Pubblicato il: 27 Luglio 2026 alle 10:52
Indice dei contenuti
- La domanda sbagliata e quella giusta
- Il modello TIR per misurare la propria insostituibilità
- Il vero problema non è la tecnologia, è l’accesso
- Da gestori di processi ad architetti di talenti
- La differenza tra un’IA generica e un’IA che sa chi sei
- Le tre priorità per i prossimi sei mesi
- Il tuo career service in che punto si trova rispetto a questo percorso?
Oltre 180 professionisti a lezione con Claudio Sponchioni, CEO di Jobiri, all’evento organizzato da JOPS
Gli studenti usano già l’intelligenza artificiale per orientarsi nel mondo del lavoro. Il dato lo dice chiaro. Il 58% la usa per creare il CV, il 51% per le lettere di presentazione, il 42% per prepararsi ai colloqui. Ma solo l’11% ha ricevuto una formazione strutturata su come farlo. Il resto è autoapprendimento, ricerche online, confronto tra pari.
È da questo scenario che è partito il workshop “Career Services nell’era dell’IA: da supporto operativo a infrastruttura di occupabilità”, tenuto da Claudio Sponchioni, CEO di Jobiri e School Counseling Service Director del Gruppo Spaggiari, nell’ambito di un evento organizzato da JOPS. In collegamento oltre 180 professionisti provenienti da più di 70 career service italiani.
In questo articolo:
- La domanda sbagliata e quella giusta
- Il modello TIR per misurare la propria insostituibilità
- Il vero problema non è la tecnologia, è l’accesso
- Da gestori di processi ad architetti di talenti
- La differenza tra un’IA generica e un’IA che sa chi sei
- Le tre priorità per i prossimi sei mesi
La domanda sbagliata e quella giusta

Il punto di partenza del workshop è stata una domanda che molti orientatori si pongono, spesso in silenzio: sono diventato obsoleto? Sponchioni ha ribaltato la prospettiva. La domanda giusta non è se l’IA sostituirà l’orientatore, ma come si usa l’IA per generare più impatto.
Per rispondere ha proposto un confronto diretto. Cosa fa l’IA: scrive un CV decente in cinque minuti, elenca sbocchi occupazionali (a volte con errori), risponde a domande standard a qualsiasi ora, è uguale per tutti. Cosa fa solo un professionista: capisce perché quello studente è bloccato, legge il mercato nel contesto specifico della persona, gestisce l’ansia e la crisi identitaria, costruisce una relazione che dura nel tempo. Due piani diversi, che non competono tra loro.
Il modello TIR per misurare la propria insostituibilità
Uno dei passaggi più concreti del workshop è stato l’assessment TIR, un framework che aiuta l’orientatore a posizionarsi su tre assi:
- Autorevolezza tecnica, la padronanza degli strumenti
- Autorevolezza interpretativa, la capacità di trasformare dati in senso per la persona che si ha davanti
- Autorevolezza relazionale, la fiducia che nasce dall’essere presenti, affidabili, empatici
Non un giudizio, ma una mappa per capire dove investire. Chi ha solo padronanza tecnica rischia di restare un “tecnico isolato”. Chi ha costruito relazione ma non usa gli strumenti quotidiani resta un “professionista relazionale” con margini di crescita. L’obiettivo è diventare un professionista completo, capace di muoversi su tutti e tre gli assi.

Il vero problema non è la tecnologia, è l’accesso
Un dato ha colpito la platea: il servizio di career service spesso esiste già, ma gli studenti non lo usano. Le cause sono cinque: non sanno che esiste, lo sanno ma non lo chiedono per stigma o perché pensano di non averne bisogno, lo chiedono ma non riescono ad accedervi per barriere orarie o di prenotazione, il servizio non viene offerto in modo proattivo, oppure lo studente non viene guidato verso il servizio giusto.
L’IA, in questo senso, non risolve tutto da sola, ma è lo strumento con cui gli studenti eliminano da soli le barriere di accesso. Bastano trenta secondi per interrogarla, contro anche una settimana di attesa per un appuntamento, ed è disponibile 24 ore su 24 senza il timore del giudizio.
Da gestori di processi ad architetti di talenti
La parte più operativa del workshop ha proposto ai career service un modello a tre livelli per riorganizzare il proprio lavoro:
- Efficienza scalabile, ciò che si può delegare all’IA: revisione CV, profilo LinkedIn, matching con gli annunci, FAQ sempre disponibili
- Esperienza aumentata, workshop e percorsi standard dove l’IA supporta l’orientatore nella formazione e nelle simulazioni
- Relazione di valore, ciò che va protetto e potenziato: gestione delle crisi, supporto a studenti con DSA, coaching individuale, networking strategico

Il tempo liberato dalle attività di primo livello, secondo le stime presentate, può arrivare a 12 ore al mese solo su tre servizi base (orientamento, revisione CV, allenamento colloquio). Tempo che può essere reinvestito su chi oggi non arriva al career service, sulle relazioni con le aziende, o sulla costruzione di un metodo strutturato.
La differenza tra un’IA generica e un’IA che sa chi sei
Durante il workshop sono stati mostrati due casi reali, uno sugli sbocchi professionali per una laurea in storia e uno sull’attivazione di un nuovo servizio per studenti con disabilità. In entrambi i casi, un’IA generalista come ChatGPT o Gemini fatica su tre fronti: non sa distinguere se chi scrive è uno studente o un professionista dell’orientamento, cita fonti non sempre coerenti con il problema reale, e lascia comunque all’orientatore il lavoro di verifica e adattamento.
Da qui la proposta di un modello diverso, un’IA specializzata costruita su base dati istituzionale, dati di mercato del lavoro e best practice di settore, capace di restituire non solo il “cosa fare” ma anche il “come farlo”, con strumenti pronti da consegnare allo studente.

Le tre priorità per i prossimi sei mesi
Il workshop si è chiuso con un invito diretto ai career service partecipanti a lavorare su tre fronti nei prossimi mesi: costruire una cultura dell’IA interna, superando le preoccupazioni per concentrarsi sui benefici concreti, adottare strumenti di IA specializzata pensati per l’occupabilità e non generici, e investire nell’upskilling del team.

Come ha ricordato Sponchioni chiudendo l’incontro: l’IA non serve a fare di più, ma a fare meglio. L’obiettivo non è automatizzare l’orientamento, ma restituire agli orientatori il tempo e lo spazio per fare ciò che nessuno strumento potrà mai fare al posto loro.
Il tuo career service in che punto si trova rispetto a questo percorso?
Se vuoi capire come applicare il modello TIR al tuo team, quali attività puoi già delegare all’IA senza perdere qualità, o semplicemente confrontarti su cosa sta funzionando in altri atenei e sportelli, puoi prenotare una call diretta con Claudio Sponchioni:
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Job Coach e Copywriter con grande esperienza nel settore lavoro e digital, Federica ha un background umanistico combinato a competenze tecniche di career advisory, marketing e comunicazione. Esperta di carriera e nello sviluppo di contenuti per fare scelte professionali vincenti, Federica è in grado di trasformare concetti complessi in messaggi chiari e utili per vivere la propria professionalità in maniera più appagante.