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Espansione della Dop economy in Italia: dati e trend regionali

Nel 2024 la Dop economy continua a dimostrare una crescita significativa in 14 regioni italiane su 20, secondo i dati presentati nel XXIII Rapporto Ismea-Qualivita a Roma. In particolare, le quattro regioni del Nord Est si confermano il vero motore pulsante, con un valore aggregato di 11,24 miliardi di euro. Questo dato rappresenta un incremento del +2,8% rispetto al 2023, evidenziando la dinamicità del comparto agroalimentare tipico del territorio.

Il Veneto si avvicina alla soglia dei 5 miliardi di euro di valore, mentre sia l’Emilia-Romagna (+3,0%) che il Friuli-Venezia Giulia (+8,1%) registrano risultati in netta ascesa. Lo studio indica come queste aree abbiano saputo valorizzare le Indicazioni Geografiche quale strumento di competitività a livello internazionale e nazionale.

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Molto positiva anche la performance del Nord-Ovest, che segnala una crescita del +7,1%, trainata per il secondo anno consecutivo dalla Lombardia. Quest’ultima ha raggiunto un valore di 2,9 miliardi di euro, crescendo del +13,1% e registrando il quarto anno consecutivo di espansione.

La Lombardia si distingue come regione simbolo di innovazione nell’agroalimentare italiano, esempio virtuoso sia per il numero di prodotti Dop e Igp che per le sinergie nelle filiere produttive. Questo successo può servire da spunto pratico per chi vuole investire nel settore, rafforzando anche employability e occupabilità in ambito agroalimentare.

Sud, Isole e Centro: risultati a confronto e trend di crescita

L’area Sud e Isole evidenzia per il 2024 un aumento del +3,4% su base annua, con performance rilevanti da parte della Campania (+3,1%), della Puglia (+12,2%) e della Sicilia (+4,0%). Anche Abruzzo (+4,1%) e Calabria (+8,2%) mostrano una crescita significativa rispetto all’anno precedente.

Il Centro Italia, invece, fa registrare una lieve contrazione dello -0,9% rispetto al 2023, pur beneficiando del parziale recupero in Toscana (+0,5%) e della crescita della Umbria (+3,4%). Questo dato mette in luce le diverse velocità di sviluppo territoriale, con alcune aree che necessitano strategie di rilancio più mirate.

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Le regioni del Sud si stanno ritagliando un ruolo crescente nel panorama nazionale. La positiva evoluzione osservata nel Rapporto Ismea-Qualivita sottolinea la capacità di queste aree di investire su prodotti tipici locali e nella valorizzazione dei marchi Dop e Igp, contribuendo così al rilancio economico occupazionale.

Per i giovani e le nuove professionalità del settore, può rivelarsi utile approfondire come networking efficace e relazioni professionali nel comparto agroalimentare facilitino l’accesso a nuove opportunità nelle filiere tipiche.

Il Rapporto Ismea-Qualivita e le dichiarazioni della Fondazione Qualivita

Secondo quanto illustrato nel XXIII Rapporto Ismea-Qualivita, emerge la necessità di una revisione nazionale della strategia di promozione della qualità. L’attuale impostazione è spesso basata su numerosi riconoscimenti, anche di carattere regionale, che tendono a sovrapporsi.

Il Presidente della Fondazione Qualivita, Cesare Mazzetti, ha sottolineato l’opportunità di definire una linea d’azione coerente sui prodotti Dop e Igp, in sintonia con la candidatura della Cucina Italiana a patrimonio Unesco. Secondo Mazzetti, una politica più integrata favorirebbe l’export, la visibilità internazionale e la tutela delle tradizioni locali.

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Con il nuovo regolamento europeo e il pieno riconoscimento delle Indicazioni Geografiche per le bevande spiritose, si delinea una strategia ancora più ampia per la qualità. In questo scenario l’Italia si conferma all’avanguardia, dovendo però puntare all’integrazione tra diversi comparti economici, specie in ottica di sostenibilità.

La strategia di valorizzazione delle Indicazioni Geografiche risulta quindi centrale per consolidare un modello di crescita sostenibile nel sistema produttivo agricolo e alimentare italiano. Questo favorisce anche risultati occupazionali rilevanti, con una stima di 864.441 occupati nel 2024, strettamente collegati alla capacità delle filiere di distribuire valore lungo tutta la catena produttiva.

Implicazioni occupazionali e prospettive per il futuro della Dop economy

I dati evidenziati confermano che le Indicazioni Geografiche rappresentano non solo uno strumento avanzato di sviluppo economico e promozionale, ma anche una politica di successo per la tutela e la valorizzazione delle identità produttive tipiche italiane. Il modello Dop e Igp contribuisce ad attrarre investimenti, consolidando la reputazione internazionale del Made in Italy.

Di grande rilievo sono le ricadute occupazionali: il Rapporto Ismea-Qualivita stima una forza lavoro pari a 864.441 addetti nel 2024, coinvolti sia nella produzione primaria sia nelle attività di trasformazione e commercializzazione. Questo vantaggio competitivo si riverbera sulle comunità locali, sul turismo rurale e sulla creazione di nuovi posti di lavoro qualificati nella filiera.

Per rimanere aggiornati sulle tendenze di settore, è fondamentale investire nella propria formazione e orientarsi sulle competenze trasversali richieste dalle aziende attive nell’agroalimentare di qualità. In particolare, la valorizzazione delle soft skills nel CV rappresenta ormai un fattore decisivo per accedere ai migliori percorsi di carriera e posizioni manageriali.

La Dop economy italiana si configura così come esempio virtuoso anche per il coinvolgimento di giovani talenti, donne, professionisti del marketing territoriale e delle scienze agrarie, rafforzando la sostenibilità economica, sociale e ambientale del sistema.

Se vuoi conoscere tutte le ultime novità, consigli e approfondimenti dal mondo del lavoro e dell’economia italiana, scopri gli articoli aggiornati nella nostra sezione dedicata alle news lavoro.

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