligenza artificiale, e perché non è il caso di temerla
  • La domanda che preoccupa di più, e la risposta che ha convinto
  • I casi reali portati in aula
  • Non solo segreteria, un assistente per tutta la comunità scolastica

Il problema prima della soluzione

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Il workshop non è partito dalla tecnologia, ma dai grattacapi quotidiani di chi lavora in segreteria. Passiamo le giornate a rispondere a domande che sul sito hanno già una risposta, ha raccontato un dirigente scolastico di un istituto comprensivo. Le domande arrivano anche fuori orario e ci ritroviamo la mail intasata, ha aggiunto una referente di segreteria di un liceo. Oggi le famiglie vogliono risposte immediate, se il sito non le dà, chiamano noi, ha chiuso il quadro una collega di un istituto tecnico.

Tre frasi, la stessa fotografia. Le informazioni ci sono già, sul sito della scuola, ma nessuno le trova nel momento in cui servono. Il risultato è un carico di lavoro ripetitivo che si somma a quello ordinario, e che si scarica soprattutto sulla segreteria.

Cosa hanno imparato i partecipanti

Il primo apprendimento condiviso in aula è che il problema non è mai stato la mancanza di contenuti, ma la loro accessibilità nel momento giusto. Le scuole hanno già tutte le informazioni sul sito, orari, iscrizioni, libri di testo, modulistica. Quello che manca è un modo per farle arrivare a chi le cerca, quando le cerca, senza passare da una telefonata o da una mail.

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Il secondo apprendimento riguarda la natura dello strumento presentato. Jobi non è un progetto digitale da gestire, ma un servizio che si attiva a partire dai contenuti già presenti sul sito scolastico, senza richiedere nuovi sviluppi, nuovi testi o formazione tecnica per il personale. Un punto che ha rassicurato molti dei presenti, spesso preoccupati all’idea di doversi occupare di un ennesimo strumento da mantenere.

Il terzo apprendimento è di natura pratica, ed è arrivato dai numeri condivisi durante l’incontro. Le scuole che hanno già attivato lo sportello famiglie registrano fino al 70% in meno di richieste ricevute via mail o telefono, con un tempo medio di risposta di 2,3 secondi e una disponibilità che copre l’intera giornata, sette giorni su sette. Non uno strumento in più da presidiare, ma uno strumento che assorbe le richieste ripetitive e restituisce tempo alla segreteria per tutto il resto.

Dove entra l’intelligenza artificiale, e perché non è il caso di temerla

A questo punto del workshop, dopo aver visto il problema e i numeri, è arrivato il momento di nominare esplicitamente cosa c’è dietro Jobi. Ed è qui che si è vista la differenza rispetto a un tipico convegno sull’IA. Non è stata presentata come una tecnologia da imparare a usare, ma come il motore silenzioso che rende possibile tutto quello che era stato mostrato fino a quel momento.

È l’intelligenza artificiale a leggere e comprendere i contenuti già pubblicati sul sito della scuola, e a restituirli in linguaggio naturale, come farebbe una persona, invece che con un elenco di link o una ricerca a parole chiave. È sempre l’IA a distinguere una domanda su un open day da una su un modulo di iscrizione, e a rispondere nel modo giusto in 2,3 secondi, di giorno o di notte. Per un dirigente o un DSGA, il punto da portare a casa non è quindi come funziona l’intelligenza artificiale, ma cosa smette di dover fare la segreteria grazie a essa. Diversi partecipanti hanno riconosciuto proprio in questo passaggio il momento in cui l’IA ha smesso di sembrare un rischio da gestire e ha iniziato a sembrare un alleato concreto.

La domanda che preoccupa di più, e la risposta che ha convinto

Nella parte finale del workshop è emersa la domanda più ricorrente tra dirigenti e DSGA: chi garantisce che le risposte siano corrette, e cosa succede ai dati delle famiglie che scrivono. Su questo il workshop ha dedicato ampio spazio, perché è qui che si gioca la fiducia di chi decide.

Jobi risponde solo sulla base dei contenuti ufficiali pubblicati sul sito della scuola, senza inventare informazioni. È qualificato dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, requisito obbligatorio per i fornitori della pubblica amministrazione, ed è certificato secondo quattro standard ISO, sulla qualità della gestione, sulla sicurezza dei dati, sulla sicurezza del cloud e sulla protezione dei dati personali nel cloud pubblico. È inoltre conforme agli standard di accessibilità WCAG 2.1, requisito che riguarda direttamente studenti e famiglie con disabilità.

Per un pubblico che valuta ogni nuovo strumento anche dal punto di vista della responsabilità e della conformità normativa, prima ancora che da quello dell’innovazione, questi elementi hanno pesato quanto, se non più, dei dati sull’efficienza.

I casi reali portati in aula

A rendere concreto il discorso sono stati i casi di scuole che utilizzano già Jobi. La Rete delle 359 scuole che promuovono la salute della Regione Toscana lo utilizza per rispondere alle domande di studenti, famiglie e insegnanti sui documenti e le buone pratiche della rete. L’Istituto Comprensivo Statale Rita Levi Montalcini lo ha integrato direttamente nel proprio sito istituzionale per accompagnare famiglie e studenti nella ricerca di informazioni quotidiane. L’Istituto di Istruzione Superiore Ferrini Franzosini lo utilizza anche in chiave orientativa, per rispondere alle domande di chi sta scegliendo la scuola superiore. Tra le realtà citate anche l’Istituto di Istruzione Superiore Racchetti Da Vinci.

Casi diversi per dimensione e finalità, che hanno permesso ai partecipanti di riconoscersi in almeno una situazione simile alla propria scuola.

Non solo segreteria, un assistente per tutta la comunità scolastica

Un ultimo punto discusso in aula riguarda l’ampiezza dell’utilizzo. Lo sportello risponde infatti a pubblici diversi con la stessa base di conoscenza: gli studenti che cercano informazioni su orari e attività, le famiglie che vogliono indicazioni anche fuori dagli orari di segreteria, il personale interno che trova supporto su circolari e documenti, e i soggetti esterni, dai futuri iscritti agli enti partner, che ottengono informazioni istituzionali senza dover contattare direttamente la scuola.

Per gli istituti che devono anche gestire le iscrizioni, è stato mostrato come lo stesso assistente possa raccontare i punti di forza della scuola a chi sta valutando dove iscriversi, raccogliendo i contatti in modo integrabile con i sistemi già in uso.

Il tuo istituto convive con gli stessi grattacapi raccontati in aula?

Se vuoi capire come funziona concretamente Jobi, lo sportello famiglie di Jobiri, applicato al sito della tua scuola, quali contenuti servono davvero e come si integra con i sistemi che già usi, puoi scrivere direttamente a info@jobiri.com.

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