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Cos’è il professional branding e perchè è così importante oggi nel mondo del lavoro? E’ stata questa la tematica affrontata nell’intervista di Claudio Sponchioni, Ceo e Co-founder di Jobiri, a Filippo Poletti, giornalista professionista.

Questo incontro è stata un’occasione di confronto e riflessione sull’importanza del professional branding nel mercato del lavoro odierno e sulla necessità per ogni professionista di saper sfruttare al meglio tecniche e strategie in grado di valorizzare la propria unicità professionale. Scopri tutti gli esempi concreti e i consigli per migliorare la tua presenza online nell’intervista riportata di seguito oppure clicca sul video per vedere la versione integrale.

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L’intervista a Filippo Poletti

Di seguito, i punti salienti dell’intervista del Ceo e Co-founder di Jobiri, Claudio Sponchioni, al giornalista Filippo Poletti.

1) Chi è un professionista oggi?

Il professionista è colui che ha delle competenze, sia hard che soft. Queste ultime mi piace anche chiamarle “competenze di vita”. Un professionista è anche chi è in grado di coltivare una rete di relazioni, sia online che offline. Insomma, un professionista è un brand, siamo tutti dei brand. A questo proposito, riporto il concetto espresso in un articolo pubblicato l’economista Tom Peters nel 1997, un articolo in cui lo studioso ha affermato che tutti dobbiamo avere una reason why, ossia una proposta di valore così come tutti dobbiamo avere delle buyer personas a cui ci rivolgiamo. Per concludere, un professionista è una persona che sa coltivare relazioni avendo in mente una chiara strategia di business.

2) Come si declina il personal branding?

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A me più che di personal branding piace parlare di professional branding, non perchè non metta al centro le persone, anzi, lo faccio sempre. Preferisco parlare di professional branding in quanto, trovandoci su un social professionale come LinkedIn, è bene parlare di se stessi in maniera professionale. Non a caso, il termine “professionista” deriva dal latino e vuol dire “proferire”. Il professionista è, quindi, colui che proferisce e che si racconta. Ecco, il mio suggerimento è quello di raccontarsi da professionisti se siamo su un social professionale.

3) Mi piacerebbe adesso affrontare un altro tema che è strettamente collegato alla professionalità di ciascuno di noi, ossia quello dei salti di carriera. Quali sono i salti che possiamo fare nel mondo del lavoro e come possiamo anche, al tempo stesso, evolvere?

Ne possiamo fare tanti, anzi, ne dobbiamo immaginare tanti. A proposito di salti, mi viene in mente Micheal Jordan, il più grande giocatore di basket della storia, che nel ‘98 fece il più bel salto della storia del basket. Dobbiamo immaginare di saltare, però, attenzione, che in alcuni casi serve adottare la tecnica del piede perno. Si tratta di una tecnica che consiste in un piede che sta fermo e nell’altro che è in movimento. Perchè ho citato questa tecnica? Ecco, noi in sostanza dobbiamo fare perno, ossia tenere il piede fermo da qualche parte, ma contemporaneamente essere in movimento. L’altro, per collegarmi alla tua domanda, deve saltare. Poi, c’è un altro insegnamento secondo me utilissimo per la progressione della nostra carriera, cioè per far sì che faccia sempre salti in avanti. Bisogna sempre provarci e non avere paura di sbagliare. A questo proposito, riporto in breve la storia dello chef stellato Davide Oldani, una persona che, come lui stesso ha raccontato, sognava di fare il calciatore. Dopo essere arrivato anche a giocare in serie C, accadde però un imprevisto: la frattura scomposta di tibia e perone, unita alla rottura del menisco. A quel punto, Oldani optò per il suo piano B, ossia la cucina. Ecco, la vicenda si presta molto facilmente ad essere letta come una sconfitta, ma, in realtà, è stata una vera e propria “sconfitta liberatoria”. Per dirla con una frase di Bob Dylan, “there is no success like failure”, non c’è successo senza fallimento. Ecco, la sconfitta, secondo me, bisogna vederla come un test diagnostico. Ma, attenzione: dobbiamo imparare a fallire molto velocemente perchè il business va veloce. Quindi, possiamo fallire, possiamo sbagliare, ma dobbiamo sbagliare sempre velocemente. Per riassumere: dobbiamo fare tanti salti. Il mio consiglio è quello di usare la tecnica del piede perno, in cui un piede sta fermo e l’altro è in movimento, proprio come fa Jobiri, che ci stupisce con tante novità.

4) Quali consigli daresti, tu che di fatto sei un influencer, ai professionisti di oggi per essere presenti sui LinkedIn in maniera efficace? Puoi raccontarci in breve come sei arrivato fino a qui?

Allora, parto dalla seconda domanda per arrivare alla prima. Anno 2017: io, da sempre appassionato di cambiamento, avevo bisogno di trovare qualcuno che quotidianamente mi ispirasse al cambiamento. Ebbene, non riuscivo a trovare un media che parlasse di cambiamento positivo e propositivo. A quel punto mi son detto: “Perchè non ci provi tu?”, “Fallo. Provaci”. E da lì è nata questa rubrica che è cresciuta sempre di più nel corso degli anni. Sono tante ora le persone che mi onorano dell’attenzione e della loro presenza sul mio profilo. Io, da tutto ciò, ho imparato tantissimo e posso suggerire 3 consigli molto validi, secondo me. Il primo è quello di fare propria la teoria dei mille fan: i contatti sul lavoro non si contano, i contatti si pesano. Quindi non rincorriamo i numeri, ma piuttosto la qualità dei rapporti. Il secondo consiglio che mi sento di dare è quello di coltivare non solo i legami forti con le persone che conosciamo, ma anche i legami deboli. E a proposito dei legami deboli cito un sociologo americano, Mark Grevenotter, che fece un’indagine chiedendo alle persone come avessero trovato lavoro. Ebbene, da questa indagine è emerso che l’83% dei rispondenti aveva trovato lavoro grazie ai legami cosiddetti deboli, ossia grazie a persone conosciute in maniera occasionale. Il terzo consiglio è quello di non essere solo dei taker nelle relazioni e volere, quindi solo prendere, ma essere anche dei giver, ossia saper anche dare. Ecco, bisogna saper bilanciare il dare e il ricevere. Insomma, dobbiamo essere nelle relazioni professionali dei matcher, dando e ricevendo in misura equilibrata.

5) Grazie Filippo per questi concetti così profondi che danno modo a tutti di riflettere. Ecco, ci tengo ora a farti una domanda piuttosto personale: ho scoperto che sei nella Hall of Fame di Milano su WikiMilano. Cosa hai provato a essere citato su WikiMilano? E come si fa ad accedere a questa bellissima opportunità?

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Si, certo, è stata una bellissima sorpresa quella di vedere il mio nome in questa lista di persone che contribuiscono a far crescere Milano. Io ci provo, l’ho detto, con grande umiltà tutti i giorni provando a dare valore. WikiMilano è un osservatorio metropolitano di Milano e ha fatto negli anni un grande lavoro di rete. C’è una ricerca continua di spunti e devo dire che trovare spunti positivi, o come li chiamo io dopo la pandemia,propositivi” tutti i giorni non è così scontato, in quanto molto spesso la comunicazione di oggi si aggrappa alle notizie negative. Questo rappresenta un problema. Io voglio essere, invece, uno di quelli che guarda il bicchiere mezzo pieno, che guarda il mondo, lo osserva, non chiude certo gli occhi difronte alle cose che non vanno, ma guarda anche le cose che ci sono e che sono positive. Io credo che nel mondo del lavoro ci siano tantissimi casi propositivi da raccontare. Anche Jobiri mi hai raccontato essere un’impresa nata per creare e dare valore alle persone. Ecco, io credo che a ciascuno di noi sia affidato un compito e un compito comune è quello di donare qualcosa, di dare qualcosa agli altri. Il mio consiglio è quello di provare a fare ciascuno qualcosa: io quotidianamente sento di farlo attraverso la mia rubrica e la ricerca di spunti propositivi.

6) Filippo, mi colpisce moltissimo la tua capacità di mantenere sempre così alte costanza e determinazione. Come mantieni una motivazione così alta riuscendo, contemporaneamente, a pubblicare? Ti faccio questa domanda perchè capita che le persone iniziano ma poi ad un certo si fermano. Ecco, quale consiglio daresti alle persone che vogliono raggiungere un preciso obiettivo, nella vita professionale o personale, mantenendo una certa linearità di comportamento per un periodo così ampio?

La tua domanda è molto chiara. Mi sento di dirti che la costanza l’ho appresa dalla musica: ho studiato chitarra e composizione al conservatorio e ho imparato l’allenamento costante. I risultati si raggiungono solo allenandosi. Ritornando a LinkedIn, io penso che tutti possiamo avere successo, ma essere seguito in maniera così costante e attenta, tutti i giorni, da numerosissime persone, non è solo fortuna o caso, implica, piuttosto, un lavoro di grande impegno, oltre che di grande passione. Come si fa, poi, a mantenere alta la motivazione? Rispondo molto semplicemente: io sono commosso dall’attenzione che ricevo e dai tantissimi messaggi delle persone che mi fanno domande, mi chiedono suggerimenti o semplicemente mi ringraziano. Ecco, tutto questo è il motore della mia motivazione. Il fatto di migliorare, seppur con piccoli gesti, la vita delle persone che, a loro volta, riconoscono tale contributo e lo apprezzano è ciò che mi muove ogni giorno nel fare sempre meglio e di più.

7) Grazie Filippo. Si sente tutta questa energia positiva che hai nei confronti del tuo lavoro e rispetto al fatto che riesci a cambiare in positivo la vita delle persone.

Grazie a te e a Jobiri, piattaforma che ho avuto modo di vedere e che è mossa da questo stesso driver, ossia quello che supportare le persone nella ricerca del lavoro e, quindi, migliorare la loro vita.

8) L’ultima domanda che mi piacerebbe porti è relativa al tuo ultimo progetto. So che stai lavorando all’uscita di un altro libro: puoi darci qualche informazione in anteprima? Siamo tutti molto curiosi.

Tocchi un tasto molto sensibile in quanto proprio oggi ho ricevuto le bozze di questo nuovo libro che verterà sulla leadership e che non ho scritto solo io. Ecco, in questi anni ho imparato che più che fare la differenza è importante fare la somma. E io con questo libro ho “fatto la somma” e ho chiesto ad altri professionisti di unirsi a me per la stesura di un libro corposo e visionario. Facciamo la somma,
uniamoci ad altre persone, ad altri professionisti ed è proprio lì, in questa somma, che saremo rigenerati, essendo dei taker e dei giver al tempo stesso.

Il video completo dell’intervista

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