Pubblicato il: 30 Settembre 2026 alle 12:21

Indice dei contenuti
- Chi è il docente tutor e quale funzione svolge nella scuola
- I compiti del docente tutor: dalla norma alla pratica scolastica
- Come organizzare il lavoro del docente tutor durante l’anno
- Come strutturare un colloquio orientativo efficace
- E-Portfolio e capolavoro: come trasformarli in strumenti orientativi
- Come gestire il rapporto con le famiglie senza sostituirsi alla scelta
- Il docente tutor non lavora da solo: il raccordo con consiglio di classe e orientatore
- Quante ore richiede la funzione e come viene definito il compenso
- Quali strumenti possono rendere sostenibile il lavoro del tutor
- Domande frequenti sul docente tutor
- Da funzione prevista a percorso realmente utile
Cinquanta studenti appartenenti a classi diverse, colloqui da organizzare, E-Portfolio da accompagnare, famiglie da coinvolgere nei momenti di scelta e informazioni da raccordare con consigli di classe e docente orientatore. Per chi assume la funzione di docente tutor, la difficoltà non consiste soltanto nel conoscere i compiti previsti, ma nel trasformarli in un lavoro sostenibile, strutturato e realmente utile agli studenti.
Il rischio, soprattutto quando il numero di studenti assegnati è elevato, è che colloqui, E-Portfolio e capolavoro vengano gestiti come una successione di adempimenti. Il valore professionale del tutor emerge invece quando questi elementi diventano parti di uno stesso percorso di accompagnamento.
Per una scuola, quindi, la questione organizzativa è centrale: occorre definire priorità, tempi, modalità di confronto con le famiglie, raccordo con i colleghi e strumenti che permettano di seguire gli studenti senza moltiplicare attività e carico gestionale.

Chi è il docente tutor e quale funzione svolge nella scuola
Il docente tutor, spesso indicato anche come tutor scolastico, opera nelle ultime tre classi della scuola secondaria di secondo grado accompagnando gli studenti assegnati nella riflessione sul percorso svolto e nelle scelte formative e professionali.
Le figure del docente tutor e del docente orientatore sono state introdotte nell’ambito delle Linee guida per l’orientamento adottate con il D.M. 328/2022 e sono operative dall’anno scolastico 2023/2024.
Per comprendere la funzione del tutor è utile distinguerla da quella del docente orientatore. Il tutor lavora direttamente con gli studenti assegnati e li accompagna nel percorso orientativo. L’orientatore svolge invece una funzione di raccordo con informazioni, opportunità formative e professionali e dati relativi al territorio.
Le due figure non sono quindi alternative. Una buona organizzazione scolastica richiede che lavorino in modo coordinato. In questo quadro può essere utile approfondire anche come integrare la career guidance nella vita quotidiana degli studenti.
Va inoltre evitata una possibile ambiguità terminologica. Nella scuola l’espressione “docente tutor” viene utilizzata anche per indicare il docente che accompagna un collega neoassunto durante l’anno di formazione e prova. Si tratta di una funzione differente, regolata da disposizioni e finalità proprie.
I compiti del docente tutor: dalla norma alla pratica scolastica
Le Linee guida attribuiscono al tutor un ruolo nell’accompagnamento degli studenti rispetto all’E-Portfolio e alle scelte, oltre al rapporto con le famiglie. Nella pratica, tuttavia, questi compiti richiedono un’organizzazione che coinvolge più soggetti della scuola.
| Area | Attività |
|---|---|
| Accompagnamento individuale | Colloqui con gli studenti su percorso, difficoltà, interessi e prospettive |
| E-Portfolio | Supporto nella compilazione, nella scelta del capolavoro, nell’autovalutazione delle competenze |
| Famiglie | Incontri nei momenti di scelta, restituzione del percorso, confronto su aspettative e opportunità |
| Consiglio di classe | Raccolta di osservazioni dai colleghi, segnalazione di situazioni di difficoltà |
| Raccordo con l’orientatore | Condivisione dei bisogni degli studenti, utilizzo delle informazioni su percorsi e opportunità |
| Prevenzione della dispersione | Attenzione agli studenti a rischio di abbandono o demotivazione, attivazione di supporti |

Quest’ultima dimensione merita particolare attenzione. Il tutor può trovarsi in una posizione privilegiata per intercettare segnali di disorientamento, demotivazione o progressivo distacco dal percorso scolastico.
Non significa attribuire al tutor funzioni psicologiche o specialistiche che non gli competono. Significa, piuttosto, utilizzare colloqui e momenti di confronto anche come occasioni di osservazione e, quando necessario, attivare il raccordo con le altre figure della scuola.

Su questo fronte può essere utile approfondire alcune tecniche di attivazione per studenti poco motivati all’orientamento. Per capire come strumenti dedicati possono supportare questo lavoro, vuoi provare e saperne di più?
Come organizzare il lavoro del docente tutor durante l’anno
Con decine di studenti assegnati, affidarsi esclusivamente alla disponibilità del momento rende difficile mantenere continuità. È più efficace costruire un calendario essenziale, condiviso con l’organizzazione scolastica e sufficientemente flessibile da poter essere adattato alle situazioni che emergono.
Un possibile modello operativo è il seguente.
| Periodo | Attività principali |
|---|---|
| Settembre e ottobre | Presentazione della funzione agli studenti, primo incontro di gruppo, raccolta delle informazioni iniziali, contatto con i consigli di classe |
| Novembre e dicembre | Primi colloqui individuali, con priorità alle quinte e agli studenti in difficoltà; primo incontro con le famiglie |
| Gennaio e febbraio | Colloqui sulle scelte post diploma per le quinte, verifica intermedia del percorso per terze e quarte |
| Marzo e aprile | Secondo ciclo di colloqui, supporto alla riflessione sulle esperienze di formazione scuola-lavoro |
| Maggio e giugno | Accompagnamento nella scelta del capolavoro e nell’autovalutazione, incontro finale con le famiglie delle quinte |

Il calendario non deve trasformarsi in una struttura rigida. Il criterio più utile è differenziare l’intensità dell’accompagnamento.
Non tutti gli studenti richiedono infatti lo stesso numero di colloqui, lo stesso livello di supporto o le stesse attività.
Un primo momento di confronto può servire proprio a individuare priorità. Alcuni studenti possono beneficiare soprattutto di attività di gruppo e verifiche periodiche. Altri possono richiedere colloqui individuali più frequenti, un maggiore raccordo con il consiglio di classe o un confronto più strutturato con la famiglia.
Per progettare questa alternanza può essere utile approfondire quando preferire l’orientamento di gruppo e quando quello individuale. Se l’obiettivo è rendere più semplice la gestione operativa di questi percorsi, vuoi provare e saperne di più?
Come strutturare un colloquio orientativo efficace
Il colloquio individuale è uno degli strumenti più importanti a disposizione del tutor. Perché produca informazioni utili, però, deve avere una struttura riconoscibile.
Non è un’interrogazione, né una consulenza psicologica. È una conversazione orientativa nella quale il docente aiuta lo studente a rileggere esperienze, difficoltà, interessi e ipotesi future.
Anche un colloquio di venti o trenta minuti può essere organizzato in tre passaggi.
Aprire il colloquio: individuare il punto di partenza
La prima fase serve a comprendere la situazione attuale. Il tutor può utilizzare domande aperte sull’andamento dell’anno, sulle attività percepite come più significative, sulle difficoltà incontrate e sulle esperienze che hanno generato maggiore coinvolgimento.
L’obiettivo professionale non è ottenere immediatamente una “scelta”, ma raccogliere elementi sui quali costruire il confronto.
Esplorare: collegare esperienze, competenze e possibilità future
La seconda fase sposta l’attenzione dalla descrizione del presente alla sua interpretazione.
Il tutor può chiedere, per esempio, quali esperienze abbiano permesso allo studente di sentirsi particolarmente efficace, cosa abbia scoperto attraverso le attività di formazione scuola-lavoro o quali ipotesi stia considerando per il periodo successivo al diploma.
È anche il momento in cui possono emergere bisogni informativi da condividere con il docente orientatore.
Chiudere con un’azione osservabile
Un colloquio diventa più utile quando produce un passo successivo.
Può trattarsi di approfondire un corso, confrontare due percorsi, intervistare un professionista, analizzare un’esperienza svolta o inserire una riflessione nell’E-Portfolio.
Annotare sinteticamente l’azione concordata permette al tutor di riprendere il percorso nel colloquio successivo senza ricominciare ogni volta da zero.
Ascolto attivo, domande aperte, restituzione e focalizzazione su obiettivi concreti fanno parte degli strumenti e delle tecniche dell’orientatore che possono rendere più strutturata anche la conversazione del docente tutor.
E-Portfolio e capolavoro: come trasformarli in strumenti orientativi
L’E-Portfolio non dovrebbe essere considerato soltanto come uno spazio da completare. Per il tutor può diventare uno strumento attraverso il quale aiutare lo studente a rileggere in modo progressivo esperienze e competenze.
Il ruolo del docente non consiste nel compilare l’E-Portfolio al posto dello studente. Consiste nel porre domande, aiutare a collegare esperienze differenti e favorire una riflessione più consapevole sul percorso.
Un passaggio particolarmente significativo riguarda il capolavoro.
La scelta può facilmente concentrarsi sul prodotto con il voto più alto o sul lavoro apparentemente più prestigioso. Il tutor può invece aiutare lo studente a ragionare su criteri più orientativi:
- quale esperienza ha richiesto maggiore impegno o cambiamento;
- quale attività ha permesso di scoprire una capacità poco evidente;
- quale prodotto rappresenta meglio un progresso;
- quale esperienza racconta qualcosa che i risultati scolastici, da soli, non mostrano.
In questo modo il capolavoro diventa occasione di riflessione e non semplice selezione di un elaborato.
Per gli studenti dell’ultimo anno questo lavoro può inoltre contribuire a costruire una lettura più coerente delle esperienze maturate, utile nella transizione verso università, ITS Academy, altri percorsi formativi o lavoro.
Come gestire il rapporto con le famiglie senza sostituirsi alla scelta
Il rapporto con le famiglie è uno degli aspetti più delicati della funzione.
Il tutor non deve scegliere al posto dello studente e non deve stabilire quale percorso sia “migliore”. Può invece creare le condizioni affinché il confronto avvenga sulla base di elementi osservabili, informazioni e alternative concretamente esplorate.
Gli incontri risultano più efficaci quando vengono preparati raccogliendo preventivamente:
- osservazioni significative dei colleghi;
- interessi e ipotesi emersi nei colloqui;
- esperienze scolastiche ed extrascolastiche rilevanti;
- eventuali informazioni sui percorsi disponibili;
- punti sui quali studente e famiglia mostrano posizioni differenti.
Quando emergono divergenze, il compito orientativo consiste nel rendere comprensibili le ragioni delle diverse posizioni, senza trasformare il tutor nell’arbitro della decisione.
È la stessa logica approfondita nel tema del guidare le decisioni senza decidere al posto dell’altro.
Per informazioni più approfondite su percorsi, opportunità e contesto territoriale, il raccordo con il docente orientatore diventa particolarmente importante. Se si vuole capire come rendere più strutturato questo accompagnamento, vuoi provare e saperne di più?
Il docente tutor non lavora da solo: il raccordo con consiglio di classe e orientatore
Uno degli errori organizzativi da evitare è concentrare l’intero percorso sul rapporto individuale tutor-studente.
Il tutor dispone infatti soltanto di una parte delle informazioni. Il consiglio di classe osserva lo studente in discipline, attività e situazioni differenti e può offrire elementi importanti sull’evoluzione delle competenze, sulla partecipazione e sulle difficoltà.
Per evitare un ulteriore carico burocratico, la raccolta delle osservazioni può essere mantenuta semplice: una breve scheda condivisa, un momento dedicato durante il consiglio di classe o criteri comuni di osservazione.
Anche il raccordo con l’orientatore dovrebbe essere organizzato. Il tutor può segnalare bisogni informativi emersi durante i colloqui; l’orientatore può mettere a disposizione informazioni e opportunità utili a rispondere a quei bisogni.
Nelle scuole con più tutor, inoltre, momenti periodici di confronto consentono di condividere strumenti, affrontare criticità comuni e ridurre differenze eccessive nelle modalità di accompagnamento.
Anche la capacità di creare risorse di orientamento efficaci può contribuire alla costruzione di pratiche comuni.
Quante ore richiede la funzione e come viene definito il compenso
Non esiste un monte ore standard valido per ogni tutor rispetto alla componente collegata alla funzione. L’impegno effettivo dipende dal numero di studenti assegnati, dall’organizzazione dell’istituto, dal numero di colloqui programmati, dagli incontri con le famiglie, dal coordinamento e dalle attività di documentazione.
Per stimare in modo realistico il carico di lavoro, una scuola può quindi partire dalle attività previste e quantificare:
- numero di studenti assegnati;
- colloqui individuali previsti;
- eventuali attività di gruppo;
- incontri con le famiglie;
- momenti di raccordo con consigli di classe e orientatore;
- attività collegate all’E-Portfolio;
- tempo necessario alla documentazione essenziale.
Per l’anno scolastico 2025/2026, il D.M. 15 del 30 gennaio 2026 prevede per i docenti tutor una componente collegata alla funzione compresa tra 1.550 e 2.725 euro lordo Stato, la cui determinazione avviene nell’ambito della contrattazione integrativa dell’istituzione scolastica. A questa può aggiungersi una componente relativa ai progetti didattici, erogata sulla base delle ore di tutoraggio realizzate e finanziata attraverso le risorse previste dal Programma nazionale “Scuola e competenze” 2021-2027.
Per annualità successive è necessario fare riferimento alle disposizioni vigenti.
Quali strumenti possono rendere sostenibile il lavoro del tutor
Il problema organizzativo diventa evidente quando un docente deve seguire contemporaneamente decine di studenti, ricordare ciò che è emerso nei colloqui, coordinarsi con altri colleghi e proporre attività utili tra un incontro e quello successivo.
La tecnologia può essere utile soprattutto quando riduce attività ripetitive e permette al docente di dedicare maggiore attenzione alla relazione educativa.
Gli strumenti digitali possono, per esempio, supportare la proposta di attività orientative, facilitare l’organizzazione delle informazioni emerse e offrire agli studenti occasioni strutturate di riflessione tra un colloquio e il successivo.
Il punto, quindi, non è introdurre tecnologia in quanto tale, ma scegliere strumenti coerenti con il processo che la scuola vuole costruire. Un approfondimento utile riguarda proprio come utilizzare meglio la tecnologia nell’orientamento.
Jobiri affianca le scuole e i docenti con servizi digitali dedicati all’orientamento, utilizzabili per strutturare meglio alcune attività e supportare il lavoro con gli studenti. Per vedere concretamente come questi strumenti possono inserirsi nell’organizzazione scolastica, vuoi provare e saperne di più?
Domande frequenti sul docente tutor
Quali sono i principali compiti del docente tutor?
Il docente tutor accompagna gli studenti assegnati nel percorso orientativo, supporta il lavoro sull’E-Portfolio e nei momenti di scelta e opera in raccordo con famiglie, docente orientatore e altre figure della scuola.
Quanti studenti può seguire un docente tutor?
Il riferimento utilizzato nell’organizzazione delle risorse è stato quello di raggruppamenti indicativamente compresi tra 30 e 50 studenti. La composizione effettiva deve essere letta nel quadro delle indicazioni ministeriali e dell’organizzazione della singola istituzione scolastica.
Come può una scuola evitare che il tutoraggio diventi un insieme di adempimenti?
È utile definire un calendario, differenziare l’intensità dell’accompagnamento in base ai bisogni, stabilire modalità semplici di raccordo con i consigli di classe e collegare colloqui, E-Portfolio e attività orientative all’interno di un unico percorso.
Come può essere organizzato un colloquio del docente tutor?
Una struttura semplice prevede tre momenti: comprensione della situazione attuale, esplorazione delle esperienze e delle prospettive, definizione di un’azione concreta da svolgere prima dell’incontro successivo.
Qual è il compenso del docente tutor?
Per l’anno scolastico 2025/2026 la componente collegata alla funzione è compresa tra 1.550 e 2.725 euro lordo Stato. La misura viene definita nell’ambito della contrattazione integrativa, nei limiti e secondo i criteri previsti dalle disposizioni applicabili.
Il docente tutor dell’orientamento coincide con il tutor dei docenti neoassunti?
No. Sono due funzioni differenti. Il tutor dell’orientamento accompagna gli studenti nei percorsi previsti nell’ambito dell’orientamento, mentre il tutor dell’anno di prova affianca il docente neoassunto nel relativo percorso di formazione e prova.
Da funzione prevista a percorso realmente utile
Il valore del docente tutor non dipende dal numero di colloqui svolti o di E-Portfolio completati, ma dalla capacità della scuola di collegare questi strumenti in un percorso coerente.
Perché ciò avvenga servono organizzazione, continuità, criteri condivisi e raccordo tra tutor, orientatore, consiglio di classe e famiglie. In questa prospettiva il tutor non è una figura isolata incaricata di “gestire” un gruppo di studenti, ma un nodo di collegamento all’interno del sistema di orientamento della scuola.
La sostenibilità diventa quindi parte della qualità dell’intervento: meno attività frammentate, più informazioni utilizzabili e più tempo dedicato ai momenti nei quali la relazione educativa produce realmente valore.
Per sostenere questo lavoro con strumenti digitali dedicati e costruire percorsi di orientamento più strutturati, i servizi di Jobiri per l’orientamento nelle scuole possono affiancare docenti, tutor e istituzioni scolastiche nelle attività rivolte agli studenti e nelle scelte formative e professionali.

CEO e co-fondatore di Jobiri, impresa innovativa che utilizza l’AI per facilitare l’inserimento lavorativo. Con oltre 15 anni di esperienza in management e leadership, Claudio è un esperto nella gestione aziendale e nelle tematiche di sviluppo organizzativo. La sua visione strategica e il suo impegno sociale fanno di lui un punto di riferimento nel settore.

