L’evoluzione normativa e il quadro della sicurezza in Italia

La 13sima Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza, organizzata dal Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), ha posto al centro del dibattito le nuove misure per la tutela della salute e della safety nei luoghi di lavoro. Il Cni ha sottolineato come negli ultimi anni il Paese abbia adottato una normativa sempre più efficace in materia di prevenzione, pur riconoscendo che il quadro generale rimane critico. La sicurezza sui luoghi di lavoro resta una priorità nazionale.

Il Decreto legge 31 ottobre 2025 n. 159 rappresenta un passo importante nella prevenzione degli infortuni, affinando i sistemi di controllo esistenti e introducendo nuovi strumenti di tracciamento dei flussi lavorativi. Questi strumenti favoriscono una migliore comprensione sia dei rischi realmente occorsi, sia delle cosiddette situazioni di ‘near-miss’, contribuendo a individuare aree potenzialmente a rischio.

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Tali innovazioni normative si inseriscono in un contesto dove la consapevolezza organizzativa è fondamentale. In questo scenario, la conoscenza delle soft skills nel CV può risultare un elemento chiave per valorizzare l’attenzione alle competenze trasversali legate alla sicurezza.

La capacità di integrare prevenzione, controllo e formazione rappresenta un obiettivo centrale per garantire un ambiente lavorativo più protetto, dove imprese e professionisti operano come parte di una vera e propria infrastruttura di sicurezza nazionale.

Dati e statistiche sugli infortuni: evoluzione e confronti europei

Secondo le statistiche Inail, tra il 2020 e il 2024 le denunce di infortunio sul lavoro sono salite da 572.406 a 592.882 casi, segnando un incremento del 3,5%. Tuttavia, analizzando i dati più in dettaglio, si osserva una riduzione degli incidenti sul luogo di lavoro del 3,2% (da 506.514 nel 2020 a 489.472 nel 2024), mentre gli infortuni in itinere sono aumentati del 56%.

Le denunce di infortunio mortale sul luogo di lavoro (esclusi gli infortuni in itinere) sono passate da 1.502 nel 2020 a 894 nel 2024, con una riduzione del 40%. Per il 2025, Inail prevede un ulteriore calo. Viceversa, i casi mortali in itinere sono aumentati quasi del 30%. Nel complesso, le denunce di incidenti mortali in Italia tra 2020 e 2024 sono diminuite del 30%.

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Nel confronto europeo, Eurostat riporta per l’Italia un tasso di incidenti mortali di 0,87 per 100.000 occupati, contro una media UE di 1,26 per 100.000. Paesi come Francia e Spagna registrano valori più elevati. Questi dati dimostrano come il sistema italiano, pur restando complesso, abbia raggiunto risultati significativi negli ultimi anni.

È però fondamentale continuare a promuovere strategie nuove, come anche sviluppare azioni mirate alla capacità di fare rete e trovare lavoro in contesti dove la formazione e la cultura della sicurezza sono essenziali per ridurre ulteriormente i rischi.

Innovazioni nella prevenzione incendi e ruolo delle competenze professionali

Una delle principali innovazioni degli ultimi anni è rappresentata dal Codice di prevenzione incendi, introdotto nel 2015. Questo codice ha fornito un nuovo approccio, di tipo prestazionale, che consente ai professionisti di adottare strategie più flessibili rispetto ai rigidi parametri delle normative tradizionali, pur mantenendo elevati standard di sicurezza.

Gli interventi dei vigili del fuoco per incendi o esplosioni nel 2024 sono stati 226.630, in leggera flessione rispetto agli anni precedenti ma comunque sempre oltre le 200.000 unità annue. Il rafforzamento delle competenze e l’aggiornamento continuo sono oggi richieste imprescindibili per tutti i professionisti antincendio.

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Secondo un’indagine del Centro studi Cni su oltre 1.000 professionisti, quasi il 90% utilizza abitualmente il nuovo Codice, anche se solo il 31,7% sperimenta le soluzioni alternative più innovative. L’approccio Fire Safety Engineering (FSE), invece, viene adottato regolarmente solo dal 5,4% degli intervistati, mentre il 51,1% dichiara di non utilizzarlo.

Questi dati confermano quanto sia importante non solo acquisire le competenze tecniche necessarie, ma anche affiancarle con una formazione continua, ad esempio focalizzata su scrivere un curriculum efficace che valorizzi le spesificità e le nuove abilità richieste nel settore della sicurezza.

Certificazione delle competenze, cultura della sicurezza e coinvolgimento dei lavoratori

La certificazione delle competenze rappresenta oggi un elemento indispensabile nell’ambito della sicurezza delle infrastrutture. Tra 2023 e 2024, le certificazioni professionali accreditate sono cresciute dell’11% secondo Accredia. Il Consiglio nazionale degli ingegneri ha sviluppato, tramite l’agenzia Certing, un sistema che permette di attestare formalmente le competenze, una necessità in un mondo lavorativo sempre più dinamico.

L’esperienza dell’Ansfisa (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali) insieme a Certing offre un esempio concreto: il profilo del safety service manager quale garante terzo delle competenze specifiche nel settore stradale. In campo privato, associazioni come Unicmi stanno promuovendo certificazioni specialistiche, come quella dell’ingegnere esperto in barriere stradali.

Fondamentale è la diffusione di una reale cultura della sicurezza: da una recente indagine su 1.850 lavoratori del settore edile emerge che oltre l’80% possiede una buona conoscenza delle normative e partecipa attivamente a miglioramenti negli ambienti di lavoro. Tuttavia, il 14% ritiene che i più esperti possano fare a meno dei dispositivi di protezione individuale, mentre il 38% si sente poco coinvolto nelle decisioni operative.

Il rafforzamento della formazione continua, anche attraverso pratiche come le ‘pillole formative’ e l’addestramento pratico in cantiere, trova oggi spazio nelle recenti normative e nei nuovi accordi Stato-Regioni sulla formazione.

Infine, i principali rappresentanti istituzionali, tra cui Francesco Paolo Sisto (vice ministro della Giustizia), Paolo Zangrillo (ministro della Pa) ed Emanuele Prisco (sottosegretario all’Interno), hanno ribadito l’importanza delle sinergie tra pubbliche amministrazioni, professionisti e imprese per innalzare i livelli di safety e consolidare la cultura della prevenzione.

I concetti guida per il futuro restano la centralità della persona, la visione dinamica della sicurezza e la corretta percezione del rischio, con la consapevolezza che solo un’infrastruttura invisibile di regole, formazione e competenze può garantire la crescita equilibrata dell’intero sistema produttivo.

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