Pubblicato il: 7 Ottobre 2026 alle 15:39

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Come può una scuola orientare verso le carriere STEM senza trasformare l’orientamento in una semplice presentazione di facoltà universitarie e professioni?
È una questione concreta per docenti, tutor e orientatori. Parlare di professioni scientifiche e tecnologiche non significa soltanto spiegare che cosa fa un ingegnere, un informatico o un ricercatore. Significa aiutare gli studenti a collegare ciò che apprendono a scuola con competenze, problemi, contesti professionali e possibili percorsi formativi.
Per chi si occupa di orientamento, il punto centrale è proprio questo: rendere le carriere STEM esplorabili prima che lo studente debba compiere una scelta. In questa prospettiva può essere utile approfondire anche il tema dell’early engagement, cioè come coinvolgere gli studenti nell’orientamento fin dai primi anni, senza attendere il momento della decisione finale.
La scuola può farlo attraverso attività disciplinari, laboratori, problemi reali, incontri con professionisti e momenti di riflessione sulle competenze. L’obiettivo non dovrebbe essere convincere gli studenti a scegliere una carriera scientifica, ma offrire esperienze sufficientemente concrete perché possano valutarla con maggiore consapevolezza. Se la scuola vuole trasformare questa logica in attività orientative strutturate e applicabili alla programmazione, vuoi provare e saperne di più?

Cosa sono le carriere STEM e perché interessano l’orientamento scolastico
L’acronimo STEM identifica gli ambiti Science, Technology, Engineering e Mathematics, quindi scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.
Dal punto di vista dell’orientamento scolastico, tuttavia, una definizione per discipline è insufficiente.
Le carriere STEM comprendono professioni molto differenti tra loro e, soprattutto, percorsi nei quali conoscenze scientifiche, matematiche, tecnologiche e digitali vengono utilizzate per analizzare problemi, progettare soluzioni, interpretare dati, sperimentare e prendere decisioni.
Per un docente, questa prospettiva è più utile di un semplice elenco di professioni. Consente infatti di partire da ciò che accade già in classe.
Un’attività di laboratorio scientifico può far emergere capacità di formulare ipotesi e verificare risultati. Un progetto di tecnologia può richiedere progettazione e revisione. Un problema matematico può mettere in evidenza strategie differenti per arrivare a una soluzione. Un’attività basata sui dati può sviluppare capacità di interpretazione e argomentazione.
Questi comportamenti costituiscono un ponte tra apprendimento disciplinare e orientamento. Un collegamento particolarmente importante quando gli studenti appaiono distanti dalle prospettive future o faticano a comprendere il significato orientativo di ciò che stanno imparando. Su questo tema può essere utile approfondire le strategie per lavorare con studenti disconnessi dal proprio futuro professionale.
Per questo una STEM scuola realmente orientativa non si limita ad aumentare le occasioni in cui gli studenti incontrano contenuti scientifici. Aiuta anche a riconoscere che cosa significa utilizzare quelle conoscenze in contesti diversi e quali interessi e competenze emergono durante l’esperienza.
Orientare alle STEM significa partire dalle esperienze, non dalle professioni
Uno degli errori più semplici da commettere è iniziare l’orientamento con una lunga lista di lavori: ingegnere, biologo, sviluppatore software, data scientist, chimico, tecnico di laboratorio, ricercatore.
Le professioni sono importanti, ma un elenco raramente permette allo studente di capire se un determinato ambito possa essere interessante.
È più efficace partire da attività e problemi.
Il docente può, ad esempio, proporre una situazione nella quale la classe debba analizzare i consumi energetici dell’edificio scolastico. Gli studenti possono raccogliere informazioni, rappresentare dati, formulare ipotesi e proporre possibili interventi.
Al termine dell’attività, il passaggio orientativo consiste nel rendere esplicito ciò che è accaduto:
- quali problemi sono stati affrontati;
- quali conoscenze sono state utilizzate;
- quali compiti hanno coinvolto maggiormente gli studenti;
- quali difficoltà sono emerse;
- quali competenze sono state necessarie;
- quali professionisti potrebbero lavorare su problemi simili.
In questo modo la professione non viene presentata in astratto. Diventa la prosecuzione di un’esperienza comprensibile.
La stessa logica può essere applicata a molti percorsi STEM: analizzare la qualità dell’acqua, progettare un oggetto, programmare una semplice soluzione digitale, interpretare dati ambientali, costruire un modello matematico o affrontare un problema legato alla mobilità del territorio.
L’orientamento acquista valore quando permette di passare dal “conoscere una professione” al “comprendere che tipo di problemi affronta e quali competenze richiede”. Questo approccio si collega alla possibilità di integrare la career guidance nella quotidianità degli studenti, facendo dell’orientamento un processo continuo e non un’attività isolata.
Come progettare percorsi STEM con una funzione realmente orientativa
Non tutte le attività STEM sono automaticamente attività di orientamento.
Un laboratorio può essere didatticamente valido senza produrre necessariamente una riflessione sulle scelte future. Per attribuirgli anche una funzione orientativa occorre aggiungere alcuni passaggi intenzionali.
1. Definire l’obiettivo orientativo
Prima di scegliere l’attività è utile stabilire che cosa si vuole far osservare agli studenti.
- riconoscere il proprio interesse verso attività sperimentali;
- osservare come si affronta un problema complesso;
- comprendere la relazione tra discipline diverse;
- conoscere famiglie di professioni scientifiche e tecnologiche;
- riconoscere competenze utilizzate durante un progetto;
- esplorare possibili percorsi STEM successivi alla scuola.
La domanda non è quindi soltanto “quale attività STEM proporre?”, ma “quale consapevolezza dovrebbe produrre questa esperienza?”. Quando progettazione, materiali e riflessione orientativa devono essere integrati nella normale attività didattica, strumenti dedicati possono semplificare il lavoro del docente: vuoi vedere come funziona e saperne di più?
2. Proporre un problema autentico
I percorsi STEM acquistano maggiore valore orientativo quando partono da problemi che permettono di comprendere perché determinate conoscenze vengono utilizzate.
Si può lavorare, per esempio, su energia, sostenibilità, salute, dati, mobilità, ambiente, progettazione di spazi, automazione o tecnologie digitali.
Il problema non deve necessariamente essere complesso. Deve però richiedere agli studenti di prendere decisioni, formulare ipotesi, verificare informazioni o costruire una soluzione.
3. Rendere visibili le competenze
Durante l’attività il docente può osservare non soltanto il risultato finale, ma anche il processo.
Chi formula ipotesi? Chi organizza i dati? Chi individua rapidamente un errore? Chi riesce a tradurre un problema in passaggi più semplici? Chi propone soluzioni alternative? Chi sa spiegare una scelta al gruppo?
Queste osservazioni permettono di collegare l’esperienza disciplinare allo sviluppo di una maggiore consapevolezza.
4. Collegare l’esperienza alle professioni
Soltanto dopo aver affrontato il problema diventa particolarmente utile introdurre le professioni.
Il docente può chiedere alla classe quali figure professionali potrebbero occuparsi di una situazione simile e successivamente ampliare o correggere le ipotesi emerse.
- attività svolte dal professionista;
- competenze necessarie;
- strumenti utilizzati;
- contesti nei quali lavora;
- possibili percorsi formativi;
- collaborazione con altre figure professionali.
Il risultato è una rappresentazione delle carriere STEM meno stereotipata e più vicina alle attività concrete.

Un’attività pronta per esplorare le carriere STEM in classe
Obiettivo
Aiutare gli studenti a collegare problemi reali, competenze utilizzate e professioni STEM.
Destinatari
Attività adattabile alla scuola secondaria di primo grado e al biennio della scuola secondaria di secondo grado.
Tempo
Circa 60-90 minuti.
Materiali
Scheda del problema, fogli o documento condiviso per il lavoro di gruppo, una scheda finale di riflessione.
Svolgimento
Il docente presenta un problema concreto. Un esempio può essere: “La scuola vuole ridurre i consumi energetici dell’edificio. Quali informazioni servirebbero per capire dove intervenire e quali possibili soluzioni potrebbero essere valutate?”
La classe viene suddivisa in piccoli gruppi.
Ogni gruppo deve:
- identificare le informazioni necessarie;
- individuare i dati che sarebbe utile raccogliere;
- formulare almeno due possibili interventi;
- indicare come verificarne l’efficacia;
- identificare le competenze utilizzate;
- ipotizzare quali professionisti potrebbero lavorare su un problema simile.
Il docente non deve trasformare l’attività in una verifica sulla conoscenza delle professioni. Il suo ruolo è osservare il processo e porre domande che rendano visibili strategie e competenze.
Nella restituzione finale può chiedere:
- Quale parte del problema è risultata più interessante?
- Quale compito è stato più difficile?
- Quali conoscenze sono state necessarie?
- Quali capacità sono state utilizzate oltre alle conoscenze disciplinari?
- Quali professionisti potrebbero occuparsi di questo problema?
- Che cosa bisognerebbe approfondire per comprendere meglio quelle professioni?
Il risultato atteso non è una scelta professionale. È una maggiore capacità di collegare esperienze, interessi, competenze e possibili ambiti di studio o lavoro. Nei gruppi in cui partecipazione e motivazione risultano particolarmente basse può essere utile approfondire anche alcune tecniche di attivazione per studenti poco motivati all’orientamento.
Percorsi STEM: cosa cambia tra scuola media, biennio e triennio
L’orientamento alle carriere STEM dovrebbe cambiare insieme all’età degli studenti.
Nella scuola secondaria di primo grado
Nella scuola media è particolarmente utile ampliare l’esplorazione.
Non serve chiedere precocemente agli studenti quale professione intendano svolgere. È più utile offrire occasioni diverse per sperimentare, osservare interessi e mettere in discussione eventuali rappresentazioni troppo rigide delle discipline scientifiche.
Le attività possono partire da problemi vicini alla vita scolastica e quotidiana, introducendo progressivamente il collegamento con i percorsi della scuola secondaria di secondo grado.
Per il consiglio di classe diventa importante evitare di associare automaticamente l’interesse STEM al solo rendimento in matematica.
L’osservazione dovrebbe essere più ampia: curiosità, perseveranza, capacità di formulare domande, interesse per la sperimentazione, ragionamento logico, capacità di progettazione e disponibilità a rivedere una soluzione.
Nel biennio della scuola superiore
Nel biennio è possibile rendere più esplicito il rapporto tra discipline, applicazioni e professioni.
Un’attività di formazione STEM può mostrare, per esempio, come matematica, informatica, scienze e tecnologia concorrano alla soluzione dello stesso problema.
Questo aiuta a superare una rappresentazione frammentata delle discipline e permette agli studenti di osservare come le conoscenze scolastiche possano essere utilizzate in contesti applicativi.
Nel triennio
Nel triennio il lavoro orientativo può diventare più specifico.
Accanto alle esperienze didattiche, la scuola può favorire il confronto tra differenti percorsi STEM, approfondendo università, ITS Academy e altri percorsi formativi coerenti con il profilo e gli interessi degli studenti.
Il docente tutor e il docente orientatore possono aiutare a collegare queste informazioni alle evidenze raccolte nel percorso scolastico, evitando che la scelta venga ridotta alla sola conoscenza dell’offerta formativa. Anticipare progressivamente questo lavoro permette inoltre di passare da un orientamento reattivo a un approccio di orientamento più proattivo, nel quale interessi, competenze e alternative vengono esplorati prima del momento della decisione.
Come presentare corsi e percorsi STEM senza creare un catalogo
Quando si affronta il tema “corsi STEM cosa sono”, per la scuola il rischio è produrre una sequenza di denominazioni difficili da interpretare.
Per orientare è più utile organizzare le informazioni attraverso criteri.
| Criterio | Domanda orientativa |
|---|---|
| Contenuti | Quali discipline hanno maggiore peso? |
| Metodo | Quanto spazio hanno laboratorio, progettazione e sperimentazione? |
| Problemi | Quali tipi di problemi vengono affrontati? |
| Competenze | Quali capacità vengono maggiormente sviluppate? |
| Prosecuzione | Quali possibilità formative successive apre? |
| Professioni | A quali famiglie professionali può essere collegato? |
Una struttura di questo tipo evita che l’orientamento si riduca alla distribuzione di informazioni.
Permette invece al docente di aiutare gli studenti a confrontare percorsi STEM attraverso criteri comuni. È particolarmente importante quando il numero delle alternative rischia di aumentare l’incertezza anziché ridurla. Su questo tema può essere utile approfondire il paradosso della scelta e il modo in cui troppe alternative possono bloccare gli studenti.
Stereotipi e aspettative: un elemento che la scuola deve osservare
Orientare alle carriere STEM significa anche prestare attenzione alle rappresentazioni che precedono la scelta.
Uno studente può escludere un ambito non perché lo abbia sperimentato e non lo trovi interessante, ma perché lo associa a un’immagine molto limitata della professione o delle proprie capacità.
Per questo è utile evitare messaggi come “chi è bravo in matematica dovrebbe fare ingegneria” o, al contrario, “questo percorso è troppo difficile”.
Il compito della scuola non è prevedere chi avrà successo in una determinata professione.
È creare condizioni nelle quali gli studenti possano raccogliere evidenze più ricche su interessi, competenze e modalità di apprendimento.
Particolare attenzione merita anche la presenza di stereotipi di genere. Nella pratica scolastica questo significa osservare, per esempio, chi assume determinati ruoli durante i lavori di gruppo, chi tende ad autoescludersi da attività tecniche e quali rappresentazioni emergono quando vengono nominate determinate professioni.
Non si tratta di indirizzare tutti verso le STEM, ma di evitare che una possibilità venga esclusa prima di essere realmente esplorata.
Cosa osservare durante un’attività di orientamento STEM
Per rendere il percorso più utile, il docente può costruire una semplice griglia di osservazione.
Gli elementi osservabili potrebbero comprendere:
- curiosità verso il problema;
- capacità di formulare domande;
- utilizzo delle informazioni disponibili;
- capacità di analizzare dati;
- formulazione e verifica di ipotesi;
- perseveranza davanti a un errore;
- ricerca di strategie alternative;
- collaborazione;
- capacità di motivare una scelta;
- interesse verso specifiche fasi dell’attività.

La griglia non dovrebbe essere utilizzata per assegnare un’etichetta allo studente, come “adatto alle STEM” o “non adatto alle STEM”.
Può invece offrire materiale per una successiva restituzione.
Un feedback più utile potrebbe essere: “Durante il progetto hai mostrato particolare interesse nella fase di analisi dei dati e hai verificato più volte le ipotesi prima di proporre una soluzione”.
L’osservazione descrive un comportamento. Sarà poi lo studente, accompagnato dal docente, a collegarlo progressivamente ai propri interessi e alle proprie scelte. Se la scuola vuole rendere più semplice la progettazione di attività che integrano esperienza, competenze e riflessione orientativa, vuoi provare e saperne di più?
Gli errori da evitare nell’orientamento alle carriere STEM
Un percorso ben progettato può perdere efficacia se l’orientamento viene ridotto ad alcune scorciatoie.
Il primo errore è presentare soltanto le professioni più note. L’universo STEM è molto più articolato e le professioni cambiano insieme ai contesti tecnologici e produttivi.
Il secondo è confondere orientamento e promozione. La scuola non deve convincere gli studenti a scegliere le STEM, ma permettere loro di valutarle sulla base di esperienze e informazioni.
Il terzo è utilizzare soltanto il rendimento scolastico come indicatore. Un voto offre un’informazione importante, ma non esaurisce interessi, motivazioni, strategie e competenze.
Il quarto è concentrare tutto in un singolo evento. Un incontro con un professionista può essere utile, ma produce maggiore valore se viene preparato e seguito da attività di riflessione.
Il quinto è separare completamente l’orientamento dalla didattica. Molte occasioni per esplorare competenze e interessi sono già presenti nelle attività disciplinari.
La sfida organizzativa consiste nel renderle intenzionalmente orientative.
Come integrare carriere STEM e didattica orientativa senza aumentare il carico di lavoro
Per molte scuole il problema non è capire se sia utile lavorare sulle carriere STEM. Il problema è trovare il tempo per progettare attività, preparare materiali, collegare competenze e professioni e coordinare il lavoro tra docenti.
Una possibile strategia consiste nel partire dalla programmazione esistente.
Un argomento disciplinare può essere riletto attraverso quattro domande:
- Quale problema reale può essere collegato a questo contenuto?
- Quali competenze possono essere osservate mentre gli studenti lo affrontano?
- Quali professioni utilizzano conoscenze o processi simili?
- Quale breve momento di riflessione può trasformare l’esperienza in apprendimento orientativo?

In questo modo la didattica orientativa non diventa necessariamente un’attività aggiuntiva.
Diventa una prospettiva con cui progettare alcune esperienze già previste.
Strumenti digitali e intelligenza artificiale possono inoltre supportare la preparazione di materiali e la progettazione delle attività, soprattutto quando occorre adattare la stessa idea a discipline, classi e tempi differenti.
È in questo spazio che può essere utilizzata la soluzione Jobiri dedicata alla didattica orientativa: supportare il docente nella trasformazione di un argomento disciplinare in un’attività orientativa strutturata, riducendo il lavoro necessario per predisporre materiali, istruzioni e criteri di osservazione. Per approfondire gli strumenti Jobiri dedicati a docenti e istituti è possibile consultare anche la pagina Jobiri per le scuole. Se l’obiettivo è capire concretamente come applicare questo approccio nella propria scuola, vuoi provare e saperne di più?
FAQ sulle carriere STEM e l’orientamento scolastico
Che cosa si intende per carriere STEM?
Con carriere STEM si indicano professioni collegate agli ambiti scientifici, tecnologici, ingegneristici e matematici. Per l’orientamento scolastico è utile presentarle attraverso problemi, attività e competenze, evitando di limitarle a un elenco di professioni.
Come può un docente orientare gli studenti verso le carriere STEM?
Il docente può proporre problemi autentici, laboratori e attività interdisciplinari, osservare competenze e interessi e collegare successivamente l’esperienza a professioni e percorsi formativi. L’obiettivo non è indirizzare la scelta, ma renderla più informata.
Cosa sono i percorsi STEM a scuola?
I percorsi STEM integrano conoscenze e metodologie legate a scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. In chiave orientativa diventano particolarmente utili quando permettono agli studenti di sperimentare problemi e processi collegabili a contesti formativi e professionali.
Qual è il ruolo del docente nell’orientamento STEM?
Il docente progetta esperienze, osserva il processo, rende esplicite le competenze utilizzate e aiuta gli studenti a riflettere sul rapporto tra ciò che hanno sperimentato e possibili percorsi futuri.
Come evitare gli stereotipi nelle scelte STEM?
La scuola può ampliare le occasioni di sperimentazione, utilizzare esempi professionali diversificati, osservare le dinamiche durante le attività e non associare automaticamente l’attitudine STEM a genere, rendimento in una singola disciplina o rappresentazioni precostituite delle professioni.
Quali attività sono più utili per l’orientamento alle STEM?
Sono particolarmente efficaci attività basate su problemi, progettazione, sperimentazione, dati e collaborazione, purché prevedano una fase finale nella quale il docente aiuti la classe a riconoscere competenze utilizzate, interessi emersi e collegamenti con percorsi e professioni.
Conclusione
Orientare alle carriere STEM non significa chiedere agli studenti di scegliere precocemente una professione scientifica.
Significa creare esperienze attraverso le quali possano capire che cosa comporta affrontare un problema scientifico, tecnologico o matematico, quali competenze entrano in gioco e quali attività suscitano maggiore interesse.
Per la scuola questo sposta l’attenzione dalla semplice informazione sulle professioni alla progettazione di esperienze orientative.
Il laboratorio, il problema matematico, l’analisi di dati, l’esperimento o il progetto interdisciplinare possono diventare occasioni per costruire consapevolezza, a condizione che il docente renda visibili i collegamenti tra attività, competenze, percorsi STEM e contesti professionali.
È questa continuità tra didattica e orientamento a rendere l’esplorazione delle carriere STEM realmente utile per le scelte future.
Jobiri e la progettazione delle attività orientative
Trasformare un normale argomento disciplinare in un’attività capace di far emergere interessi, competenze e collegamenti con le carriere STEM richiede progettazione e materiali adeguati. Jobiri supporta le scuole e i docenti nella creazione di attività di didattica orientativa strutturate e adattabili alle esigenze della classe. Per conoscere più nel dettaglio gli strumenti disponibili è possibile approfondire la soluzione Jobiri per le scuole.

