Durante un percorso lavorativo in una determinata azienda, può capitare che ci sia l’esigenza di assegnare ad un lavoratore degli incarichi diversi da quelli stabiliti in fase di assunzione. Stiamo parlando del cambio di mansione in azienda, un tema ancora oggi piuttosto spinoso e che spesso può essere causa di attriti tra datore di lavoro e dipendente, soprattutto quando non si tratta di una volontà di quest’ultimo. 

Infatti, bisogna innanzitutto tener presente che il cambio di mansione in azienda può essere una decisione imposta dal datore di lavoro, oppure in altri casi può trattarsi di una scelta volontaria del dipendente.

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Essendo una questione complessa e in alcuni casi non così delicata da affrontare, abbiamo pensato di approfondire nel dettaglio nei prossimi paragrafi il tema come cambiare mansione all’interno dell’azienda”, sia quando questa transizione è obbligata sia quando è richiesta dai lavoratori.

Cambiare mansione all’interno dell’azienda: che cosa significa?

Cambiare mansione all’interno dell’azienda significa sostanzialmente subire o richiedere un cambiamento del ruolo che fino ad allora si è svolto come dipendente all’interno dell’azienda in questione.

La mansione svolta precedentemente viene, in questo modo, sostituita da un’altra o da un insieme di altre che possono essere di responsabilità inferiore (si parla in questo caso di demansionamento) o superiore (promozione o avanzamento), a seconda delle circostanze.

Ovviamente, in entrambi i casi, il datore di lavoro soprattutto deve rispettare degli obblighi ben precisi imposti dalla legge italiana.

Cambiare mansione all’interno dell’azienda: i ruoli che il datore di lavoro può assegnare al dipendente

Come citato sopra, il cambio di mansione in azienda può rappresentare una decisione che impone il datore di lavoro, il quale deve tenere bene in considerazione i limiti previsti dalla giurisprudenza del lavoro.

Dunque, in questi casi è fondamentale tener presente che secondo il Codice Civile il lavoratore può essere adibito:

  • alle mansioni per le quali è stato assunto;
  • alle mansioni corrispondenti ad un inquadramento superiore che ha acquisito successivamente; 
  • alle mansioni dello stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte;
  • alle mansioni appartenenti ad un inquadramento inferiore, ma solo in determinate circostanze.

Pertanto, come previsto dalla legge, il datore di lavoro può assegnare al lavoratore, anche senza il suo consenso, un cambio di mansione in azienda, purché la nuova corrisponda a quelle previste dal CCNL di riferimento. Questo significa che il nuovo ruolo stabilito deve rientrare nella stessa categoria legale di quello per il quale il lavoratore ha firmato il contratto e soprattutto deve prevedere una retribuzione identica alla precedente.

C’è poi il caso del demansionamento, ossia dell’assegnazione al lavoratore di mansioni appartenenti ad un livello di inquadramento inferiore, ma rientranti nella stessa categoria legale. Quando il datore di lavoro può imporre un demansionamento al lavoratore? Si tratta di una scelta che rappresenta un’eccezione alla regola e che è soggetta a limiti ferrei, ossia:

Vediamo adesso il caso dell’attribuzione al lavoratore di mansioni superiori a quelle regolarmente rientranti nella categoria di riferimento. Se questo avviene per brevi periodi, le situazioni in cui il datore di lavoro può farlo sono le seguenti:

  • in caso di una posizione scoperta nell’organico;
  • in presenza di motivi imprevisti o eccezionali;
  • quando il lavoratore sostituisce un altro lavoratore assente per un periodo di tempo limitato. 

Nel caso in cui lo svolgimento di mansioni superiori da parte del lavoratore si protrae per più tempo, si parla di una vera e propria promozione. In questa circostanza, al lavoratore spetta una retribuzione superiore rispetto a quella precedente, in quanto la nuova appartiene ad una categoria diversa.

Quando è il lavoratore a richiedere un cambio di mansione in azienda

Il cambio mansione in azienda può anche rappresentare una richiesta che il dipendente avanza volontariamente al proprio datore di lavoro. Quando si verifica generalmente questa circostanza?

In generale, i casi in cui è il lavoratore che vuole cambiare mansione all’interno dell’azienda possono essere legati ad un problema di inidoneità fisica o questioni familiari. Per esempio, può capitare che il lavoratore abbia problemi di salute e non sia più idoneo a svolgere la mansione fino ad allora avuta.

In questo caso, il dipendente è tenuto a comunicare subito questo problema al datore di lavoro, il quale dovrà pensare ad un ricollocamento del dipendente, attribuendogli una mansione più consona alle sue possibilità. Inoltre, nel caso di inabilità fisica, il lavoratore è tenuto a far presente all’azienda tale circostanza per iscritto, scrivendo una lettera in cui si spiegano le motivazioni principali della richiesta e allegando (in questo caso specifico) anche eventuale certificato medico che attesti il problema fisico.

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