La traduzione in lingua italiana del termine inglese “leadership” esprime un concetto di guida (to lead significa appunto guidare): il leader è un capo, una persona che occupa una posizione di prestigio e gerarchicamente superiore.

Un buon leader è colui che ha sviluppato nel corso del tempo la cosiddetta capacità di leadership, ossia la capacità di motivare più individui a raggiungere un determinato obiettivo, comune e condiviso o, per dirla con le parole di Goleman, “la capacità di influenzare la gente, e aiutarla a lavorare meglio per raggiungere uno scopo finale in comune”.

Fare carriera e sviluppare una buona capacità di leadership è tutt’altro che scontato e semplice. Pertanto, in questo articolo approfondiremo nel dettaglio cos’è la leadership, le varie tipologie esistenti e il modo più semplice per sviluppare un’ottima capacità di leadership.

Cos’è la leadership?

La leadership è quell’abilità che consiste nel saper guidare e motivare un gruppo di persone. Nel mondo del lavoro, il leader è quindi colui che definisce obiettivi di business, li comunica in modo efficace ai suoi collaboratori ed è in grado di guidarli nel loro raggiungimento.

Per essere un buon leader non bastano, dunque, un bagaglio di competenze professionali aggiornato e approfondito in un determinato settore: in realtà, questo rappresenta soltanto una piccola parte di quelle che sono le caratteristiche che dovrebbe avere un profilo preposto al coordinamento di un gruppo.

Cosa fa di un leader un buon leader? Alcune delle caratteristiche fondamentali per essere un valido leader sono sicuramente l’empatia, il carisma, la disponibilità, l’umiltà, la capacità di valorizzare ogni singolo membro del team, spiccate doti comunicative e di problem solving.

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Tipologie di leadership

La leadership è una capacità praticata fin dai tempi antichi. Sono stati tanti e controversi i dibattiti che nel corso del tempo hanno animato gli studiosi sulle sue caratteristiche e sul modo in cui praticarla.

E’ questa la ragione per cui esistono 4 differenti tipologie di leadership che rispecchiano i diversi modi con cui questa capacità viene interpretata:

  1. Situazionale
  2. Trasformazionale
  3. Transazionale
  4. Relazionale

1. La leadership situazionale

La leadership situazionale è uno stile studiato e sviluppato da Kenneth Blanchard e Paul Hersey. Il termine si riferisce all’idea che è il leader o manager a dover adattare le sue azioni al livello di maturità di chi lo segue.

In altre parole, secondo questo modello il leader deve relazionarsi con i propri followers a seconda del loro grado di maturità: per esempio, se i collaboratori sono giovani appena assunti, il modo migliore per esercitare la leadership è impartire ordini precisi; con il passare del tempo e una maggiore esperienza è, invece, importante coinvolgere le persone nei processi decisionali.

Pertanto, una volta che un membro del team ha esperienza e maturità sufficienti, diventa utile per tutti una sempre maggiore delega nella presa di decisioni autonome.

2. La leadership trasformazionale

Il concetto di leadership trasformazionale, introdotto da James MacGregor Burns nel 1978, si basa sulla teoria secondo la quale il leader può ottenere risultati soddisfacenti, migliorare il morale e la motivazione influenzando in maniera positiva i suoi subordinati.

Questa tipologia prevede, quindi, di motivare le persone attraverso una specifica funzione del leader, ossia quella di fungere da modello ed ispirare i subordinati, creando le migliori condizioni affinché diano il loro meglio.

Il leader trasformazionale basa, dunque, il suo rapporto con i collaboratori su leve più emozionali: la capacità di motivare e di far identificare lo staff con la mission del progetto sono i suoi strumenti.

3. La leadership transazionale

La leadership transazionale, introdotta da Max Weber nel 1947,  si concentra sul miglioramento della situazione attuale dell’organizzazione, inquadrando i passaggi e controllando le attività organizzative. Lo scopo principale è, dunque, quello di rinnovare la cultura aziendale esistente e migliorare le politiche e le procedure attuali.

In questo tipologia, il leader usa l’autorità e la responsabilità come suoi poteri: il premio e le penalità sono gli strumenti principali che usa per ispirare i suoi subordinati. In altre parole, un dipendente viene premiato se raggiunge l’obiettivo entro il tempo stabilito, mentre viene penalizzato se non completa il compito entro il tempo richiesto.

Si tratta quindi di una tipologia che si basa su una sorta di “accordo di negoziazione” tra il leader e i suoi followers, che trattano per massimizzare la propria posizione. La motivazione del collaboratore ad accondiscendere il leader risiede nel suo interesse, in quanto il leader può erogare forme di ricompensa, sia di tipo economico sia psicologico.

4. La leadership relazionale

Nella leadership relazionale il baricentro si sposta sulla relazione e sulla possibilità di interscambio tra leader e followers.

Si basa sull’assunto secondo il quale il leader non può esistere senza un gruppo, e ancora che il gruppo non può essere considerato semplicemente come una somma di persone che reagisce agli stimoli del leader. Quest’ultimo, insieme al team, esiste come un sistema. Il focus si sposta quindi sulla complessità del sistema e sulle caratteristiche dell’ambiente in cui il sistema gruppo si esprime.

Incentrata sulla condivisione e sulla connettività, promuove pertanto la produzione della conoscenza a tutti i livelli gerarchici e la sua distribuzione lungo tutto il network aziendale. Si tratta di una leadership aperta, onesta ed esplicita, in grado anche di mostrare le proprie fragilità, di ascoltare e portare avanti le proprie richieste senza dover indossare una maschera di perfezione davanti ai propri collaboratori.

La leadership e il coaching

Essere un leader è, spesso, una combinazione di formalità ed informalità, soprattutto nelle organizzazioni odierne, in cui i ruoli sono molto più fluidi rispetto ad un tempo e, come succede ormai frequentemente, le persone rivestono più ruoli nello stesso tempo.

Oggi, nella maggior parte delle organizzazioni, si è giunti ad una visione della leadership come un processo attivo e continuo: le capacità di leadership possono quindi essere apprese nel corso del tempo e possedute da alcune persone in maniera innata, mentre da altre sviluppate attraverso pratiche ponderate, come l’executive coaching.

L’executive coaching, praticato da professionisti esperti e qualificati, è quel percorso che ha lo scopo di aiutare figure come manager, amministratori e dirigenti a raggiungere obiettivi di sviluppo, migliorare l’autoconsapevolezza e sviluppare il potenziale in vista di un generale miglioramento delle prestazioni e delle performance aziendali.

Il supporto di un executive coach è, dunque, utile al management aziendale per individuare risorse e capire quali capacità sviluppare, lavorando in particolare sullo sviluppo della leadership.

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Coach_Donatella Autore: Donatella Derchi
Career Coach Jobiri

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