Lavoro e intelligenza artificiale: mostro da sconfiggere o risorsa da sfruttare?

2018-05-14T12:47:49+00:00 10 maggio 2018|Centri per l'impiego, Informagiovani, Scuola, Trova lavoro, Università|

Sempre più spesso l’intelligenza artificiale tende ad essere percepita come una minaccia, un nemico che spazzerà via ogni posto di lavoro.

La tecnologia ha da sempre provocato importanti cambiamenti all’interno della Società e con essa, ha trasformato o messo a rischio diverse categorie professionali. Basti pensare agli effetti che l’introduzione dell’automobile, affermatasi nel XIX secolo, ha causato per il cocchiere o i fabbricanti di carrozze o diligenze. Oppure al caso del computer che ha praticamente spazzato via la categoria dei produttori o riparatori di macchine da scrivere.

Nella società contemporanea si sta affermando una forma molto subdola di pessimismo tecnologico caratterizzato dalla preoccupazione che robot, automi e macchine sempre più intelligenti possano sostituire buona parte delle mansioni tradizionali, se non addirittura determinate categorie professionali.

I vantaggi che automi, robot e algoritmi di intelligenza artificiale possono apportare a livello aziendale sono indubbi: un macchinario non dorme, non va in vacanza e non si ammala.

Sono state investite migliaia di ore di analisi, studio e confronto per costruire modelli in grado di stimare l’impatto che la tecnologia può avere sul mercato del lavoro e a livello “qualitativo” i risultati dei più importanti studi sul tema sono molto coerenti tra loro.

Gli impieghi più a rischio sono quelli dove la ripetitività e la semplicità delle mansioni è più alta. Alcune ricerche fanno ulteriori approfondimenti per settore ed anche in questo caso, la maggior parte degli studiosi, identifica i settori manifatturiero, agricolo e della ristorazione di massa, come quelli che prima di altri saranno profondamente impattati negativamente a livello occupazionale per via della tecnologia.

Al contrario, la situazione appare ribaltata per tutti gli impieghi dove le attività sono meno routinarie e coinvolgono attività creative, relazionali o competenze come empatia, sensibilità, pensiero critico, decision making o problem solving complesso. In questo caso anche i più evoluti sistemi di intelligenza artificiale sono ancora molto lontani dal saper gestire situazioni in cui sono richieste queste capacità.

I numerosi studi invece non convergono, e anzi dimostrano evidenti incoerenze e forse mancanze, quando si tratta di stimare l’impatto a livello “quantitativo” che l’automazione può avere a livello occupazionale. Si presenta qui di seguito la percentuale dei lavori che sono a rischio di estinzione a causa della tecnologia, che nel caso dell’Italia sono stimati oscillare tra il 10% e il 55% da qui al 2030.

Stime così variabili sono probabilmente indice di una grande incertezza del reale impatto e di un’analisi con un focus eccessivo sulla perdita dei posti di lavoro. Nelle analisi infatti non sono stati considerati i lavori che le nuove tecnologie creeranno o hanno già creato: il community manager, il blogger, gli aging specialists, i drone manager, gli avvocati esperti in criptovalute e molti altri.

L’altalenare così spinto delle stime è inoltre determinato dall’adozione di metodologie di calcolo molto diverse tra gli autori e per alcuni di essi, probabilmente dall’intento di ottenere visibilità e creare scalpore su un tema emotivamente molto caldo, rispetto a garantire rigore e validità scientifica della ricerca.

Ciò che è certo, è che non possiamo e non potremo più prescindere dall’utilizzare la tecnologia per lavorare. La sfida che si trovano di fronte centri per l’impiego, career service universitari, comuni, informagiovani, scuole superiori e candidati alla ricerca di un impiego, è quella di usufruire di strumenti e tecnologia per accelerare l’inserimento professionali e svolgere le proprie attività in maniera più efficace ed efficiente.

La tecnologia continua a migliorare e non mancano di certo le risorse tecnologiche nel settore delle risorse umane. Ciò che preoccupa è la distribuzione di questi strumenti e soluzioni tra datori di lavoro e persone in cerca di un impiego. Le aziende spendono circa 332 miliardi di dollari l’anno in soluzioni per valutare e scremare candidati, lasciando la maggior parte di candidati impotenti lungo il processo di selezione.

Poter lavorare ed esprimere il proprio talento è uno degli aspetti più importanti della vita di chiunque, indipendentemente dalla professione, cultura, religione, sesso o interessi. Jobiri intende eliminare questa polarizzazione tecnologica disarmante che rischia di penalizzare sempre più persone inermi all’evoluzione tecnologica.

Jobiri infatti ribilancia e colma i gap tecnologici a favore dei candidati e delle istituzioni impegnate nell’accompagnamento al lavoro con il primo consulente di carriera digitale che utilizza l’intelligenza artificiale per introdurre un nuovo modo di approcciarsi alla ricerca del lavoro.

Jobiri infatti offre un ecosistema integrato di servizi di carriera a disposizione di chiunque 24 ore su 24 e fornisce orientamento, trova offerte lavorative, costruisce e analizza automaticamente curriculum dando suggerimenti personalizzati ed allena i candidati ai colloqui.

Jobiri lavora sinergicamente con le istituzioni come centri per l’impiego, career service universitari, comuni, informagiovani, scuole superiori per fornire un servizio digitale su misura, in modo da non lasciare indietro nessuno.

Se stai cercando lavoro o rappresenti un’istituzione che vuole accelerare l’inserimento professionale dei propri utenti o cittadini, contattaci.