Pubblicato il: 21 Gennaio 2026 alle 10:12
L’impatto del Next Appennino sull’occupazione e sul PIL
Il programma Next Appennino rappresenta uno degli interventi economici più rilevanti nella storia recente dell’Italia centrale, finalizzato a stimolare la ripresa dopo i sismi del 2016 che hanno colpito Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio. Secondo le rielaborazioni del Cresme su dati Istat, Inps e Ministero del Lavoro, tra il 2027 e il 2029 si prevede un impatto di 3,8 miliardi di euro sul PIL delle aree coinvolte, con la creazione di oltre 18.000 nuovi posti di lavoro.
Un elemento distintivo di questo piano di rilancio è il focus non esclusivo sull’edilizia, sebbene sia una componente chiave. Numerosi settori sono stati coinvolti, a partire da una manifattura radicata nel territorio, soprattutto nel comparto meccanico. È stato evidenziato come il programma abbia saputo trasformare la crisi del terremoto in una opportunità di sviluppo integrato e innovativo.
Il Commissario per la ricostruzione Guido Castelli sottolinea che non si sono occupati solo di edifici, ma anche dello sviluppo strutturale e del potenziamento dell’intero tessuto produttivo. Sono stati attivati contratti di ricerca importanti con aziende di primaria importanza come Lube, Ariston Thermo e Sanofi. Queste iniziative hanno contribuito sia al rafforzamento dell’innovazione locale, sia all’internazionalizzazione delle imprese dell’area.
Interessante anche il ruolo che queste azioni hanno avuto sulle competenze richieste all’interno del mercato locale, allineando la domanda delle imprese all’offerta di risorse umane qualificate. Per chi intende comprendere come il networking influisca concretamente sull’occupabilità, il caso Next Appennino è una delle best practice recenti nel panorama nazionale.
Contratti di ricerca, PMI e sostegno all’innovazione imprenditoriale
Nel disegno originale i contratti di ricerca riguardavano investimenti superiori ai 20 milioni di euro, ma considerando la preponderanza di PMI in Italia, il Next Appennino ha introdotto una prototipazione di questi contratti anche per progetti tra 1,5 e 20 milioni. Questa scelta ha avuto l’obiettivo di incentivare la ricerca e l’innovazione non solo nelle grandi realtà, ma anche nelle aziende di medie e piccole dimensioni.
La strategia si focalizza sull’indice di innovazione e premia le aziende che investono in capitale umano, nuove tecnologie e differenziazione produttiva. Diversi casi d’imprenditoria locale si sono distinti: dal caseificio Petrucci di Amatrice, che ha rilanciato la propria produzione grazie all’innovazione, all’impresa L:A:S – Laser Art Style di Corridonia, che ha saputo coniugare tradizione e tecnologia avanzata, fino alla start up Centauroos di Ascoli Piceno impegnata nella rigenerazione degli scarti post-sisma.
L’approccio sistemico adottato nel cratere del sisma 2016 ha generato una spinta positiva anche rispetto all’attrattività per nuovi talenti nelle aree interne. Il piano ha agito da volano per la filiera dell’home décor, la moda, l’<strong’automotive e l’<strong’arredo urbano di design. Si tratta di comparti ad alta intensità di know-how, in cui la promozione di employability e occupabilità è sempre più centrale.
Si inseriscono, inoltre, nel quadro di strumenti regionali anche risorse dedicate a enti di ricerca e sistemi universitari. Sono previsti 62 milioni di euro di investimenti per il rafforzamento di centri di ricerca universitari e programmi di attrazione di giovani con competenze tech e STEM.
Gestione delle tre crisi: sismica, demografica e climatica
Il Commissario straordinario Guido Castelli identifica un intreccio tra la crisi sismica, quella demografica e la transizione climatica all’interno delle regioni del Centro Italia. Non si è trattato solo di ricostruire, ma anche di contrastare il rischio di spopolamento e deindustrializzazione — minacce che avrebbero portato a un’ulteriore fragilizzazione del tessuto sociale e territoriale.
In questo contesto, Umbria e Marche sono state classificate come regioni in transizione secondo le linee guida della Commissione europea, analogamente a molte zone del Sud Italia. È stato così esteso l’accesso delle due regioni ai vantaggi della Zes del Sud (Zone Economiche Speciali), col fine di stimolare un nuovo ciclo di crescita organica.
Degno di nota è l’ammontare delle risorse stanziate: più di due miliardi di euro in fondi complementari sono stati destinati all’avvio di grandi cantieri e al potenziamento delle infrastrutture, con la digitalizzazione degli archivi di 138 Comuni del cratere e la realizzazione di 4 Data Center. L’infrastruttura digitale è considerata una leva fondamentale per la ricucitura nazionale e l’accesso alle filiere economiche globali.
Questa visione si è riflessa anche nelle iniziative dedicate alla crescita dell’offerta formativa universitaria. L’aggregazione di 12 Università del centro Italia per l’organizzazione di nuovi centri di ricerca è un esempio di come la coesione territoriale sia centrale anche in funzione anti-spopolamento. Non a caso, nei progetti del Next Appennino è sempre presente il tema della capacità di identificare il mercato target come chiave di sostenibilità per le imprese e i giovani professionisti.
Bilancio, effetti sull’occupazione e strategie future
A distanza di tre anni, gli effetti delle politiche di rigenerazione sono diventati manifesti anche nei trend demografici. Se è vero che l’indice della popolazione continua a calare, la curva si è però stabilizzata rallentando rispetto al periodo precedente, segno che le azioni di coesione sociale hanno iniziato ad avere impatto. Siamo ora all’anticamera della nuova programmazione di fondi comunitari, e i risultati ottenuti sono giudicati importanti grazie a una governance multilivello che ha saputo ridurre le fragilità di territori periferici e montani.
Rispetto ai numeri, entro maggio 2025 sono stati avviati quasi 1.500 progetti imprenditoriali per un valore di 904 milioni di euro, riferiti alla macro-misura B. Questo ha permesso a molte aree, storicamente a rischio di depressione produttiva, di evitare condizioni di marginalità cronica e di assistere a una vera ripresa delle attività economiche.
Il fenomeno della piena occupazione è evidenziato dalle cifre sulle difficoltà di abbinare domanda e offerta di lavoro: nel biennio 2024-2025 il tasso di disallineamento ha raggiunto il 52% nella provincia di Ascoli, il 56% in quella di Macerata, il 58% a Fermo e il 54% a Rieti. Nelle altre province i valori restano più stabili, ma oscillano attorno al 55%, sempre sopra la media nazionale.
Il Next Appennino guarda ora avanti in cinque direzioni principali: rafforzamento delle infrastrutture formative, connessione tra centri di ricerca e università, potenziamento dei servizi per il lavoro, promozione di imprenditoria giovanile e inclusione attiva delle persone inattive (in particolare donne e soggetti “scoraggiati”).
Tra le azioni in pipeline, spicca il sostegno a laboratori e strumenti di apprendimento innovativi, la promozione di eventi di matching tra domanda e offerta di lavoro (come i Job Day), la valorizzazione delle soft skills nel CV e il supporto all’autoimpiego, in linea con i programmi nazionali di welfare territoriale.
Il programma Next Appennino dimostra la rilevanza delle politiche multilivello per superare le disuguaglianze tra centro e periferia, e posiziona il territorio come esempio italiano di resilienza integrata, dove capitale sociale, innovazione e nuove generazioni sono diventati driver di crescita sociale ed economica.
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Job Coach e Copywriter con grande esperienza nel settore lavoro e digital, Federica ha un background umanistico combinato a competenze tecniche di career advisory, marketing e comunicazione. Esperta di carriera e nello sviluppo di contenuti per fare scelte professionali vincenti, Federica è in grado di trasformare concetti complessi in messaggi chiari e utili per vivere la propria professionalità in maniera più appagante.