Pubblicato il: 30 Settembre 2026 alle 11:18

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Quando in un istituto si parla di tutor orientatore, il primo problema è spesso organizzativo prima ancora che terminologico. Chi segue direttamente gli studenti? Chi raccoglie e mette a disposizione le informazioni sulle opportunità formative e professionali? Come si coordinano queste figure con il consiglio di classe, le famiglie e le attività di orientamento già previste dalla scuola?
L’espressione “tutor orientatore” può infatti generare un equivoco: docente tutor e docente orientatore sono due figure distinte, con funzioni differenti ma complementari. Comprendere bene questa distinzione è importante non soltanto per chi assume uno dei due incarichi, ma anche per dirigenti, coordinatori, consigli di classe e referenti dell’orientamento chiamati a costruire un sistema coerente a livello di istituto.
Per una scuola, quindi, il punto non è semplicemente sapere cosa fanno tutor e orientatore. Occorre capire come inserirli nell’organizzazione dell’orientamento, come distribuire responsabilità e attività e come rendere sostenibile il loro lavoro.

Tutor e orientatore: due figure, un obiettivo comune
Le figure del docente tutor e del docente orientatore sono state introdotte dalle Linee guida per l’orientamento adottate con il decreto ministeriale 328 del 22 dicembre 2022 e sono attive dall’anno scolastico 2023/2024. Operano nella scuola secondaria di secondo grado, in particolare nelle classi terze, quarte e quinte, e condividono un obiettivo: accompagnare studenti e famiglie nelle scelte formative e professionali, contrastando la dispersione scolastica.
Dal punto di vista organizzativo, la differenza principale riguarda il livello di intervento. Il docente tutor, spesso indicato anche come tutor scolastico, lavora con un gruppo di studenti e li accompagna nel percorso individuale. Il docente orientatore svolge invece una funzione trasversale a livello di istituto, raccogliendo e rendendo disponibili informazioni sui percorsi di studio, sul territorio e sul mondo del lavoro e favorendo il raccordo tra scuola, università, ITS Academy e imprese.
| Aspetto | Docente tutor | Docente orientatore |
|---|---|---|
| Livello di intervento | Gruppo di studenti assegnati | Istituto nel suo complesso |
| Compito principale | Accompagnare ogni studente nella riflessione sul percorso e nell’E-Portfolio | Rendere disponibili dati e informazioni su percorsi, territorio e lavoro |
| Rapporto con le famiglie | Consigliere nei momenti di scelta | Supporto informativo a tutor, famiglie e studenti |
| Numero per scuola | Variabile, in base al numero di studenti | In genere uno per istituto |
La distinzione è utile soprattutto per evitare sovrapposizioni. Il tutor dispone di una conoscenza più ravvicinata dei percorsi degli studenti; l’orientatore costruisce e organizza una conoscenza più ampia delle opportunità disponibili. Per il dirigente e per il consiglio di classe, il valore nasce dalla capacità di mettere in relazione questi due livelli di intervento.
Cosa fa il docente tutor e come può inserirsi nel lavoro del consiglio di classe
Secondo le Linee guida, il docente tutor svolge due attività fondamentali. La prima consiste nell’aiutare ogni studente a rivedere le parti essenziali del proprio E-Portfolio sulla piattaforma Unica: percorso di studi, sviluppo delle competenze, capolavoro scelto e autovalutazione. La seconda consiste nel costituirsi consigliere delle famiglie nei momenti di scelta dei percorsi formativi e delle prospettive professionali, anche alla luce dei dati territoriali e nazionali e con il supporto dell’orientatore.
Nella pratica scolastica questo può tradursi in colloqui individuali e di piccolo gruppo con gli studenti, confronto con i colleghi del consiglio di classe, incontri con le famiglie, accompagnamento nella scelta e nella descrizione del capolavoro e supporto nelle decisioni relative al post diploma.
Il punto organizzativo da non trascurare è il raccordo con il resto della scuola. Il tutor non dovrebbe operare come una figura isolata che incontra periodicamente gli studenti, ma come un professionista che può raccogliere elementi utili emersi durante il percorso scolastico e collegarli alle attività orientative.
Per il consiglio di classe può essere utile concordare almeno:
- quali informazioni condividere con il tutor;
- quali momenti dell’anno dedicare al confronto;
- quali evidenze sulle competenze degli studenti possono essere valorizzate;
- quando coinvolgere le famiglie;
- come collegare colloqui, E-Portfolio e attività di orientamento già svolte.
In questo modo la funzione tutoriale può inserirsi nel percorso educativo senza diventare un’attività parallela difficilmente coordinabile.

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Cosa fa il docente orientatore a livello di istituto
Se il tutor lavora prevalentemente sul percorso del singolo studente, il docente orientatore ha una funzione di sistema.
Il suo compito è favorire le attività di orientamento dell’istituto, mettendo a disposizione elementi utili affinché gli studenti possano compiere scelte coerenti con aspirazioni e potenzialità, tenendo conto dei percorsi di studio e lavoro e delle opportunità offerte dal territorio, dal mondo produttivo e dall’università.
In particolare, integra i dati disponibili sulla piattaforma nazionale con quelli raccolti nel contesto locale e li rende accessibili a tutor, studenti e famiglie.
Per una scuola questa funzione diventa particolarmente importante quando le opportunità sono numerose ma frammentate. Open day universitari, ITS Academy, imprese, servizi territoriali, percorsi formativi e iniziative per l’occupabilità rischiano infatti di trasformarsi in una successione di informazioni se manca una regia capace di organizzarle.
Nella pratica, l’orientatore può quindi curare i rapporti con atenei, ITS Academy, imprese e servizi del territorio, raccogliere informazioni sugli sbocchi dei diplomati e coordinare iniziative rivolte a più classi.
Una rete territoriale strutturata, come nelle esperienze di collaborazione tra scuole, Informagiovani e servizi di orientamento, può rafforzare questa funzione perché permette alla scuola di collegare più facilmente l’attività orientativa alle opportunità realmente presenti nel territorio.
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Requisiti e nomina: cosa deve considerare la scuola
Il decreto ministeriale 63 del 5 aprile 2023 ha indicato alcuni requisiti preferenziali, non obbligatori, per accedere alla formazione e alla funzione:
- essere in servizio con contratto a tempo indeterminato e avere almeno cinque anni di anzianità di servizio, maturata a tempo indeterminato o determinato;
- aver svolto compiti affini, come funzione strumentale o referente per l’orientamento, il contrasto alla dispersione, i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, l’inclusione;
- essere disponibili a svolgere la funzione per almeno un triennio scolastico, per garantire continuità agli studenti.
I criteri di individuazione sono definiti dal collegio dei docenti, che può integrarli con ulteriori elementi, come le esperienze pregresse nella funzione. Il dirigente scolastico procede poi alla nomina. Il numero di tutor dipende dal numero di studenti: ogni tutor segue, in genere, un gruppo compreso tra 30 e 50 studenti.
Per l’istituto, l’individuazione delle figure non dovrebbe essere letta soltanto come un adempimento. Esperienza nell’orientamento, capacità relazionali, conoscenza dell’organizzazione scolastica e possibilità concreta di garantire continuità incidono sulla sostenibilità della funzione nel corso dell’anno.
La formazione necessaria per svolgere la funzione
Per assumere l’incarico è necessario completare un percorso formativo specifico, erogato online con il supporto di INDIRE.
Nella prima attivazione, il percorso era articolato in moduli per circa 20 ore e si concludeva con la redazione di un elaborato. La formazione viene riproposta per i nuovi docenti interessati, secondo le indicazioni e le scadenze definite dal Ministero. Per l’anno scolastico 2025/2026, per esempio, il percorso andava completato entro il 28 febbraio 2026. Nello stesso anno è stato attivato anche un percorso dedicato ai docenti della scuola secondaria di primo grado.
Per l’organizzazione scolastica è utile distinguere la formazione necessaria per accedere alla funzione dalla formazione interna utile a costruire modalità di lavoro condivise. Conoscere strumenti e procedure, infatti, non risolve automaticamente questioni come la collaborazione con i consigli di classe, la gestione dei colloqui o la circolazione delle informazioni.
Compensi: quanto guadagna un docente tutor e un orientatore
I compensi sono definiti ogni anno con decreto ministeriale. Per l’anno scolastico 2025/2026, il decreto ministeriale 15 del 30 gennaio 2026 ha ripartito tra le scuole secondarie di secondo grado statali 84 milioni di euro, proporzionalmente al numero di studenti delle classi terze, quarte e quinte, garantendo in ogni caso le risorse per almeno un tutor e un orientatore per istituto.
| Figura | Compenso | Note |
|---|---|---|
| Docente orientatore | 1.500 euro lordo Stato | Importo fisso |
| Docente tutor | Da 1.550 a 2.725 euro lordo Stato | Quota fissa, definita in contrattazione d’istituto |
| Docente tutor, quota aggiuntiva | Variabile | Ore di tutoraggio in moduli di orientamento finanziati dal Programma nazionale Scuola e competenze 2021-2027, su richiesta della scuola |
L’importo effettivo per i tutor viene stabilito nella contrattazione integrativa d’istituto, entro i limiti minimo e massimo. Il compenso ha natura accessoria.
Per gli anni successivi, importi e modalità devono essere verificati nei decreti ministeriali di riferimento emanati annualmente. È quindi importante evitare di considerare gli importi di un singolo anno scolastico come valori automaticamente validi per gli anni successivi.
Ore di lavoro: come rendere sostenibile la funzione
Una delle questioni più concrete per dirigenti e docenti riguarda il tempo necessario per svolgere efficacemente la funzione.
Per la quota fissa non è previsto un monte ore standard: l’impegno dipende dal numero di studenti seguiti, dalle attività concordate nell’istituto e dall’organizzazione dei moduli di orientamento. Le ore svolte nei moduli finanziati dal Programma nazionale vengono invece retribuite in base al numero effettivo di ore di tutoraggio.
Il problema organizzativo emerge soprattutto quando il numero di studenti aumenta. Un tutor che segue cinquanta studenti deve poter programmare colloqui, attività, confronto con i consigli di classe e rapporti con le famiglie senza affidare tutto alla gestione occasionale.
Per rendere il lavoro sostenibile, l’istituto può definire preventivamente:
- quanti colloqui individuali prevedere nell’arco dell’anno;
- quali situazioni richiedono un approfondimento individuale;
- quando programmare il confronto con le famiglie;
- come coordinare tutor e consigli di classe;
- quali informazioni devono essere documentate;
- quali attività possono essere svolte in piccolo gruppo;
- quali strumenti utilizzare per evitare duplicazioni.
L’impiego di strumenti e tecniche di orientamento strutturati può aiutare soprattutto quando l’istituto deve rendere omogenee modalità di lavoro adottate da più tutor.
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Le piattaforme: come distinguere Unica, INDIRE e gli strumenti operativi
Quando si parla di piattaforme per tutor e orientamento, è utile distinguere la funzione dei diversi ambienti digitali.
La piattaforma Unica del Ministero è lo spazio in cui studenti e famiglie accedono all’E-Portfolio e alle informazioni sull’orientamento. Il tutor vi accede per seguire il percorso degli studenti assegnati, con particolare riferimento al capolavoro e all’autovalutazione.
La piattaforma di INDIRE ospita invece i percorsi di formazione destinati a chi deve assumere la funzione.
A questi ambienti istituzionali possono affiancarsi strumenti digitali aggiuntivi utilizzati dalle scuole per organizzare attività, raccogliere informazioni e supportare i percorsi di orientamento.
Il criterio utile per una scuola non è quindi chiedersi quale piattaforma sostituisca le altre, ma quale funzione debba essere gestita da ciascun ambiente.

Soluzioni come quelle di Jobiri possono affiancare tutor e orientatori nel lavoro quotidiano, anche nella logica degli strumenti digitali che moltiplicano l’impatto dell’orientamento, aiutando a raccogliere e collegare interessi, competenze e opportunità.
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Tutor dell’orientamento e tutor dei neoassunti: due funzioni da non confondere
Nell’organizzazione scolastica esiste un’altra figura con una denominazione simile: il tutor dei docenti neoassunti, che accompagna i colleghi durante l’anno di formazione e prova.
Si tratta di una funzione differente, disciplinata da norme proprie e caratterizzata da compiti e modalità di riconoscimento diversi.
La distinzione è importante anche dal punto di vista amministrativo. Le disposizioni relative al docente tutor dell’orientamento non devono essere applicate automaticamente al tutor dei neoassunti. Per compensi, attività e responsabilità di quest’ultima figura occorre fare riferimento alla disciplina dell’anno di prova e alla contrattazione d’istituto.
Una possibile organizzazione del lavoro tra tutor, orientatore e consiglio di classe
La presenza delle due figure diventa realmente utile quando l’istituto chiarisce i passaggi attraverso cui le informazioni vengono raccolte, condivise e trasformate in attività.

- Il consiglio di classe osserva. Durante attività disciplinari, progetti e percorsi orientativi emergono interessi, competenze, difficoltà e possibili direzioni di sviluppo.
- Il tutor approfondisce. Attraverso colloqui individuali o di piccolo gruppo collega queste evidenze alla riflessione dello studente sul proprio percorso.
- L’orientatore mette a disposizione opportunità e informazioni. Percorsi universitari, ITS Academy, formazione, territorio e mondo del lavoro diventano elementi utilizzabili nel percorso di scelta.
- Tutor e consiglio di classe si confrontano nei passaggi più significativi. Questo riduce il rischio che orientamento e attività didattica procedano su binari separati.
- La famiglia viene coinvolta nei momenti di scelta. Il confronto può così partire da elementi raccolti durante il percorso e non soltanto dalle preferenze espresse nell’ultimo momento.
- La scuola documenta il percorso. Gli strumenti istituzionali e quelli eventualmente adottati dall’istituto possono sostenere la continuità delle informazioni.
Questo modello non rappresenta un obbligo organizzativo, ma un possibile criterio operativo per evitare che tutor, orientatore e consiglio di classe lavorino come soggetti separati.
Domande frequenti sul tutor orientatore
Tutor e orientatore sono la stessa figura?
No. Il docente tutor segue un gruppo di studenti e accompagna più direttamente il loro percorso, mentre il docente orientatore svolge una funzione a livello di istituto e rende disponibili informazioni su percorsi, territorio e mondo del lavoro. Per la scuola è importante definire modalità di collaborazione tra le due figure.
In quali classi opera il docente tutor?
Nella scuola secondaria di secondo grado, prioritariamente nelle classi terze, quarte e quinte, alle quali sono destinate le risorse per i compensi.
Quanti studenti segue un tutor?
In genere un gruppo compreso tra 30 e 50 studenti. Il numero di tutor di ciascuna scuola viene definito dal collegio dei docenti in base agli studenti iscritti.
Un docente a tempo determinato può diventare tutor?
I requisiti indicati dal Ministero sono preferenziali, non obbligatori. Il contratto a tempo indeterminato e la disponibilità per un triennio favoriscono la continuità, mentre i criteri di individuazione sono definiti dal collegio dei docenti.
Quanto guadagna un docente tutor?
Per l’anno scolastico 2025/2026 la quota fissa è compresa tra 1.550 e 2.725 euro lordo Stato, definita in contrattazione d’istituto, con possibili compensi aggiuntivi per le ore svolte nei moduli di orientamento finanziati dal Programma nazionale. L’orientatore percepisce 1.500 euro lordo Stato. Gli importi devono essere verificati per ciascun anno scolastico.
Come può una scuola evitare sovrapposizioni tra tutor, orientatore e consiglio di classe?
Può essere utile definire preventivamente responsabilità, momenti di confronto, informazioni da condividere, modalità di coinvolgimento delle famiglie e strumenti utilizzati. Il punto non è aumentare il numero di attività, ma creare continuità tra ciò che accade in classe, il lavoro del tutor e le informazioni organizzate dall’orientatore.
Tutor e orientatore: da due incarichi a un sistema di orientamento
Tutor e orientatore possono produrre valore soprattutto quando vengono inseriti in un’organizzazione chiara.
Il tutor dispone di una conoscenza ravvicinata dei percorsi degli studenti. L’orientatore raccoglie e organizza informazioni sulle opportunità formative e professionali. I consigli di classe osservano gli studenti nel lavoro quotidiano e possono fornire evidenze che arricchiscono il percorso orientativo.
La questione decisiva per la scuola diventa quindi far dialogare questi tre livelli.
Chiarire ruoli, organizzare i flussi informativi, programmare i momenti di confronto e adottare strumenti adeguati può rendere più sostenibile il lavoro delle figure dell’orientamento e più coerente l’accompagnamento offerto agli studenti.
Per le scuole che vogliono sostenere il lavoro di tutor e orientatori con strumenti digitali dedicati, i servizi di Jobiri per l’orientamento nelle scuole offrono un supporto per organizzare le attività, conoscere meglio gli studenti e collegare il percorso scolastico alle opportunità formative e professionali.

CEO e co-fondatore di Jobiri, impresa innovativa che utilizza l’AI per facilitare l’inserimento lavorativo. Con oltre 15 anni di esperienza in management e leadership, Claudio è un esperto nella gestione aziendale e nelle tematiche di sviluppo organizzativo. La sua visione strategica e il suo impegno sociale fanno di lui un punto di riferimento nel settore.

