Avere successo ad un colloquio di lavoro non dipende solo da quello che dici ma anche da quello che non dici: comunicazione verbale e non verbale giocano entrambe un ruolo fondamentale per i recruiters. Infatti, anche se la comunicazione verbale rappresenta la modalità più diretta e “naturale” nell’espressione di un’idea, un concetto o un discorso, non sempre è quella più efficace.

Quanto pesano e quanto contano, dunque, la comunicazione verbale e non verbale durante un colloquio di lavoro? Ne parliamo nei prossimi paragrafi!

I 3 livelli della comunicazione umana

La comunicazione umana si articola su tre livelli:

  1. Verbale
  2. Paraverbale. 
  3. Non verbale. 

1. Comunicazione verbale

La comunicazione verbale fa riferimento all’utilizzo consapevole della parola. Riguarda quindi tutto quando viene espresso attraverso la lingua parlata, la lingua segnata e la lingua scritta. Perché la comunicazione verbale sia efficace è necessario che i parlanti condividano il codice linguistico, non necessariamente lo spazio in cui si trovano. Pertanto, l’uso della comunicazione verbale durante un colloquio di lavoro può avvenire in presenza ma anche a distanza, per esempio nel caso del colloquio telefonico o del video colloquio.

2. Comunicazione paraverbale

La comunicazione paraverbale si concentra su come viene trasmesso il contenuto verbale, ossia sulla maniera in cui moduliamo la voce per comunicare. La comunicazione paraverbale è strettamente connessa a quella verbale parlata perché entrano in gioco diversi elementi tra cui il tono della voce, il timbro, il ritmo e il volume. Analizziamoli singolarmente e vediamo perché è importante fare attenzione a questi fattori durante il tuo colloquio.

Il tono della voce

Il tono della voce è un elemento importante in quanto da questo i selezionatori possono capire il tuo stato d’animo: il tono può, infatti, comunicare tristezza, ironia o felicità e quindi influenzare il contenuto verbale che stai trasmettendo.

Il timbro

Si tratta del carattere distintivo del suono emesso dalla voce di ciascuna persona. Il timbro può essere profondo, rauco, avvolgente etc. e può influenzare il modo in cui stai trasmettendo il tuo messaggio.

Il ritmo

Il ritmo rappresenta la velocità con cui parli ed è un altro fattore in grado di comunicare il tuo stato d’animo: un ritmo della voce lento in genere infonde tranquillità nell’interlocutore, mentre un ritmo veloce può a volte generare tensione.

Il volume

Un altro elemento in grado di influenzare il messaggio che stai trasmettendo è il volume: saper regolare il volume della tua voce significa dare la giusta enfasi ad alcune parti del discorso rispetto ad altre, rendendolo efficace. In genere, un basso volume della voce è tipico delle persone timide ed insicure, mentre un volume alto trasmette sicurezza e fiducia.

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3. Comunicazione non verbale

Accanto agli elementi paraverbali elencati sopra, i recruiters prestano molta attenzione a quelli racchiusi nella comunicazione non verbale. Quest’ultima comprende il linguaggio del corpo, ossia tutto quello che comunichiamo attraverso il nostro corpo.

Data per scontata o molto spesso sottovalutata, la comunicazione non verbale durante un colloquio di lavoro svolge, in realtà, una funzione determinante, in quanto la postura e il linguaggio del corpo sono elementi in grado di comunicare la nostra personalità, il nostro umore e il nostro stato d’animo a volte molto più delle parole.

Trattandosi di un livello di comunicazione in cui agiamo quasi del tutto inconsapevolmente, il non verbale permette quindi ai selezionatori di farsi un’idea più completa e veritiera di chi siamo e di come siamo.

La comunicazione non verbale comprende gesti e movimenti del corpo: come sedersi, avere le mani incrociate, gesticolare con le mani, la postura del corpo, abbassare lo sguardo, guardare negli occhi sono soltanto alcuni esempi del linguaggio non verbale.

Linguaggio del corpo e colloquio di lavoro: cosa non fare?

Il linguaggio del corpo è molto importante e può avere una notevole influenza sulla scelta dei recruiters al momento dell’intervista. Ogni gesto o movimento del corpo ha infatti un significato che può impattare positivamente o meno sull’esito del colloquio.

Cosa è preferibile, dunque, evitare durante un colloquio? Facciamo qualche esempio:

Avere le braccia incrociate

Avere le braccia incrociate è spesso sinonimo di chiusura, riservatezza e scarsa volontà comunicativa. Questa posizione, che indica l’esigenza di metterci sulla difensiva e di non essere aperti a consigli e nuove sfide, è dunque da evitare.

Gesticolare eccessivamente con le mani

Muovere eccessivamente le mani è un altro movimento del corpo non indicato, in quanto tende a distrarre l’attenzione dei recruiters dal focus del tuo discorso e può essere associato a nervosismo e insicurezza.

Rivolgere lo sguardo altrove

Distogliere lo sguardo dall’interlocutore o tenere lo sguardo basso sono gesti che trasmettono eccessiva distrazione, incertezza o difficoltà.

Guardare sempre l’orologio o il cellulare

Avere sempre gli occhi puntati sull’orologio o il cellulare accanto a te, oltre ad essere gesti di cattiva educazione, trasmettono ai selezionatori la tua scarsa concentrazione.

Prestare molta attenzione ai gesti e ai movimenti del tuo corpo può determinare il successo del tuo colloquio. Studiando bene gesti e postura, puoi infatti trasmettere un’immagine sicura e positiva di te raggiungendo i tuoi obiettivi professionali.

Una stretta di mano decisa è un ottimo punto di partenza, per poi sederti davanti ai selezionatori in una posizione eretta ma lievemente rilassata, appoggiandoti allo schienale e mantenendo lo sguardo rivolto al tuo interlocutore.

Ricorda: l’atteggiamento migliore in assoluto è quello più naturale possibile. Pertanto, concentrati e segui la conversazione con qualche cenno di assenso, prendendo delle piccole pause prima di rispondere, così da trasmettere spontaneità e naturalezza.

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