Da diversi anni si parla dell’utilizzo di tecnologie digitali per migliorare l’efficienza e la produttività della Pubblica Amministrazione, un dibattito in cui ricorrono spesso i concetti di “dematerializzazione” e “digitalizzazione”.

In questo articolo faremo chiarezza su cosa si intende per dematerializzazione dei servizi, quali sono le differenze tra dematerializzazione e digitalizzazione nella PA e qual è l’impatto che la pandemia da Covid-19 sta avendo sulla dematerializzazione dei servizi pubblici per l’impiego.

Dematerializzazione e digitalizzazione: facciamo chiarezza

Con il termine “dematerializzazione” si indica il progressivo incremento della gestione documentale informatizzata all’interno della Pubblica Amministrazione, e la sostituzione dei supporti tradizionali della documentazione amministrativa in favore del documento informatico. Si tratta di un processo complesso, che non deve essere ridotto alla semplice azione di eliminare i supporti cartacei in favore di quelli digitali e che spesso accompagna un percorso di “digitalizzazione” della PA e degli Enti Locali.

Questi due termini (dematerializzazione e digitalizzazione) vengono spesso usati come sinonimi, tuttavia sono due elementi distinti e con obiettivi diversi.

La dematerializzazione ha l’obiettivo di convertire un documento cartaceo in un documento digitale mantenendo intatto il valore giuridico, mentre i processi di digitalizzazione si riferiscono alla riorganizzazione e al miglioramento dell’efficienza dei servizi e dei procedimenti resi disponibili online agli utenti.

A che punto è l’Italia a proposito di dematerializzazione e digitalizzazione della PA?

Le tecnologie digitali sono fondamentali per accrescere gli standard di servizio, migliorare le interazioni con i cittadini e aumentare l’efficienza. In Italia il livello di digitalizzazione nelle pubbliche amministrazioni è ancora basso, ma è indubbio che il processo di dematerializzazione e digitalizzazione continuerà il suo percorso verso una digital PA.

Anche i Centri per l’impiego si stanno muovendo verso questa direzione e hanno iniziato a digitalizzare i loro servizi, sebbene nella maggior parte dei casi questo processo sia ancora combinato con le attività più tradizionali (come il supporto ai candidati con i colloqui in presenza).

Tuttavia, in diversi Centri per l’Impiego e Informagiovani il processo di digitalizzazione sta accelerando e non è escluso che il supporto digitale ai candidati diventi preponderante rispetto alle attività vis à vis più tradizionali.

L’impatto della pandemia sulla trasformazione digitale dei Centri per l’Impiego

Il processo di dematerializzazione e digitalizzazione dei Centri per l’Impiego ha ricevuto uno stimolo inaspettato dall’emergenza Covid-19, permettendo da un lato di ridurre il rischio di contagio tra gli operatori, e dall’altro di garantire agli utenti le stesso opportunità di accesso ai servizi.

Come emerso in un recente studio, le sfide poste dalla crisi Covid-19 hanno spinto molti Centri per l’Impiego a passare da una situazione in cui i servizi erano erogati in ufficio a un servizio in remoto, utilizzando piattaforme digitali e colloqui telefonici. La momentanea riapertura degli uffici dei CPI ha comunque registrato un ritorno ai colloqui vis à vis, ma il trend sembra essere inferiore rispetto alla situazione pre-crisi.

Questo suggerisce che molti candidati in precedenza riluttanti a ricevere assistenza da remoto abbiano poi apprezzato queste modalità, soprattutto dove gli operatori dei Centri per l’Impiego avevano sufficienti competenze digitali da permettere all’utente di sperimentare i vantaggi del servizio digitale a 360°.

L’esperienza degli Informagiovani di Cremona, Crema, Bergamo, Novate Milanese e Lodi

Una testimonianza estremamente positiva di trasformazione digitale è l’esperienza degli Informagiovani di Cremona, Crema, Bergamo, Novate Milanese e Lodi, dove grazie al progetto CVqui-Jobiri è stato possibile per gli operatori continuare a fornire supporto a distanza ai candidati anche durante la chiusura degli uffici.

La piattaforma Cvqui-Jobiri consente infatti di connettere digitalmente l’ecosistema del lavoro locale interconnettendo tutti i soggetti che vi operano e servendoli digitalmente on demand 24 ore su 24 da qualsiasi dispositivo (PC, cellulare e Tablet). La piattaforma permette:

  • Alle istituzioni pubbliche: di migliorare l’offerta di servizi al lavoro per i cittadini e le imprese del territorio, grazie a tecnologie self-service che favoriscono il job matching e sviluppano competenze di occupabilità
  • Ai giovani del territorio: di sviluppare il proprio progetto professionale, consultare opportunità lavorative, creare curriculum con migliaia di esempi, sfruttare decine di modelli di lettere di accompagnamento, allenarsi ai colloqui con video simulazioni e migliorare il proprio CV con suggerimenti automatici.
  • Alle aziende: di ingaggiare i candidati più efficacemente grazie a strumenti di employer branding, pubblicare opportunità lavorative, gestire il processo di selezione e collaborare con le Istituzioni per condividere trend occupazionali.

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